domenica 13 febbraio 2011




BRINDISI 13 FEBBRAIO 2011
LE DONNE IN PIAZZA PER IL RISPETTO DELLA DIGNITA'
REPORT A CURA DELLA REDAZIONE BRINDISINA DI PUGLIANTAGONISTA.IT
Quando lo sdegno riesce ad accomunare tutti
IL VIDEO DI PUGLIANTAGONISTA





In centinaia le donne 8 e anche gli uomini) che questa domenica mattina si sono riuniti nel Piazzale della Stazione per dare il via ad un corteo per richiedere il rispetto della dignità umana delle donne e degli uomini vergognosamente imbrattata dalle squallide vicende che hanno coinvolto i palazzi del potere nelle note vicende di feste, sesso escort, eccin un turbinio di svolazzare di migliaia di euro , regali da nababbi in mercimonio che copre di fango l'immagine dell'intero popolo italiano., ma che sono un affronto a chi è costretto per un pugno di euro a rischiare la vita su cantieri e fabbriche a rischio, vivendo da precario o peggio ancora da disoccupato a vita.
Un corteo agguerrito e decine di interventi sul palco che si sono susseguiti per un paio d'ore con le donne a gridare tutta la loro rabbia, ma anche gli uomini ad esprimere il loro imbarazzo e la dissociazione da comportamenti sessisti.
Questa manifestazione alla fine è diventata fonte di piacevole sorpresa anche dalle stesse organizzatrici che non pensavano di raggiungere un simile risultato in così breve tempo a Brindisi, tenendo conto che è stata di fatto preparata nel giro di una decina di giorni, partendo dal basso e riunendosi in sedi di associazioni quali l'ANPI:insomma, un buon inizio per aprire una nuova stagione della "rabbia" anche a Brindisi. ....



PUGLIANTAGONISTA.IT:

sabato 29 gennaio 2011


28gennaio 2011 La Battaglia di Suez
28 gennaio 2017 Bari : proiettili di gomma sulla spiaggia “Pane e pomodoro


http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/futur_mil_19.htm

Il sottotenente Gavino Sassu diede gli ultimi ordini ai suoi uomini in attesa di quello che sembrava lo scontro finale tra le forze di polizia della Confederazione europea e la massa di disperati che premevano da giorni dall’interland barese.
Si trattava di decine di migliaia di uomini e donne provenienti dalle zone dai paesi limitrofi a Bari che non riuscivano più a sopravvivere con il sussidio della carta di assistenza minima europea e che ora volevano raggiungere i depositi alimentari del Programma mondiale dell’ONU ammassati nella zona della Stazione Centrale delle Ferrovie.
Nonostante gli appelli lanciati con gli altoparlanti di elicotteri e droni, manifestini e trasmissioni radio a non avvicinarsi al centro di Bari e nonostante che sapessero di avere di fronte i reparti multinazionali della Brigata Garibaldi con i bersaglieri cinesi del sottotenente Gavino e degli alpini della Julia, (in gran parte marocchini, libici egiziani e turchi , quasi tutti ex-appartenenti delle polizie segrete dei regimi che erano caduti durante la grande rivolta del 2011-2012) la pressione di queste masse di disperati era ogni giorno andata ad aumentare.
Quasi dieci anni di crisi economica, carestie , rivoluzioni del terzo mondo che avevano messo in crisi i rifornimenti energetici e che ad effetto a catena avevano disgregato l’intero sistema capitalistico pre-crisi avevano ridotto tutte le grandi città ad un ammasso di bidonville ruotanti intorno ai centri di assistenza dell’ONU. Sistematicamente la pressione e le tensioni interne a questi immensi calderoni, tendevano a salire e a produrre ondate di follia suicida alle quali le forze antisommossa dovevano rispondere utilizzando al meglio quanto gli veniva messo a disposizione all’esercito della Confederazione.
Il sergente degli alpini Wazzim dopo aver salutato il sottotenente Gavino Sassu raggiunse i suoi uomini schierati vicino alla spiaggia Pane e Pomodoro.
Le autoblindo Freccia , alcune delle quali portavano ancora i contrassegni della missione ISAF in Afghanistan , si asserragliarono tra i ruderi dei vecchi stabilimenti balneari , mentre gli egiziani e i turchi di Wazzin appostati tra la strada del lungomare e gli scogli armati di fucili ad energia cinetica costante, lanciagranate assordanti ed abbaglianti , illuminatori laser e gas repellenti si misero a difesa dei reticolati e delle barriere elettrificate che proteggevano il settore….
Poco prima di mezzogiorno calò momentaneamente il silenzio. Anche il mare sembrò fermare d’incanto le sue onde , gli stessi gabbiani che sino a poco prima stridevano, si zittirono…

Un fenomeno strano al quale Wazzin aveva assistito tante altre volte e che precedeva la “battaglia” ma che per il sergente egiziano rappresentava un viaggio a ritroso nel tempo, sino al giorno della grande rivolta di Suez.
Quel lontano 28 gennaio 2011 , Wazzin era un agente delle forze speciali antisommossa che il presidente Mubarak aveva inviato per sedare la rivolta del pane nella città portuale di Suez. Ricordava come, nonostante l’addestramento avuto da consiglieri americani ed italiani nella gestione delle rivolte di piazza, l’aver sparato centinaia di proiettili di gomma, giunti in quantità massicce da Israele, lanciato un’infinità di lacrimogeni, la folla aveva preso d’assalto i mezzi blindati della polizia e dell’esercito. A quel punto era stato consentito l’uso delle armi da fuoco provocando morti e feriti ma anche la disgregazione psicologica dei reparti intervenuti.
Molti agenti e soldati , alla vista dei morti dei feriti tra i connazionali, avevano disertato, rifiutando di sparare, o addirittura passando dalla parte dei rivoltosi ricalcando un copione che in quei giorni andò in onda prima nel Nord Africa e poi in Medio Oriente…
In seguito dopo la crisi Mondiale del 2012 giunse la direttiva di formare forze antisommossa multinazionali , di pronto impiego da utilizzare nelle varie parti del globo ove ne fosse richiesto l’uso.
Diserzioni e episodi di solidarietà tra agenti e dimostranti furono così evitati, permettendo all’intero apparato repressivo mondiale di riprender fiato. Fu appunto rispondendo a un bando della brigata Julia che Wazzin si ritrovò con il cappello degli alpini a prestare la sua opera di “pacificatore” insieme a molti suoi excolleghi nell’Europa dalle Banlieu in perenne fermento.
Della paga non ci si poteva lamentare e dell’equipaggiamento…” se Allah lo avesse potuto dare alla polizia egiziana sei anni prima , forse le cose non sarebbero andate così a Suez.!!!”_ amava qualche volta ricordare Wazzin
Ma comunque, grazie a quelle rivolte l’apparato militar –industriale occidentale si era messo a produrre il pane e il companatico da offrire ad affamati e sovversivi che volessero mettere a ferro e fuoco le megalopoli della cittadella imperiale dell’Europa:abbandonati i programmi di missili e antimissili, super Radar e caccia dell’ultima generazione, le industrie militari capitalistiche si eran messe a produrre in quantità infinite armi e proiettili, droni e gasurticanti e repellenti, laser, armi ad energia termica e e quant’altro per tenere lontano dai centri di potere e dai quartieri bene delle capitali e megalopoli europee la massa di disoccupati, affamati, senza speranza, che andava sempre più aumentando in tutti i paesi e che costituiva ormai un bubbone insanabile.

Tutto ad un tratto il silenzio si tramutò in un brusio, poi una specie di ribollire lontano ed infine, una marea urlante di fomiche nere apparve all’orizzonte percorrendo il tratto di lungomare che si connette alla superstrada BARI- Brindisi… erano almeno alcune migliaia di esseri umani, molti di essi imbracciavano bastoni, altri facevano rotolare davanti a sé vecchi pneumatici , mentre già le fiamme di piccoli incendi incominciavano a divampare..
Gli alpini di Wazzin imbracciarono i loro Beretta ad energia cinetica costante, pronti a far fuoco a volontà con dei fucili che teoricamente avrebbero solo potuto far qualche ferità lieve ai dimostranti ma che, opportunamente regolati avrebbero spezzato braccia, gambe e mandibole e sfondato globi oculari ad ogni colpo.
“-L’importante non far uso di armi da fuoco sui dimostranti, salvo se non per autodifesa!”- Questi erano gli ordini e Wazzin li avrebbe fatti rispettare…altri avrebbero poi deciso diversamente se le cose si fossero messe male!
La marea umana giunse a ridosso dei reticolati e delle barriere elettriche e si scatenò l’inferno: gli alpini sparavano senza tregua falciando uomini, donne e bambini che rotolavano a faccia in giù torcendosi dal dolore, altri rimanevano impigliati tra i reticolati dalle lame lucenti e affilati come rasoi, altri ancora rimanevano semi-folgorati dalle barriere elettriche, …eppure ancora altri in centinaia, in migliaia continuavano a venire avanti.
“-Laser!”- I laser abbaglianti , capaci di metter fuori uso la vista per diverse ore , montati sulle autoblindo entrarono in funzione e la massa umana sembrò momentaneamente fermarsi, poi la calca macinò accecati e reticolati venendo avanti
“-Cannone termico!”-
Da un Freccia appostato tra i ruderi di uno stabilimento balneare partirono i raggi che incominciarono ad arrostire gli esagitati che stavano già dilagando dai reticolati, ma già Wazzin, ordinando ai suoi uomini di indossare le maschere antigas e dopo aver chiamato in aiuto l’Aeronautica Militare di Bari Palese, si preparò alla mossa che avrebbe potuto ribaltare l’esito di quella giornata ed in parte guadagnarsi l’onore perduto a Suez nel gennaio 2011.
I droni armati di gas repellente ed urticante giunsero sulla folla e d iniziarono a colpire nel mucchio disperdendola e lasciando sul terreno esseri in prede a convulsioni e conati di vomito e ben presto nella spiaggia di “Pane e Pomodoro” ritornò alla calma . Per Wazzin la Battaglia di Suez questa volta era stata vinta.
Tratto dal racconto " L’ultimo disertore"’ in corso di stesura dello stesso autore
Antonio Camuso osservatoriobrindisi@libero.it
Osservatorio sui Balcani di Brindisi
Pubblicato alla pagina
http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/futur_mil_19.htm
Gli altri episodi pubblicati
http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/futuro_miitarizzato_13.htm
4 agosto 2015 :Bari, la battaglia dei forni
http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/Bari_battaglia_f.htm
30 dicembre 2015: bari, piombo fuso su Barivecchia
http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/futuro_militarizzato_6.htm
Bari 10 luglio 2016 Predator e soldati cinesi all’assalto…
http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/futuro_militarizzato_11.htm

E sulla open area di pugliantagonista
http://www.pugliantagonista.it/open%20area.htm
Se ne consente la riproduzione senza scopi di lucro con l’obbligo del riportare in maniera completa la fonte.
Brindisi 28 gennaio 2011

Da Israele aerei fantasma carichi di proiettili di gomma per salvare i regimi arabi.

http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/NLW_1_animali.htm



E ’solo di qualche ora fa il racconto in diretta della troupe del TG3 fatta segno di “proiettili di gomma” sparati dalle forze speciali egiziane in quantità industriali sulle folle in sommossa nelle strade egiziane confermando l’allargamento di questa misura di contenimento urbano alle polizie dei regimi arabi filoccidentali,
Ma se nel caso della Tunisia, la velocità della protesta, l’incapacità e l’inadeguatezza dei reparti antisommossa ha visto cedere da parte di essi molto velocemente il campo ai dimostranti, nel caso dell’Egitto ad evitare la carneficina per mano degli sgherri di Mubarak sta venendo in aiuto l’amico-nemico di sempre, la vicina Israele con il suo potenziale di armamenti antisommossa testato da più intifade sulle spalle dei palestinesi. In queste ore dagli aeroporti militari israeliani si alzano in volo strani aerei dalle sigle misteriose carichi del” pane e companatico” che sarà distribuito a ritmo incessante sulle ossa dei dimostranti egiziani. Sono pallottole rivestite di plastica dei calibri più svariati, lanciagranate e lacrimogeni dotati di aggressivi chimici più potenti di quelli normalmente in dotazione delle forze antitumulto arabe. La quantità richieste sono così tante che gli stessi israeliani in parte produttori di tali aiuti umanitari si stanno rivolgendo per gli ordinativi alle fabbriche sorelle ubicate in Sud-Africa e negli Stati Uniti
Il popolo ha fame? Che mastichino un po’ di gomma!
Questo è quanto si trovano a sentenziare le Marie Antoniette arabe che non vogliono lasciare lo scettro del comando, sicure dell’aiuto USA, NATO e israeliano
Nel frattempo negli USA negli ambienti del Pentagono che sin dalla presidenza Clinton avevano sostenuto anche in sede NATO, il piano Urban operation 2020 che prevedeva la distribuzione e l’addestramento di tutti gli eserciti nell’uso di armi “poco meno che letali” per mantenere freno le sommosse che tra il 2012 e il 2015 avrebbero potuto scoppiare in più parti del mondo, ora stanno urlando in faccia ai loro colleghi- concorrenti generali e industriali la follia di aver sperperato risorse oggi maledettamente necessarie , nelle guerre inutili e dispendiose dell’Iraq e dell’Afghanistan.
Ed ora?
“-Per adesso parliamo di esser garanti della democrazia rivolgiamo a tutti l’appello alla calma , ma nel frattempo acceleriamo gli studi e i test sui nuovi armamenti antisommossa. Questa disfatta potrebbe tramutarsi in un grande affare per il nostro prossimo futuro.”- questa sarà la nuova linea dell’amministrazione americana e del complesso militar-industriale che la sostiene.
Ringraziando il cielo lo spirito intraprendente americano non è morto…
Peccato che esso correrà più velocemente scivolando sul sangue degli affamati in rivolta.
Da parte nostra , come Osservatorio sui Balcani di Brindisi, quanto sta avvenendo oggi , lo avevamo incominciato a raccontarlo esattamente tre anni fa nel nostro libro on-line “L’ultimo disertore” anticipando date, uso di armamenti non letali, il carattere delle sommosse , le diserzioni di agenti e forze armate, ma anche la risposta del potere con l’affinarsi della tecnologia.
Vi invitiamo a rileggerli i nostri racconti e forse a credere che il futuro è arrivato, il Mediterraneo è la nostra porta sul giardino di casa e noi ci giriamo le dita correndo appresso sulle discussioni sul sesso degli angeli, pardon di Ruby e di qualcun altro…
Antonio Camuso
Osservatorio sui Balcani di Brindisi
Brindisi 29 gennaio 2011-01-29


Vedi http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/futur_mil_19.htm

Gli altri episodi pubblicati
http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/futuro_miitarizzato_13.htm
4 agosto 2015 :Bari, la battaglia dei forni
http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/Bari_battaglia_f.htm
30 dicembre 2015: bari, piombo fuso su Barivecchia
http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/futuro_militarizzato_6.htm
Bari 10 luglio 2016 Predator e soldati cinesi all’assalto…
http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/futuro_militarizzato_11.htm
Antonio Camuso
Osservatorio sui Balcani di Brindisi
Brindisi 29 gennaio 2011-01-29

sabato 22 gennaio 2011


Nicola Occhiofino : il pacifista coerente e le lotte contro la Mega Base ONU NATO a Brindisi



Vogliamo ricordare nelle pagine dell'Archivio Storico Bendetto Petrone Nicola Occhiofino , per il suo impegno nelle tante battaglie antimilitariste

Pubblichiamo oggi in suo onore le foto di una delle tante iniziative dell'autunno 1994 a Brindisi contro la Base ONU-NATO



il ricordo di chi lo ha conosciuto.

insieme agli amici di Mosaico di Pace lo ricordiamo con questo testo:


Occhiofino e don Tonino Bello: gli amici di mosaico di pace ricordano Nicola Occhiofino con le parole che lui stesso nel 2009 dedicò al suo amico Don Tonino Bello:
“-Il volto pulito, il dolce sorriso sulle labbra, la luce di contagiosabontà negli occhi, la gioia nel comunicare: è l’immagine che conservodi don Tonino.Sentiva profondamente l’obbligo, per il cristiano, di non negarsi mai,armonica sintesi delle tre virtù teologali, fede, speranza e carità.Erano sempre presenti in lui i versi del salmo 84: “Misericordia everità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno. La veritàgermoglierà dalla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo”.Riguardo al tema affidatomi dagli organizzatori, che ringraziofraternamente per il convegno e per aver invitato la mia modestapersona, mi soffermerò, nel mio intervento, sulle grandi sfide cheinterpellano nell’oggi soprattutto la politica.In una crisi economica, a livello mondiale, dai risvolti catastrofici,tragici, nella difficile ma determinante materia, gli insegnamenti didon Tonino, a ben riflettere, si rivelano, come non mai, attuali edoviziosi…”-.
la redazione di pugliantagonista.it
22 gennaio 2011

venerdì 7 gennaio 2011



ALPINO MATTEO MIOTTO MORTO IN AFGHANISTAN

La Russa travestito da Befana porta il carbone in Afghanistan ai generali che gli hanno mentito.
…la svolta afgana tra cecchini e Terminator volanti.

http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/afghan20_matteo_miotto.htm

Finalmente dopo giorni di retorica patriottica, condita di lacrime e onori militari, il castello di bugie lungo quanto il naso di Pinocchio è caduto con l’autopsia del caporalmaggiore Miotto e la verità detta a denti stretti dai vertici militari.
La stasi delle operazioni militari a causa del “ Generale Inverno” che in Afghanistan dura sei mesi avrebbe dovuto determinare quella diminuzione routinaria degli attacchi dei ribelli talebani accora non accenna a vedersi e quotidianamente alpini italiani e marines sono sotto attacco nelle città e nei caposaldi sperduti.
Un vero peccato perchè quella diminuzione tradotta in bei diagrammi colorati da distribuire in estate alla stampa, sarebbe stata contrabbandata come prova della riuscita dell’operazione trasferimento del territorio all’esercito di Karzai , presupposto di quel “tutti a casa “che USA, NATO e Italia in testa non vedono l’ora di attuare al più presto.
Così il pantano afgano è nella fase del raggiungimento del guinnes dei primati: la prima guerra della NATO durata più di dieci anni. La guerra nATO con la logistica più lunga, superando quella del Golfo e la prima guerra non vinta dalla NATO

L’Afghanistan alla svolta tra cecchini e terminator volanti.
Ma tra i guinnes dobbiamo elencare quello che questa è stata la guerra dei paradossi: dove i droni impiegati inizialmente in maniera sperimentale sono man mano divenuti veri e propri Terminator, superando qualsiasi confine di decenza nell’uso, uccidendo talebani, capi clan ma sterminando anche famiglie intere senza che una lacrima uscisse dalle occidentali opinioni pubbliche benpensanti.
Una guerra in cui per giustificare stragi inutili si è passati dal cosiddetto “errore umano” all’utilizzo del termine “ errore di elaborazione ed interpretazione di dati”, quando a morire sotto i missili dei terminator volanti sono finiti civili innocenti afgani o abitanti delle zone tribali pachistane. In tal modo improbabili procesi per crimini contro l’umanità non saranno processati e al massimo si correrà il rischio di rottamare qualche computer o qualche inaffidabile sistema informatico dell’antiterrorismo islamico.

http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/382572/

Capitava così che giorno in cui la salma del caporalmaggiore degli alpini Miotto rientrava in Italia, dal Pentagono giungeva la notizia del prossimo invio in Afghanistan del super drone dai mille occhi che dovrebbe rappresentare la soluzione decisiva per il controllo del territorio afgano ( e non solo) : il Gorgon Stare ( lo sguardo di Gorgone_Medusa).
Si tratta di un robot volante dotato di una decina di telecamere capace di inviare oltre cinquanta filmati diversi ad analisti e soldati pronti a far intervenire altri droni armati di missili contro ribelli operanti anche in uno scenario complesso come quello di una città.
E’ una notizia confortante quella che questa nuova generazione dei controllori e , Giudici e Terminator volanti stia per essere immessa nell’armata aerea dell’esercito imperiale. Una dotazione che arriva nel periodo giusto, quando la FAO lancia l’allarme rialzo dei prezzi dei prodotti alimentari e di un pericolo scarsità di cibo per grandi parti del Pianeta che potrebbe generare rivolte di massa e gravi contraccolpi politici.
Sapere che lo sguardo di Gorgoni-Medusa sia entrato in sperimentazione sul territori afgano , ma con prerogative di uso sul controllo delle città ci fa tirare un sospiro di sollievo. Molto presto questi “ giudici Gregg” volanti ( vedasi il famoso film con Silvester Stallone) potranno dirigere i piccoli drone poliziotti armati di mezzi di annichilimento della folla e dei capi sovversivi come da anni assicurano le aziende nord-americane del complesso militar-industrialeinteressate a rendere sicuro il futuro del capitalismo globalizzatore del terzo Millennio.

Non sappiamo quando questi scenari diverranno realtà nelle megalopoli del prossimo futuro, dobbiamo accontentarci del fatto che per adesso, come nel caso del combattimento dove è morto l’alpino Miotto per “bonificare” il terreno intorno alla base italiana sotto attacco, siano intervenuti i cacciabombardieri americani che hanno schiacciato come scarafaggi , a detta delle notizie di stampa odierne , almeno quattro puzzolenti straccioni talebani che, nonostante l’impari differenza di mezzi osavano attaccare un caposaldo armato di mitragliatrici, mortai ed ogni ben di Dio.
Lo sguardo della Medusa nella mitologia greca era l’arma invincibile con cui gli dei annichilivano rendendo di pietra gli umani che cercassero di scalare l’Olimpo. Ma nonostante ciò un semidio, Perseo, che voleva esser trattato come un uomo, armato solo della caparbietà e dal coraggio riuscì con uno stragemma, mimetizzandosi come un cecchino, a giungere a portata di tiro del suo pugnale il mostro e, difendendosi gli occhi con uno scudo, decapitò la Gorgone .

Gli antichi greci amavano riempire la loro mitologia di storie paradossali, prendendo in giro gli dei e la loro infinita potenza. Oggi invece una SUPER-RAZZA di ricchi umani spera di sconfiggere l’ansia e la paura della resa dei conti finali con qualche miliardo di affamati e derelitti di troppo , dotandosi di armi che ricordino l’invincibilità degli antichi Dei, quelli che terrorizzarono l’alba dell’Umanità

E’ paradossale scoprire come la guerra afgana continui ad avere una complessità di aspetti che ne stanno facendo di essa un luogo di sorprese continue per gli analisti di cose militari.

La guerra dove i droni sono divenuti veri e propri terminator, ma anche la guerra dove si può morire a causa di armi o congegni vecchi di oltre un secolo, quando erano ancora in circolazioni armi ad avencarica
Sì perché oggi , con le dichiarazioni ufficiali di La Russa e generali al seguito, ad uccidere l’alpino Miotto è stato un proiettile sparato da con una cartuccia progettata e costruita nel 1891 per l’esercito zarista: la 7,62 X54R
Una cartuccia esplosa da una fucile “di precisione” del vecchio arsenale russo , un Dragunov, progettato nel 1963 al tempo della crisi di Cuba.
Una cartuccia e un fucile per cecchini, di un'altra epoca, che ci riporta indietro nel tempo agli orrori della guerra nella exYugoslavia e a Sarajevo che alla fine degli anni 90 divenne la capitale dei cecchini.
Da un lato i serbi che dalle alture dominavano la città, dall’altra i musulmani e croati che misero in piedi delle unità , anche femminili, di controcecchinaggio, ingaggiando battaglie che potremmo paragonare a quelle del film cult del 2001 “Il nemico è alle porte” , ambientato nella Stalingrado assediata dai tedeschi.
E serbi, croati e musulmani fecero largo uso proprio della versione modificata del Dragunov russo , sfornata in migliaia di esemplari per l’esercito di Tito, dalla Zastava, nelle versioni M 76 (Una derivazione del caro, vecchio AK47) e poi lo M91 anch’esso calibrato con l’ottima cartuccia 7,62X54R capace di fare danni mortali a notevole distanza e contemporaneamente capace di mantenersi efficace sino a 600 metri se alla bocca del fucile si applica un silenziatore di tipo tattico.

Armi che però, al confronto di ciò di cui sono dotati gli eserciti NATO e USA schierati in Afghanistan, si possono paragonarealla fionda di Davide contrapposta alla spada e all’armatura e la titanica possanza di Golia.
Basterebbe dare uno sguardo nelle riviste specializzate delle nostre forze armate e scopriremmo come i nostri alpini abbiano un reparto di elite , il 4° reggimento Alpini “Monte Cervino”, specializzato in operazioni di cecchinaggio ed eliminazione di avversari a colpi di fucile di precisione dotato silenziatore.
Scorrendo l’ archivio fotografico delle operazioni condotte nei vari teatri di guerra degli ultimi vent’anni, dal 4 reggimento alpini scopriremmo, nell’armamentario da loro usato comunemente , il fucile Hekher e Koch MP5 SD dotato di silenziatore, e come essi siano dotati di un fucile “antimateriale” come il Barret m 82 e m95 dal calibro 12,7mm capace di fare scoppiare la testa di un talebano come se fosse un melone maturo ad una distanza di qualche migliaio di metri.
Armi modernissime con il doppio di portata e calibro di cui era dotato ‘l’excecchino talebano” autore del “fortunato/sfortunato” tiro contro il militare italiano, ma passato a miglior vita dopo l’operazione di bonifica da parte dell’aereo USA armato di insetticida antiscarafaggi ( napalm e bombe a grappolo). Eppure quel folle insieme ai suoi “compagni di merenda “ è andato ostinatamente all’assalto di quel fortino, capovolgendo il ricordo dei racconti dei nostri nonni che ci parlavano degli assurdi assalti alla baionetta contro le trincee irte di reticolati e mitragliatri degli austriaci nelle cento battaglie dell’Isonzo, esattamente cento anni fa.

Non sappiamo se questa gesta un giorno faranno parte della mitologia di quella razza di umani che dovranno vivere come topi nascosti tra le macerie delle loro megalopoli, mentre nel cielo solcano droni armati di missili e occhi di Medusa , sappiamo solo che ci avviciniamo consumando risorse , distruggendo l’ambiente, producendo cose inutili, affamando e opprimendo miliardi di esseri umani , sempre più ad incubi che da trame di film di fantascienza divengono giorno dopo giorno sempre più reali.

Ma i paradossi non terminano qui : se vorreste scaricarvi un bel manuale in russo sulla tattica, le armi, e l’addestramento per divenire un buon cecchino dotato di Bragunov, basta iscrivervi ad un forum di amanti di simulazione di guerra, la cosiddetta SOFTAIR-MANIA, quelli che vanno in giro per boschi , in mimetica, caschi e sensori, armati di fucili elettrici che sparano pallini in plastica con armi perfettamente identiche a quelle vere. Ebbe il sito che vi consigliamo dove vi insegnato a sparare col Dragunov e divenire un buon cecchino ha un nome emblematico. 6 °cacciatori alpini e frequentato…paradossalmente da giovani di Tiene, il paese da dove proveniva l’alpino Matteo Miotto. Vedasi
http://softairteam6cacciatorialpini.forumup.it/about671-softairteam6cacciatorialpini.html (thiene)

Antonio Camuso
Osservatorio sui Balcani di Brindisi
Brindisi 6 gennaio 2011

domenica 19 dicembre 2010


Il compagno animalista anarchico Paolo Friz ci ha lasciati.
http://www.pugliantagonista.it/archivio/paolo_friz.htm

Nella prima mattinata è arrivata la notizia della morte di Paolo Friz , 53 anni, lasciando tutti noi addolorati.
Paolo era ricoverato in una struttura sanitaria di Ceglie Messapica da quasi un anno, dopo il terribile incidente automobilistico che nell’agosto del 2009 lo aveva visto coinvolto.
Nonostante le condizioni gravissime, che sin dal primo momento avevano fatto pensare al peggio, il suo fisico da ex-atleta della pallacanestro e la sua indomabile voglia di vivere, ci avevano dato più di una speranza di rivederlo di nuovo tra noi e ritornare alla sua passione di vita: l’accudire, il curare gli animali.
La sua scelta di divenire veterinario , sin da giovane si era accompagnata a quella dell’identificarsi nei valori più puri e coerenti dell’Anarchia: giunto a Brindisi, giovanissimo, promessa del basket, divenne collaboratore , sostenitore e redattore di una originale rivista antimilitarista , gravitante nell’area anarchica , SENZAPATRIA, (http://www.pugliantagonista.it/archivio/senzapatria_anarres.htm ) che per circa vent’anni fu un punto di riferimento del dibattito e delle lotte per l’obiezione totale agli eserciti, contro tutte le guerre, per un mondo senza oppressi ed oppressori.
Una rivista la cui redazione itinerante giunse nel 1991 a Lecce e vide un gruppo di obbiettori antimilitaristi, anarchici, animalisti immettere le tematiche del territorio pugliese e quelle della militarizzazione delle coscienze e dei territori, nel contesto generale ed internazionale delle lotte pacifiste mondiali riprese in occasione della Guerra del Golfo.
Anche dopo lo scioglimento della rivista , con parte della redazione leccese che andò a fondare la comunità libertaria di Urupia in provincia di Brindisi, l’impegno di Paolo Fitz proseguì in altro modo, partecipando alle sottoscrizioni in favore dei prigionieri politici, alla pubblicista anarchica e animalista , e partecipando nelle sue possibilità e nei limiti di tempo lasciatigli dal suo lavoro di veterinario e da quelli familiari, alle lotte sociali ed ambientali sul territorio brindisino ,nonostante una malattia che lo avesse colpito al sistema motorio-nervoso negli ultimi anni.
Lo avevamo visto partecipare così alle biciclettate dei primi critical mass del gruppo del No al Carbone, come anche alle tante manifestazioni contro il Rigassificatore a Brindisi.
Ma Paolo, la sua voglia di essere al servizio di chi soffre, l’ha espressa sino all’ultimo nell’amore per gli animali e quell’incidente maledetto che gli accorciato la vita, lo ha avuto durante uno dei suoi tragitti lavorativi che lo portavano a girare per la provincia, dividendosi tra gli ambulatori dove prestava servizio, ma anche raggiungendo masserie isolate dove si richiedeva la sua opera.
Sapere di aver a disposizione Paolo era una sicurezza per tutti coloro che amavano gli animali a Brindisi: imbattersi in un gatto, un cane o altro animale ferito o abbandonato per strada in cattive condizioni, per tutti noi era naturale prenderlo in braccio e correre da Paolo. Molto spesso la sua prestazione era gratuita e il vedere tornare il sorriso al soccorritore e il muto ringraziamento negli occhi dell’animale ferito era per lui più che sufficiente.
Il nostro augurio oggi è che Paolo ci abbia lasciati perché chiamato a prestare la sua opera da qualche parte in Cielo , nel Paradiso degli esseri liberi , affinchè si prenda cura dei tanti amici a quattro zampe che spesso ci danno lezioni di vero amore e solidarietà a noi, presuntuosi umani che vorremmo la Terra e gli Dei a nostra immagine e somiglianza.
Ti immaginiamo così, Paolo, in camice bianco,nel tuo studio con le pareti tappezzate di manifesti contro la caccia , contro la vivisezione, per il sabotaggio a tutte le strutture carcerarie di uomini ed animali, con il tuo sorriso pronto ad accogliere chi ha bisogno di te.

Ciao Paolo un saluto da tutti noi, a pugno chiuso

Per la redazione di Pugliantagonista.it
Brindisi19 dicembre 2010

giovedì 9 dicembre 2010













Quell’8 dicembre del 1977 quando Brindisi corse il rischiò di essere distrutta dal rogo del Petrolchimico….rileggendo le pagine del Quotidiano di 31 anni fa

http://www.pugliantagonista.it/archivio/p2t_scoppio_77.htm
Articolo apparso in forma ridotta sul Quotidiano di Brindisi 9 dic 2010

Non è per semplice ritualità ricordare fatti terribili come quello che avvenne l’8 dicembre del 1977, quando a Brindisi , a perite in un disastroso incendio , a seguito dello scoppio del reparto di cracking dell’etilene , furono tre operai , mentre 52 furono gravemente feriti e oltre un centinaio furono gli intossicati tra lavoratori e soccorritori.
Quella pagina di storia industriale brindisina va tenuta ben viva, come vivi debbono rimanere il ricordo dei nomi dei tre operai caduti sul posto di lavoro,forse in un ultimo disperato tentativo di far intervenire i sistemi di sicurezza.
Si chiamavano Carlo Greco, di Lecce, 47 anni operaio, Giuseppe Marulli 34, di Brindisi, quadrista e il giovane perito chimico Giovanni Palazzotto, 23 anni di Lecce, assunto da poco .
I loro nomi son legati ad un fatto che colpì profondamente l’immaginario collettivo di questa città ma molti altri, tanti, troppi rimangono anonimi: operai e impiegati morti in incidenti sul lavoro o avvelenati lentamente da quell’enorme macchina di produzione di morte, ma anche di prodotti del consumismo avanzato che il Petrolchimico di Brindisi.
Ma forse occorrerebbe ricordare anche le enormi conseguenze in impatto ambientale , in avvelenamento delle acque di falda e quelle marine che si perpetrò negli anni d’oro della chimica , dell’avvelenamento dell’aria che coinvolse l’intera popolazione brindisina e dei territori circostanti a causa di quelle torce fumose eternamente accese, che bruciavano 24 ore su 24 senza fermarsi , scarti di produzione o addirittura tutto ciò che, prodotto di giorno e impossibilitato a stoccarsi o vendersi, veniva bruciato la notte.
Tutto ciò avveniva sotto gli occhi e il naso di tutti e quindi tutti erano complici e consapevoli che questo era lo scotto da pagare affinché Brindisi, terra felix del vino e dell’olio, potesse tramutarsi nella capitale della chimica mondiale?
Rileggendo a 31 anni di distanza il paginone che il Quotidiano di Brindisi dedicò a due anni di distanza dai fatti a quella vicenda ci sarebbe da dire :”- Sì, ad eccezione dei soliti estremisti contestatori ( essendo in quei tempi l’ambientalismo ancora in fasce).”-
Nell’ineguagliabile resoconto che Vittorio Bruno Stamerra fece quel sabato 8 dicembre sulle pagine del Quotidiano si colgono fatti che oggi sarebbero prove evidenti di quando pericoloso avesse potenzialmente quell’impianto costruito a due passi dalla città.
Per venire a capo dell’incendio dovettero intervenire i vigili del fuoco di Brindisi ,Lecce, Taranto, Bari, i marinai del battaglione San Marco, le autopompe della Marina Militare e quelle dell’Aeronautica, ma che nonostante ciò si rischiò che l’intera città fosse devastata.
Si rischiò infatti lo scoppio a catena dell’intero complesso del petrolchimico, quando un momentaneo blackout tecnico bloccò la centrale elettrica che alimentava i sistemi di raffreddamento degli impianti e gas , fumo, e materiali che bruciavano con fiamme alte centinaia di metri non ricaddero sulla città solo grazie alla , allora eterna , “tramontana brindisina” , quella che oggi a causa dei cambiamenti climatici è stata sostituita dallo scirocco, che in analoghe circostanze non ci grazierebbe.
Ma altri fatti curiosi ma significativi si colgono dal resoconto di Vittorio Bruno. Quella notte, accanto a lui vi era il cooordinatore dei servizi di sicurezza della fabbrica, “casualmente” un sindacalista, come sindacalisti furono coloro che corsero in città a far aprire le saracinesche dei grossisti per acquistare ingenti partite di latte da distribuire ai soccorritori, pompieri, militari, lavoratori accorsi dalle loro case per salvare il proprio posto di lavoro.
Latte per difendersi ,( oggi sappiamo inutilmente ), dagli aggressivi chimici inalati durante le fasi di spegnimento, poiché maschere antigas erano insufficienti, inesistenti o inadeguate, insomma una debacle della sicurezza causata da troppi silenzi preventivi o troppe situazioni di comodo che avevano fatto tutti sperare che in quel Petrolchimico non succedesse mai nulla di eccezionale.
Addirittura,in un quadro torbido come raccontava Vittorio, i dirigenti della squadra politica brindisina giunsero ad ipotizzare la possibilità che lo scoppio fosse stato causato da un attentato da parte di qualche gruppo di terroristi in odor di Brigate Rosse, ma fortunatamente nessuno ci credette e sotto sotto, a denti stretti, operai e sindacalisti gli confessarono che si risparmiava sulle manutenzioni . Cosa che denunciò pubblicamente pochi giorni dopo il giornale Lotta Continua ( che a Brindisi aveva come leader Michele Boato), , senza esser mai stata smentita, pubblicando un dossier di Foro Buonaparte con le nuove disposizioni sulla riduzione dei costi della manutenzione.
Quell’8 dicembre decretò il declino di un ciclo storico della chimica brindisina ed italiana, ma fu usato anche come arma di ricatto per un’altra fase complessa della storia della nostra città: quella delle centrali a Carbone.

Nella cronaca di quel Quotidiano del 1979 troviamo ciò che racconta Vittorio Bruno:
”… Nel pomeriggio dell’8 dicembre 1977 il presidente della Montedison Giuseppe Medici annunciò:-Nessun operaio perderà il posto e ricostruiremo l’impianto!-“…
Un'altra offerta affinché la Montedison non fosse messa sotto accusa, che quei silenzi complici perdurassero e che nessuno mettesse in dubbio la validità delle scelte governative ed industriali dell’epoca.
Sappiamo che furono promesse da marinaio:il reparto non fu ricostruito e a Brindisi la parola cassa integrazione e licenziamenti divennero la costante delle vicende sindacali e politiche.

Con questo ricatto si giunse all’arrivo dei padroni del Carbone e dell’Energia e nonostante mobilitazioni ambientaliste e referendum popolari sorse a Sud di Brindisi la megacentrale di Cerano, con le note vicende delle convenzioni mancate o disattese.
Oggi 8 dicembre 2010 possiamo attenderci finalmente che una nuova convenzione possa ristabilire un equo scambio tra esigenze occupazionali e qualità della vita della popolazione brindisina e limitrofa? Possiamo sperare che le inchieste della magistratura riescano a far piegare le esigenze del profitto e della ricerca dell’abbassamento dei costi ai danni che certe lavorazioni industriali producono su di noi e le nostre generazioni future? O al contrario prevarranno le motivazioni con le quali si continua a ipotizzare,a poca distanza dai luoghi di quel disastro, uno dei più grandi rigassificatori d’Europa, mentre ancor oggi quelle torce fumanti regalano spettacoli luminosi, ma non solo, alla città nonostante inchieste giudiziare, sequestri e richieste di adeguamento agli standard ambientali?

ANTONIO CAMUSO
Archivio Storico Benedetto Petrone
Brindisi 8 dicembre 2010




lunedì 29 novembre 2010







Quando i carabinieri si sfamarono alla mensa proletaria degli autonomi e poi li ringraziarono con il foglio di via ( editoriale di Pugliantagonista.it e Archivio Storico Benedetto Petrone)

Il Centro Sociale di Brindisi e l'aiuto ai terremotati irpini ( intervista a Mario Merico)




A 30 anni dal sisma del 1980: analisi e provocazioni corsare( il commento di Lucio Garofalo di Lioni -Avellino)
Irpinia Terremoto e memoria on line tra donne e amici ( di Doriana Goracci)



La redazione di Pugliantagonista.it e l’Archivio storico Benedetto Petrone , in occasione del trentennale dal terremoto dell’Irpinia , contribuiscono con articoli, ricerche, documenti dell’epoca e interviste al dibattito che nonostante gli anni trascorsi continua a riaccendersi su quella vicenda e le ripercussioni,politiche sociali e di costume essa ha avuto nel destino del popolo meridionale e nel rapporto con la vita nazionale.
Vogliamo parlare non solo di solidarietà umana ma impegno politico rivoluzionario, antagonista, rompipalle che molti compagni portarono in quei giorni nel “cratere del terremoto” fu una solidarietà attiva, che ben presto divenne scomoda per coloro, avvoltoi politici, mafiosi camorristici ed economici volevano gettarsi anima e corpo nel Grande Affare della Ricostruzione. Fu così che dopo un mese di impegno anima e corpo dei compagni, in particolar modo dell’Autonomia operaia coordinati da Radio Onda Rossa e i comitati autonomi di via dei Volsci di Roma, alla vigilia del Natale dell’80 nelle tende dei compagni irruppero i carabinieri che rifilarono il foglio di via ai volontari e fecero piazza pulita di coloro che stavano organizzando le popolazioni a denunciare affaristi, speculatori e politici corrotti.
Ora,ripulita l’area del terremoto da “oziosi vagabondi” che mettevano il naso dovunque, si potè passare alla grande abbuffata, quella poi fu chiamata Scandalo Ricostruzione.
Documenteremo attraverso i materiali dell’epoca come a portare il foglio di via ai compagni di Conza ci furono anche quei carabinieri che, esattamente 30 anni fa il 28 novembre 1980, grazie alla mensa montata nottetempo dagli autonomi romani, riuscirono a mangiare finalmente un pasto caldo, essendo Sant’Andrea di Conza stata lasciata abbandonata a se stessa dagli aiuti ufficiali. Documenteremo come,da quel paesino distrutto, che divenne il centro di smistamento di Solidarietà proletaria di radio Onda Rossa di Roma, grazie alla presenza dei militanti gli aiuti dei compagni giunsero a Ruvo del Monte, Calitri, Lioni, Montella , Serino, seguendo casualmente una linea rossa che aveva visto negli anni 60-70 far nascere in quei luoghi sedi e strutture di Potere Operaio Irpino e poi dell’Autonomia Operaia e di Lotta Continua, ma che sin dai primi anni del secolo aveva visto mobilitarsi boscaioli, braccianti, ferrovieri, operai agricoli e forestali in lotte sindacali e politiche facendo nascere cellule del partito Comunista Italiano prevalentemente legate all’area di Bordiga.
E’ quindi la vicenda degli aiuti ai terremotati irpini da parte degli “antagonisti”, una Storia nelle mille storie di lotta, ribellione e rivolta, caratteristiche del Sud e non possiamo non essere d’accordo con il titolo di una pubblicazione a cura di radio onda Rossa di quel periodo che la descrisse titolando:
storia di una Lotta che è nata dalla più grande strage di Stato : il terremoto!…
Scopriremo, scorrendo le pagine di quel documento di controinformazione, come a Sant’Andrea di Conza i giovani del luogo, insieme ai compagni costruirono un Centro Sociale, misero su un’esperienza culturale, seppero portare la voglia di non rassegnarsi , canalizzando la rabbia , allontanando la depressione attraverso la voglia di lottare.
Questo determinò un terrore tale tra i politici del luogo, che sino allora erano riusciti a imporre la pax mafiosa, che richiesero l’aiuto dello Stato: magistrati e carabinieri, gli stessi che chiusero entrambi gli occhi sui responsabili di tanti crolli e sulle ruberie della Ricostruzione , furono al contrario solerti ad allontanare i pericolosi sobillatori, quelli che stavano aprendo occhi e menti dei paesani del luogo… il seguito lo conosciamo tutti:
Oggi a trent’anni si parla ancora di ricostruzione mancata o meglio, si son fatte le seconde, terze, quarte e quinte case per i fantasmi, cementando l’impossibile, abbattendo anche quello che si poteva salvare, modificando e cancellando la memoria storica di borghi, paesi e casali, ma dimenticandosi di costruire e mettere in sicurezza gli edifici scolastici. Scopriamo così che oggi a trent’anni dal sisma, due generazioni di bambini son passati e ancora vivono tra i banchi il rischio di vedersi crollare i tetti delle loro scuole sulla testa per una scossa tellurica.
In questo speciale ospiteremo interventi dall’Irpinia e di coloro che vissero direttamente quelle vicende , ma ricorderemo anche Alfio di Bella , il fotografo ufficiale dell’Autonomia Romana che in quel contesto fu eletto in assemblea sindaco onorario di sant’Andrea di Conza e che ci ha lasciato qualche anno fa. Di lui le sue foto parlano delle lotte di un’intera generazione che non volle piegarsi e no ebbe paura di gridare in faccia al mondo che esisteva un’altra alternativa a ciò che oggi fa vivere il mondo nel baratro di una crisi infinita.

La redazione di Pugliantagonista.it e dell’Archivio Storico Benedetto Petrone
Brindisi 28 novembre 2010

sabato 27 novembre 2010



BARI 28 NOVEMBRE 2010


28 NOVEMBRE 1977


RICORDANDO BENDETTO PETRONE UCCISO DAI FASCISTI MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA, ANTIRAZZISTA E ANTISESSISTA











http://www.pugliantagonista.it/archivio/benedetto_petrone.htm

TESTIMONIANZE
riportiamo la testimonianza di Nicola Latorre sull'assassinio di Benedetto
-trattasi di stralcio dell'apporto di Nicola Latorre
nella stesura collettiva del libro GLI AUTONOMI
Ci avviamo all'autunno attraversando mesi segnati dalla quotidiana violenza fascista . A Carrassi e Poggiofranco la situazione era ormai critica, con la persistente presenza organizzata della “Passaquindici”, la cui leadership già iniziava a tessere relazioni con
il gruppo terrorista di Terza Posizione. La stessa “Gazzetta” era stata fatta oggetto
di una incursione squadrista, rea di aver pubblicato alcuni articoli di denuncia sull'irrespirabile clima di intimidazione che gli abitanti dei quartieri erano costretti
a vivere.
Da qualche settimana, il giro di noi compagni piú giovani aveva dato vita alle “ronde”
per il centro commerciale:entravamo in gruppo nei negozi di abbigliamento ed i
calzaturifici dove lavoravano 10-12 ore al giorno ragazzi e ragazze,la maggior parte minorenni,imponendo una sorta di “riduzione d'orario” attraverso la chiusura
anticipata del negozio. La sera del 28 novembre,tra risa e scherzi, tornammo
da una di quelle “ronde” al giardino dell'Ateneo. Di lì a poco l'arrivo di un compagno trafelato ruppe la nostra allegria:Benedetto Petrone e Francesco Intranó ,entrambi militanti della FGCI della città vecchia,erano stati accoltellati gravemente dai fascisti. Di Benedetto ero amico. Quasi coetanei,da quando aveva lasciato il ragioneria
per lavorare nel mercato rionale vicino casa ,ci frequentavamo spesso.
Anche se della FGCI era un proletario cosciente ed un antifascista militante,
con le nostre stesse passioni ed inquietudini, fortemente critico verso
quel suo partito che vedeva rinunciare alle lotte per stringere accordi con
la borghesia e la Dc.
I fascisti ,quasi un centinaio usciti dalla centralissima federazione provinciale di via Piccinni, aveva teso un vero agguato a un gruppo di una quindicina di compagni di barivecchia i quali,avvisati della presenza di noti fascisti nei pressi del quartiere,
si erano recati a dare un occhiata a quel che succedeva. I fascisti li aggrediscono a pochissimi metri dalla Prefettura,dove misteriosamente era scomparso il presidio
della polizia che permanentemente ne vigilava l'entrata. Benedetto,claudicante
sin da piccolo ad una gamba,viene raggiunto e più mani lo accoltellano a morte,
cade e per lunghi minuti viene ancora colpito con spranghe e chiavi inglesi.
Francesco, attardandosi in suo aiuto,viene anch’egli gravemente ferito dalle lame...

mercoledì 17 novembre 2010








BRINDISI 17 NOVEMBRE 2010 GIORNATA MONDIALE DIRITTO ALLO STUDIO MA ANCHE ANTIFASCISMO ORA E SEMPRE ...GIUSTIZIA PER LE STRAGI FASCISTE




COMUNICATO STAMPA ANPI E REPORT DI PUGLIANTAGONISTA


LE FOTO E I VIDEO






17 novembre 2010 ANPI BRINDISI insieme ai giovani studenti dell’UDS/ rete conoscenza/UDU: per il diritto allo studio, ma anche per dire no al fascismo e chiedere giustizia per le vittime della strage di Brescia.
Innanzitutto un grazie ai soci ANPI di Brindisi per la presenza oggi , 17 novembre2010 nell’iniziativa degli studenti per il diritto allo studio, nonostante che si svolgesse in un orario e in un giorno lavorativo.
Significativa è stata la nostra presenza oggi , accanto agli studenti brindisini per l’iniziativa odierna. Un nutrito gruppo di noi “anziani” ha presenziato con molta discrezione il luogo dove si svolgeva la piazza, abbiamo contribuito logisticamente affinché non vi fossero problemi tecnici che fossero di impedimento, ma abbiamo anche contribuito con un nostro intervento specificatamente alla necessità che gli ideali antifascisti siano trasmessi alle giovani generazioni.
Abbiamo portato innanzitutto la solidarietà ai giovani in lotta, che negli ultimi tempi sono divenuti spesso, in molte località italiane, bersaglio di provocazioni o aggressioni fasciste. Abbiamo denunciato la vigliacca aggressione agli studenti della Rete della Conoscenza di Bari, presso una sede universitaria , durante la notte tra il 14 e il 15 novembre, come un segnale rabbioso di chi non vuole che gli studenti si ribellino contro le scelte sciagurate di questo governo nelle politiche giovanili e scolastiche.
Un fermo sdegno è stato espresso come ANPI di Brindisi per la sentenza che poche ore prima ha mandato assolti gli imputati per la strage di Brescia di Piazza della Loggia del 1974. Abbiamo ricordato quella vigliacca azione fascista contro il movimento operaio, le sue organizzazioni sindacali e gli studenti che, insieme volevano cambiare, la società di quegli anni e che invece dovettero confrontarsi col periodo buio delle stragi e del terrorismo.
Abbiamo ricordato come tra le vittime di Brescia ci fosse Luigi Pinto, insegnante, sindacalista del settore scuola della CGIL, lo abbiamo ricordato per il suo impegno per una scuola uguale per tutti , capace di dare un destino diverso dall’emigrazione per i giovani del Sud, lui che pugliese, di Foggia, era emigrato al Nord.
Abbiamo letto uno per uno i nomi delle vittime chiedendo per loro ancora giustizia. Un lungo applauso dagli studenti presenti ha accompagnato lo scandire dei loro nomi. Abbiamo concluso affermando che saremo al fianco di tutte le lotte dei giovani per un futuro migliore e per la difesa dei diritti costituzionali, in primis quello di una scuola di qualità e di un lavoro dignitoso.
Molti gli interventi sulle diverse tematiche di questa giornata di lotta che hanno fatto al microfono diversi studenti , giovani soci dell’ANPI di Brindisi , con la voglia di proporre e progettare una scuola diversa in mondo diverso, dove i giovani con il diritto allo studio e il diritto al lavoro abbiano un giusto riconoscimento alle loro aspettative. Insomma un’iniziativa che ,superando i confini di un generica richiesta di diritto allo studio ha toccato molti importanti aspetti del mondo giovanile attuale e che contiamo molto presto, grazie ai nostri giovani soci , di replicare con l’intenzione di rafforzare ancora più il legame tra l’ANPI e i giovani di questa città.
Per l’ANPI di Brindisi
Donato Peccerillo
Brindisi 17 novembre 2010




il report di pugliantagonista







La redazione di Pugliantagonista e l'Archivio storico Benedetto Petrone hanno partecipato insieme ad ANPI, Cobas e altri sindacati alla riuscita dell'iniziativa ritenendo essa molto importante nel contesto nazionale , regionale e locale in cui si svolgeva e per la coincidenza della sciagurata sentenza su Brescia e come fosse importante denunciare queste ennesima sentenza da strage di Stato nella quale il ripetuto utilizzo del Segreto di Stato è stato fondamentale per questa assoluzione per "insufficienza di prove" a distanza di 36 anni. Abbiamo registrato nei ragazzi presenti moltissimo entusiasmo nonostante che le presenze non fossero numericamente quelle della precedente iniziativa dell'8 di ottobre che aveva visto centinaia di giovani invadere le strade di Brindisi . Purtroppo mentre la temuta pioggia è stata invece sostituita da una giornata dal sole accecante, la coincidente presenza di un’iniziativa teatrale con Dacia Maraini che aveva coinvolto le scuole e i consigli di istituto di tutta la città ha impedito che gli studenti in piazza oggi fossero più numerosi..
Tra gli interventi dei sindacati invitati dall'UDS vi è stato quello di Bobo Aprile dei COBAS che ha narrato di un’esperienza da lui stesso definita schoccante di qualche giorno prima dove, un gruppo di giovanissimi diplomati, appena diciottenni, si è rivolto al suo sindacato per avere diritto ad una retribuzione dopo che erano stati letteralmente raggirati da un’impresa di call center che li aveva fatti lavorare, spremendoli come limoni, e poi negato ogni forma di salario.
Una piccola lotta che ha avuto fortunatamente con l’intermediazione dell’Ufficio del Lavoro un piccolo risultato, un minimo risarcimento ma una grande soddisfazione generale per i giovani “truffati” che avevano visto innanzitutto la loro dignità umana vilipesa nel diritto costituzionale ad avere un lavoro retribuito. Un’iniziativa comunque molto positiva che speriamo presto di veder replicare vedendo per primi i giovani coinvolti in processi di partecipazione sociale e progettualità e che vedrà la redazione di Pugliantagonista.it pronta sempre a testimoniare controinformando.
La redazione Brindisina di Pugliantagonista.it