domenica 28 agosto 2011



Brindisi città del sole, del mare e dell’aria pulita
Ovvero , la chimica brindisina anticipa la festa di San Teodoro!

http://www.pugliantagonista.it/openarea/inchiesta_28ago2011_torce_petrolchimico.htm





Anche quest’anno le industrie chimiche del capoluogo hanno voluto mantenere viva la tradizione di festeggiare i momenti più significativi della nostra città dando prova della propria esistenza con le capacità “eruttive” dei loro camini, nonostante inchieste, sequestri, interventi tecnici e dissequestri.

Lo abbiamo testimoniato nelle inchieste fotografiche e video del nostro sito Pugliantagonista.it che hanno immortalato le “eruzioni” degli scorsi anni in coincidenza delle notti Rosa, della domenica delle Palme, addirittura durante le primarie del PD, dimostrando come la vita civile e religiosa di questa città ha come “testimonial” i camini delle industrie chimiche di Brindisi.

Oggi , domenica 28 agosto 2011 dalle prime luci dell’alba una imponente eruzione o dal fumo nero, denso,si è sprigionata da una delle torce del petrolchimico e il vento proveniente dal mare l’ha spinta a bassa quota per chilometri ,in direzione sud-ovest, mettendola di traverso alla discesa degli aerei civili che in quelle ore atterravano provenendo da Sud sull’aeroporto della città.

Così, dall’imponenza delle fiamme e del fumo che scaturivano dalla bocca della torcia possiamo dichiarare aperti in pompa magna i festeggiamenti ai santi protettori di Brindisi: San Teodoro e San Lorenzo da Brindisi che si terranno in questa settimana e che potranno esser ricordati in una bella cartolina ( stile Napoli col Vesuvio di famosa memoria) in questa estate 2011 dal clima torrido.
Le immagini che abbiamo raccolto a poca distanza dal vulcano in eruzione erano di una “normalità brindisina” che dà per acquisita la convivenza con scarichi industriali, in mare, ombrelloni tra divieti di balneazione e fumate color nero di seppia…
Solo quando questa indifferenza sarà sostituita dall’indignazione di massa e popolare e diverrà una lotta che coinvolga l’intera popolazione e tutte le generazioni, per garantire un futuro diverso, si potrà ottenere quello che neanche giudici e carte bollate riescono ancor oggi ad imporre sul rispetto dei vincoli ambientali.
Da parte nostra facciamo alcune domande:
1)quale parte del ciclo di processamento dei prodotti chimici è andata in fumo oggi nel cielo di Brindisi?
2)Quanta è stata la quantità di questo prodotto bruciata, visto che dopo ore è ancora in corso?
3) Le autorità che hanno la responsabilità della sicurezza del traffico aereo su Brindisi sono state avvisate della presenza del fumo sul cammino di discesa degli aerei?
4)Quali provvedimenti sono stati presi?
6)Sono state avvisate le autorità competenti sul territorio relative alle emergenze ambientali?
Solo rispondendo sinceramente a queste domande si potrà sapere quali residui di combustione sono stati sparsi in cielo, per le campagne e per la città, ma anche se tutti coloro che hanno responsabilità nella gestione ambientale e della sicurezza pubblica abbiano fatto la loro parte.

La redazione brindisina di Pugliantagonista.it
Brindisi 28 agosto ore 14.30

domenica 7 agosto 2011




Strage di migranti, la NATO e la lezione di umanità del cane ferroviere
http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/cane_ferroviere.htm


Parte prima : il sacrificio del cane ferroviere di Rocchetta Sant’Antonio
L’ennesima strage di migranti nel Mediterraneo si è svolta sotto lo sventolio del gran pavese della NATO issato sui pennoni delle navi della missione Unified Protector, troppo impegnate nel dar la caccia ad una marina fantasma di Gheddafi per poter prestare soccorso a qualche centinaio di straccioni di africani in gita di piacere su un barcone alla deriva.
In queste ore ipocriti scarica-barile vanno in scena, come da copione già visto in altre occasioni simili: quello dello scandalo dell’uranio impoverito in Bosnia e nel Kosovo, l’incidente dell’aereo PAM a Pristina, o le stragi di civili da “effetti collaterali” che hanno accompagnato gli ultimi 15 anni le attività dell’Alleanza nel suo nuovo ruolo di gendarme del mondo o come accadde quando una nave della Marina militare Italiana, la Sibilla nel marzo 1997 speronò la barchetta albanese Kater I Rades
Come da copione, quando lo scandalo esplode, nomi e responsabili scompaiono ed appare un soggetto che con il suo acronimo NATO garantisce anonimità e impunità ai livelli più alti del comando politico militare di questa organizzazione.
Il frettoloso richiedere chiarimenti da parte Italiana a questa “misteriosa” NATO su come si sia svolto questo ipotetico mancato soccorso e chi potrebbe esserne responsabile , ebbene sa troppo di campanello di allarme suonato a tutti i soggetti coinvolti e non vorremmo che esso sia il segnale a sbrigarsi a far sparire prove , addomesticare testimoni, e preparare versioni accettabili da fornire a qualche maledettissimo magistrato che volesse aprire un’inchiesta per mancato soccorso in mare e procurata strage di migranti.
Da parte nostra come già fatto in altre occasioni cercheremo di rompere il muro di gomma controinformando, fornendo dati e ponendo le domande chiavi che potrebbero servire per condurre un’inchiesta seria sull’accaduto.
Ma in questa prima parte del nostro articolo non parleremo di generali, navi e cannoni, ma bensì della perdita di quel senso di umanità, di spirito di fratellanza umana che dovrebbe contraddistinguere noi esseri pensanti in posizione eretta, dal resto del regno animale , da qualche milione di anni e che invece abbiamo perduto come dimostrano avvenimenti come quello accaduto nel Mediterraneo
Ebbene, a ricordarci dello spirito solidale , di quell’essere tutti fratelli e sorelle che fu centrale nel messaggio del Santo di Assisi, spesso non sono gli uomini, bensì i nostri fratelli a quattro zampe ad insegnarcelo e con esempi di immenso e profondo valore.
Così è stato pochi giorni fa in una sperduta , ma pur pittoresca stazioncina del nostro Sud, Rocchetta Sant’Antonio , punto di snodo del traffico ferroviario interno tra la Puglia, la Basilicata e l’Irpinia , come riportano le cronache di un sito web che cura la promozione dei piccoli borghi e paesi di quelle zone http://piccolipaesi.wordpress.com/2011/07/28/il-cane-ferroviere-e-lultimo-sacrifico-in-nome-dellamicizia/
E’ la storia di un cane pastore tedesco che avendo trovato ospitalità presso il personale di quella stazioncina ne era divenuto parte integrante divenendo un tutt’uno con il capostazione, gli addetti e i loro ritmi di vita e di lavoro. Un cane che ormai conosceva a memoria gli orari degli arrivi e delle partenze, pronto a salutare festoso i passeggeri e i macchinisti e come tale era divenuto per tutti il cane ferroviere di Rocchetta., Un cane che da poco aveva trovato un nuovo amico, un altro cane , un dalmata, col quale si accompagnava indissolubilmente facendo così raddoppiare il numero dei cani ferrovieri della stazione di Rocchetta.
Poi come nelle pagine più commoventi del libro Cuore è giunta la tragedia: qualche giorno fa il dalmata è rimasto con la zampa incastrata in uno scambio mentre sopraggiungeva il treno da Potenza e il cane ferroviere è rimasto fermo accanto a lui abbaiando nel tentativo di aiutarlo a liberarsi senza temere la morte che purtroppo li ha falciati, inesorabilmente sotto gli occhi impotenti del macchinista del treno.
Forse , se a comandare la flotta NATO nelle acque libiche ci fosse stato quel cane , oggi sarebbero in vita un centinaio di donne e bambini, ma, purtroppo ai cani è impedita l’accademia Navale e né possono fare gli stage presso le scuole di specializzazione della NATO…
Antonio Camuso
Osservatorio sui Balcani di Brindisi
A breve seguirà:

Parte seconda: ammiragli di pace . Quando il muro di Gomma della NATO fa il bis al caso dell’Uranio impoverito

giovedì 4 agosto 2011

solidarietà ai migranti in lotta contro il lavoro nero (Masseria Boncuri-Lecce) e nei CIE e CARA
comunicati e report su
http://www.pugliantagonista.it/openarea/migranti_boncuri.htm

mercoledì 3 agosto 2011



La rivolta di Varsavia e i paradossi della Storia.

Il 1 agosto del 1944 alle 17.00 l’esplosione di una bomba nel quartiere della Gestapo di Varsavia diede il via alla rivolta antinazista. Cinquantamila soldati dell’armata partigiana polacca clandestina , aiutati da tutta la popolazione si impadronirono in cinque ore di combattimenti della capitale.
Sembrava ormai fatta 1’Armata Rossa era alle porte della città…ed invece era solo l’inizio del martirio e dell’olocausto in cui scomparve un ‘intera capitale europea…

1 agosto 2011
Mentre scorrono sugli schermi Tv, le immagini della sanguinosa repressione in atto in Siria , con la NATO che intima lo STOP all’Inghilterra sull’opzione intervento militare “umanitario”, pena il ritrovarsi in un vespaio senza via di uscite molto peggiore di quello libico, riteniamo importante ricordare una vicenda emblematica della Resistenza al Nazifascismo in Europa, nella Seconda Guerra Mondiale , nella quale si possono ritrovare tutti i tragici paradossi che accompagnano il cammino della Storia dell’Umanità e dei quali anche nei giorni d’oggi possiamo essere testimoni.

Parliamo della rivolta di Varsavia nell’agosto del 1944 e della distruzione conseguente di una bellissima ed antica capitale europea, dello sterminio a colpi di cannonate e lanciafiamme di quasi la metà della sua popolazione e la deportazione nei lager dei superstiti.
Una vicenda terribile , ma ancor più terribile e paradossale fu il fatto che questo massacro avvenne sotto gli occhi di un ‘Armata Rossa che era alle porte della città e che non intervenne per ordine di uno Stalin irritato dal testardo orgoglio nazionalista del governo polacco in esilio che sognava, illudendosi , di ripristinare territorialmente , a guerra finita la Grande Polonia , non comprendendo che la Russia, al momento della spartizione dell’Europa, avrebbe messo sul piatto della bilancia il peso delle decine di milioni di suoi cittadini immolati per la vittoria sulle armate nazifasciste.
Così , in quella tarda estate del 1944, esattamente a cinque anni di distanza dall’invasione della Polonia da parte delle armate di Hitler , la conseguente entrata in guerra di Francia ed In Inghilterra nel secondo conflitto mondiale, ebbene cinque anni dopo né americani, né inglesi vollero irritare lo Stalin che comandava quell’Armata che stava facendo il lavoro sporco contro le divisioni corazzate tedesche.
Parafrasando lo slogan del pacifismo oltranzista del ’39 “- Morire per Danzica? No, Grazie!-“ in quell’agosto del 1944 andò in voga il “- Morire per Varsavia? No, grazie!-
Il coro fu unanime sia da parte dei generali delle armate angloamericane appena sbarcate in Normandia, desiderosi di guadagnare senza rischio medaglie e promozioni , che dei loro soldati impauriti di veder arrivare dal fronte russo i veterani delle panzer divisionen , se lo Stalin avesse ordinato lo STOP alla avanzata dei suoi T34 sul fronte orientale, per rappresaglia ad un aiuto militare significativo da parte alleata alla resistenza polacca “influenzata da elementi reazionari e borghesi presenti nel governo in esilio a Londra”.
In un gioco di spartizione dell’Europa in aree di influenza e di eliminazione in esse di movimenti, partiti ed individui che potessero metter in discussione lo status quo, (che successivamente si formalizzò nella Guerra Fredda) , Varsavia e i suoi abitanti furono condannati nel rogo del cinismo della politica e della prevalenza degli interessi dei più forti.
Ma fu anche un monito a tutti i movimenti partigiani ed in particolare quello italiano affinchè essi non forzassero la mano , anticipando l’arrivo delle truppe alleate nell’Italia del Nord, lanciando prematuramente l’insurrezione e imponendo un governo influenzato da comunisti e socialisti che non fosse gradito agli anglo-americani e ai capitalisti di Londra e di Wall Street
Eppure, nonostante tutto ciò, duecentomila cittadini di Varsavia dettero in poco più di due mesi la vita, in nome dalla lotta per la libertà e contro il nazifascismo, e con essi un piccolo pugno di piloti volontari polacchi, in uniforme inglese, che sacrificarono la loro vita per cercare di portare aiuto, con i loro aerei alla Varsavia in fiamme.
E’ una storia tragica ma bellissima che lega in un altro di quei paradossi della Storia, la Puglia , Brindisi ,e il territorio salentino in particolare , con quella sanguinosa vicenda di lotta antifascista e che vale la pena da ricordare per riflettere senza veli o pregiudizi di sorta, interrogando le nostre coscienze se sia giusto morire per Damasco, o Gaza, o Tripoli, o Mogadiscio o invece sia meglio nascondersi dietro un finto pacifismo agitando lo spettro dei complotti imperialisti che si aggirano per il mondo mettendo in subbuglio popoli ed equilibri geopolitici eredi di cinici misfatti come quello della distruzione di Varsavia nella lontana estate del 1944.
Racconteremo tutto ciò in breve saggio di ricerca storica, in più puntate, che pubblicheremo come Osservatorio sui Balcani di Brindisi nelle pagine di Pugliantagonista.it e dell'Archivio Storico Benedetto Petrone , sino al prossimo 6 settembre 2011
Antonio Camuso
Osservatorio sui Balcani di Brindisi
osservatoriobrindisi@libero.it
Brindisi 1 agosto 2011

domenica 10 luglio 2011



Report e foto manifestazione antidiscarica contrada Autigno






altre foto su http://www.pugliantagonista.it/openarea/autigno_manifestazione.htm


Si è tenuta oggi 9 luglio 2011 , con un nutrita partecipazione degli abitanti del luogo e di alcuni turisti inglesi, e la presenza di rappresentati di associazioni ambientaliste brindisine e mesagnesi , l’annunciata manifestazione contro le discariche in contrade Autigno-Formica Mascava e i disagi che esse provocano.
Una manifestazione che a detta degli organizzatori è solo l’inizio di una serie di azioni di protesta e sensibilizzazione sull’aspetto devastante del territorio quale è quello delle discariche.
Partecipando al corteo osservando quanto ci circondava , abbiamo avuto conferma su quanto temevamo ed annunciavamo alcuni anni fa nelle nostre inchieste come Pugliantagonista.it , ovvero che quella parte di territorio brindisino, utilizzato da tempo come cava di materiale per l’edilizia sarebbe stato presto riciclato in una serie di inghiottitoi dei rifiuti cittadini e sui quali non sappiamo quale sia effettivamente il controllo, né su ciò che si rilascia , né la sua provenienza.
Una cosa è sicura : all’accellerazione dell’apertura di nuove cave collegate con gli interessi del circuito dell’edilizia speculativa e quanto ne consegue, vi è una contemporaneità di intenti nel sistema che gestisce il girone infernale dei rifiuti
Più si scava, più si ha materiale per cementificare il territorio, strappando terreno all’agricoltura e più si ha disponibilità di altre fette di territorio che sono pronte a trasformarsi in discariche ; da lì a raggiera vi è un abbandono di agricoltori e residenti e il territorio a disposizione alla speculazione e all’immondezza aumenta.
Insomma un percorso virtuoso accompagnato dalla puzza che diffondendosi è utilizzata come arma dissuadente e finale per convincere cittadini e contadini ad abbandonare la loro terra e le loro case. Per chi resiste tocca tapparsi in casa e diventare i soggetti a rischio per danni collaterali da discarica.
A questo i partecipanti del comitato popolare hanno risposto con la loro iniziativa.

Report a cura della redazione brindisina di Pugliantagonista.it
Brindisi 9 luglio 2011

martedì 5 luglio 2011























Report e foto iniziativa dinanzi al consolato onorario di Grecia a Brindisi

Questo pomeriggio una folta rappresentanza degli attivisti della provincia di Brindisi del gruppo Brindisi per Gaza ha chiesto ed ottenuto di incontrare il console onorario di Grecia a Brindisi, il dottor Fusco , affinché faccia giungere anche dalla nostra città la protesta al governo greco per i continui ostacoli posti da esso all’autorizzazione alla partenza delle navi della Freedom Flotilla , dai porti greci verso le acque di Gaza. Ricordiamo come tra gli attivisti che si trovano attualmente bloccati nel porto di Corfù sulla nave Stefano Chiarini vi siano appartenenti del gruppo” Brindisi per Gaza “ e tra essi il rappresentante cittadino del gruppo, Pino Marella.
Come ribadito al console onorario la missione della Freedom Flotilla ha una carattere assolutamente pacifico e per scopo semplicemente quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’abolizione dell’embargo alla popolazione di Gaza che colpisce oltre un milione di civili innocenti, bisognosi solo di essere trattati come esseri umani e ai quali sono negati i diritti fondamentali sanciti dall’ONU.








Brindisi 5 luglio 2011
Report e foto a cura della redazione di Pugliantagonista.it

martedì 28 giugno 2011

Report su presidio Antirazzista a Lecce 28 giugno '11



Report e foto su presidio antirazzista dinanzi al tribunale di Lecce, in attesa della sentenza di appello sulla strage del Canale d’Otranto del 97

http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/kater_appello.htm

Questa mattina si è tenuto un presidio antirazzista dinanzi all’ingresso del tribunale di Lecce che ha visto la presenza di esponenti delle associazioni antirazziste salentine ed in particolare delle province di Lecce e di Brindisi ( Osservatorio sui Balcani di Brindisi, Osservatorio Permanente Italia-Albania, gruppo NO_CIE di Mesagne, Comitato internazionalista Dino Frisullo, Antirazzisti salentini, ecc) che hanno testimoniato la loro solidarietà ai familiari delle vittime e i superstiti della strage del Venerdì santo del 1997, quando la nave militare italiana Sibilla impegnata in un’operazione di respingimento in mare speronò, affondando una piccola motosilurante albanese stracolma di profughi.
Una strage di un centinaio di donne e bambini della quale sino ad oggi, 14 anni dopo, si era avuto il solo giudizio di primo grado, quello emesso dal tribunale di Brindisi che condannava “salomonicamente” a miti condanne (4 e tre anni) il pilota albanese e il comandante italiano, mentre i ministri dell’allora governo Prodi , e gli ammiragli in carica allo Stato Maggiore Marina e al dipartimento di competenza dello Jonio -Taranto, erano scomparsi durante le fasi processuali dal banco degli imputati, come si conviene a ogni Strage di Stato che si rispetti in Italia.
Questa mattina il manipolo di superstiti e familiari delle vittime, che ostinatamente in questi anni ha continuato a presiedere ogni udienza , prima a Brindisi e poi a Lecce, ha partecipato con gli antirazzisti salentini al presidio di protesta, in un reciproco e toccante infondersi fiducia e coraggio nella volontà di perseguire sino in fondo l’ottenimento della giustizia.
Dalle 11.30 la camera di Consiglio della corte di Appello di Lecce è riunita per emettere la sentenza che potrebbe dire definitivamente la parola fine all’iter giudiziario italiano, ma qualunque essa sia non potrà mai restituire alla vita tante vite personali e famigliari spezzate.
“-Vogliamo un tribunale Internazionale!”- scrivevano sui loro striscioni di protesta i superstiti albanesi nel lontano 1997 quando chiedevano il recupero della Kater I rades per permettere che i corpi deoi loro cari avessero una degna sepoltura, ma anche perché sapevano che dall’esame dello scafo sarebbero scaturiti quei segni, quelle prove che avrebbero inchiodato esecutori e mandanti di quella strage alle loro responsabilità.
In effetti il numero dei corpi e i danni riscontrati confermavano quanto dichiarato sin dal primo momento dagli albanesi e negato da ministri dell’allora governo Prodi ed ammiragli:
-Vi era stata un operazione di respingimento, un vero abbordaggio che secondo trattati internazionali viola il diritto alla sicurezza marittima e quello del diritto di un profugo di fuggire dal suo paese in guerra civile e di essere accolto a braccia aperte da paese che si considerano civili.-
Questo era anche un convincimento del compianto avvocato Giuseppe Baffa di Cosenza, morto in un incidente stradale nel 2000 mentre andava al tribunale di brindisi per patrocinare la causa degli albanesi
Purtroppo il non aver potuto e voluto perseguire la richiesta di un giudizio per violazione di diritti e trattati internazionali ( anche per la debolezza dei vari governi albanesi che sino susseguiti da allora, dipendenti dagli aiuti internazionali controllati dall’Italia e che non ha visto lo Stato Albanese chiedere un giudizio internazionale contro l’Italia) ha permesso che i mandanti di quella strage non siano mai apparsi sul banco degli imputati e anzi, coloro che in quel lontano marzo 97, ( e tra questi i leghisti) auspicavano addirittura che si prendessero gli albanesi a cannonate, oggi sono al governo e chiedono ancora una volta che altre operazioni criminali di respingimento siano effettuate contro coloro che fuggono dal Sud-Mediterraneo in fiamme tra rivolte e guerre civili.
Per questo motivo oggi si manifestava dinanzi al Tribunale di Lecce, come anche per dire che le strutture carcerarie per migranti come i CIE vanno chiusi, aboliti le misure segregazioniste come quelle dei 18 mesi, ma per indicare come mandanti di stragi passate e future come quella della Kater i Rades sono coloro che per fini elettorali attuano politiche xenofobe e antiimmigrati.
Ma oggi la solidarietà di coloro che erano dinanzi al tribunale di Lecce andava anche agli uomini e alle donne che resistono in Val di Susa all’imposizione manu militari di politiche aggressive e devastanti del proprio territorio e che hanno visto il brutale intervento poliziesco contro il presidio NO-TAV, e poi solidarietà a tutti coloro sono colpiti dalla repressione di un sistema , quello capitalista dell’era della globalizzazione che non vuole ostacoli alle sue politiche predatorie e disumane, solidarietà al popolo greco che in queste ore manifestava contro l’ennesima manovra imposta dai banchieri internazionali , ma anche ai popoli del mondo arabo che in questi mesi lottano per la democrazia , ai palestinesi, ai curdi e tutti coloro che vedono negato il diritto all’autodeterminazione.
Umana solidarietà quella che oggi ha unito uomini e donne di due regioni bagnate dallo stesso Canale d’Otranto, la Puglia e l’Albania, unite da sempre da destini comuni e che ha voluto lanciare a tutti l’invito a non chiudere il cuore e la porta di casa a chi chiede solo il rispetto della dignità umana.

Osservatorio sui Balcani di Brindisi
osservatoriobrindisi@libero.it
28 giugno 2011 ore 17.30

sabato 25 giugno 2011




Lecce , 28 giugno2011, ore 09.00 presidio antirazzista per sentenza su strage Kater I Rades

http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/kater_iniziative.htm


Il 28 giugno 2011 al tribunale di Lecce sarà emessa una sentenza attesa 14 anni dai familiari e i superstiti della Kater i Rades che chiedono di avere giustizia per il centinaio di uomini, donne e bambini che perirono nello speronamento della nave albanese da parte della corvetta Sibilla della Marina Militare Italiana nel marzo del 1997, nel canale d’Otranto.
Grandi sono le preoccupazioni da parte degli avvocati che patrocinano gli interessi degli albanesi sul rischio che il 28 giugno possa scaturire un giudizio di appello che veda assolto lo Stato italiano e la Marina per quella strage , capovolgendo il giudizio di primo grado emesso dal Tribunale di Brindisi.

I timori provengono dalla requisitoria della Pubblica Accusa, a dir poco benevola nei confronti della Marina e dello Stato Italiano, ma anche dal clima politico attuale che vede a livello nazionale forze come la Lega fare della lotta all’immigrazione clandestina il cavallo di battaglia e leva di ricatto nei confronti del traballante governo Berlusconi.

Ricordiamo come, quegli esponenti leghisti, che nel marzo 1997 invocavano di prendere a cannonate gli albanesi che fuggivano dall’Albania in piena guerra civile, oggi sono gli stessi che chiedono che le navi della NATO ( e quindi anche dell’Italia ) si facciano carico di bloccare coloro che fuggono dalla Libia in fiamme, tra combattimenti, bombardamenti e stragi di civili.

Così , mentre tra l’ipocrisia generale, nei giorni scorsi è stata celebrata la Giornata Mondiale del Rifugiato, ben altra è la realtà che debbono affrontare i migranti che cercano di arrivare in Italia ed in Europa

Facciamo appello a tutte le forze antirazziste pugliesi di esser presenti la mattina del 28 giugno2011 ( dalle 0900 circa) dinanzi al tribunale di Lecce ad un presidio di solidarietà ai parenti delle vittime albanesi ma anche a tutti i migranti che con le nuove norme segregazioniste , quali quella dei 18 mesi di reclusione nei CIE , sono trattati come se fossero tra i peggiori criminali e che, se venissero accolte le richieste leghiste sull’embargo correrebbero il rischio di veder aumentare ancor di più le tragedie del mare che sino ad ora mietuto migliaia di vittime, comprese quelle della Kater i Rades

Osservatorio sui Balcani di Brindisi
Antirazzisti brindisini
Info: osservatoriobrindisi@libero.it
boboaprile@tiscali.it
Brindisi 24 giugno 2011



martedì 26 aprile 2011



25 aprile a Brindisi, ricordando Vincenzo Gigante (Ugo) e Vittorio (Vik) Arrigoni.





http://www.pugliantagonista.it/archivio/25aprile2011.htm

E’ con emozione che oggi ci ritroviamo qui quest’anno , tutti insieme, a festeggiare il 25 aprile e la liberazione dell’Italia dal nazifascismo, in una rinnovata unità antifascista.
Quando, esattamente un anno fa abbiamo deciso di ricostituire l’ANPI a Brindisi lo abbiamo posto come obbiettivo primario, certi che nel cuore di tutti voi che oggi siete qui, vi fosse la voglia di ritrovare insieme, in piazza, in questo giorno particolare , sotto la lapide che ricorda un concittadino partigiano, uniti gli uomini e le donne che si riconoscono negli ideali della sinistra , dell’antifascismo, della democrazia .
Oggi questa richiesta di unità antifascista la pongono in migliaia in tutte le parti e piazze d’Italia alle associazioni Partigiane e a quelle che curano la memoria storica dell’antifascismo e del movimento operaio e popolare italiano e noi come ANPI ce ne facciamo carico.

Ce lo chiedono i giovani che vogliono conoscere e comprendere quali fossero le molle ideali, che spinsero uomini come Vincenzo Gigante a sacrificare la propria vita, coinvolgendo nel loro destino quello delle loro stesse famiglie, a combattere senza tregua, senza paura di soffrire la prigione, il confino, l’esilio, se non addirittura la tortura e la morte, affinchè si affermasse in Italia una società più libera da quella che offriva il fascismo o quella che in precedenza aveva portato al grande massacro di proletari nelle trincee d’Europa, la prima Guerra Mondiale.
Oggi ci chiedono i giovani:-“ Ma ne è valsa la pena? –“
Ce lo chiedono i giovani disoccupati e coloro che vivono una realtà precaria e in cui l’impossibilità di costruire una famiglia mina la stessa fiducia nella nostra società , che diciamo esser nata dalla Resistenza al Fascismo .
Ce lo chiedono innanzitutto le fasce più deboli di popolazione del nostro Meridione che, ancor oggi, come al tempo di Gigante, sono costrette a lasciare gli affetti , i luoghi di nascita per trovare un lavoro, per non essere tra quello spaventoso trenta per cento di disoccupazione giovanile che affligge il nostro SUD.

Per questo oggi ricordiamo Vicenzo, non solo come partigiano ma anche come lavoratore migrante.
Gigante muove i suoi passi di organizzatore e sindacalista socialista prima e poi di militante comunista, da emigrato, a Roma, lavorando in cantieri edili simili a quelli che ancor oggi subiscono quell’offesa al nostro art 1 della Costituzione con la piaga delle morti sul lavoro.
Oggi in un’Italia in cui i germi dell’ imbarbarimento sociale , sfociano nel qualunquismo, nel populismo e che a loro volta divengono culla di ben peggiori mostri, come il razzismo,
quale è il nostro compito di eredi di Vincenzo Gigante, se non ricordare che quei migranti che oggi fanno i lavori più umili e faticosi, se non addirittura ridotti a semischiavitù, sono simili a quei Vincenzo Gigante che 80- 90 anni fa e poi ancora negli anni 50-60 cercarono una vita migliore, andando a lavorare al Nord, ma che portarono una ventata di combattività di freschezza ad una classe politica e sindacale di una sinistra che si avvitava ormai su se stessa?

Gigante esule politico
Come non ricordare il fatto che Vincenzo dovette fuggire all’estero insieme a tanti altri comunisti, socialisti, repubblicani, liberali, anarchici, cattolici mentre nel suo paese si imponeva il fascismo con la violenza, l’omicidio ed il carcere?
Quanti Gigante sono tra coloro che ritroviamo tra gli esseri umani in fuga che approdano quasi quotidianamente nel nostro paese?
Per questo motivo l’ANPI è al fianco di tutte le associazioni e ai movimenti antirazzisti, per questo motivo oggi richiediamo che la vergogna dei centri di segregazione per migranti che si chiamino tendopoli di Manduria ( Ta) o Cie come quello di Restinco ( Br) vengano cancellati.
La nostra società non sarà più sicura costruendo più carceri o più militari per le strade ma solo se essa potrà essere solidale , giusta e partecipativa.

L’ANPI in difesa della Costituzione e contro il ritorno di qualunque fascismo.
Gli attacchi alla Costituzione e alle istituzioni repubblicane che provengono continuamente da esponenti del Governo, sono l’antitesi di questo tipo di società, ne prefigurano un’altra, che continuando di questo passo non potrà non portare al ritorno di un regime autoritario e quelle che sembrano essere solo proposte isolate , frutto di qualche mente malata , quelle dell’abolizione del reato di apologia del fascismo ne sono l’anticamera.
L’ANPI su questo è irremovibile : la lotta al fascismo, al nazismo non è terminata il 25 aprile del 1945 , essa è nel cuore della nostra Costituzione ed essa deve essere infusa a tutte le nuove generazioni che non hanno vissuto direttamente quella tragedia e noi di questo, come ANPI, chiediamo che tutti voi ve ne facciate carico.
Recita il comunicato di insurrezione del Comitato di Liberazione Alta Italia diffuso in queste ore , il 25 aprile di sessantasei anni fa :”-… contro i fascisti nessuna,nessuna, pietà se non getteranno le armi e si arrenderanno …”-
Quell’ordine non nasceva da pura voglia di vendetta ,esso partiva dal desiderio di cancellare per sempre il fascismo e i lutti e le sofferenza che aveva imposto all’Italia, esso nasceva dalla voglia di riscattare il sangue di coloro che erano morti per mano degli sgherri fascisti e nazisti, nelle carceri di Via Tasso , alle fosse Ardeatine, a Marzabotto, o nei lager come la Risiera di San Saba dove il nostro Vincenzo Gigante fu torturato fino alla morte.

Gigante partigiano
Un Gigante che dopo aver subito il carcere per decenni, nel settembre del 43 si libera dalla prigione e con i suoi compagni raggiunge le formazioni partigiane che nelle Venezie avevano iniziati la lotta armata partigiana molto tempo prima che essa fosse lanciata come parola d’ordine dai partiti antifascisti italiani.
Proprio, lì nelle terra in cui slavi e italiani convivevano e dove le atrocità fasciste e le pulizie etniche avevano seminato l’odio antitaliano ebbene un meridionale, un brindisino, Vincenzo che prende il nome di battaglia UGO, riceve dal Comitato Centrale del partito Comunista l’incarico di questo difficile compito di coordinare le brigate partigiane, un compito difficilissimo a cui lui , che non vedeva moglie ed una figlia da dodici anni, non sa dire di no , un esempio di dedizione alla causa della libertà e dell’antifascismo senza limiti.
Quanti di noi oggi sarebbero capaci di simile sacrificio?

Eppure Vicenzo non è il solo in quegli anni a simili eroismi, sono centinaia di migliaia gli eroi che danno la vita per questi ideali e ai quali oggi …sì possiamo farne omaggio ricordandoli il 25 aprile, portandogli una corona d’allora e dedicando un bel discorso ma… oggi non basta più!

Oggi tutto ciò non basta più, perché occorre ricominciare a parlare e praticare l’antifascismo nei fatti, facendo resistenza ogni volta che vi è una violazione dei diritti, quando si perpetrano stragi sul lavoro o ambientali e si attenta alla salute, quando si viola il diritto ai giovani di avere un reddito , un lavoro per mettere su famiglia e gli si nega un futuro, quando si perpetrano pratiche razziste contro migranti e disabili, quando bande di fascisti o neonazisti cercano di avere spazio per seminare le loro idee aberranti o peggio, come è successo e continua a succedere, si attenta direttamente alla vita di antifascisti come nel caso di Dax e di tanti altri o, come a Genova, nella caserma di Bolzaneto, agenti in divisa insultino dimostranti incarcerati al canto di inni fascisti o come è accaduto anche in queste ore, simboli e luoghi della Resistenza siano danneggiati o violati.

L’ANPI al fianco dei popoli in lotta per la democrazia e la libertà.
Ma essere antifascisti oggi è anche essere accanto ai Movimenti democratici che oggi stanno dando vita e speranza ai popoli che si affacciano sul Mediterraneo; contro di essi le forze della restaurazione, le polizie segrete di regimi autoritari, con metodi fascisti e nazisti, si accaniscono ma, nonostante tutto, anche lì il germe della Resistenza e della lotta per la libertà e per la democrazia si sta diffondendo. Noi siamo con loro!
Come gli operai , i proletari, i democratici di tutto il mondo durante la lotta al nazismo parteggiarono per gli eroi e i martiri di Stalingrado , oggi gli antifascisti sono accanto ai martiri di Misurata, delle piazze del Cairo o di Damasco, di piazza Tien a Men o quelle del lontano Tibet, o di quel carcere a cielo aperto che è la striscia di GAZA
Siamo idealmente con loro, augurandoci un mondo in cui la parola guerra sia abolita perché essa è solo fonte di morte per le classi più povere e di ricchezza per i venditori di armi.
Per questo motivo come ANPI siamo accanto ai movimenti che lottano per la Pace ma anche ai popolo che si ribellano ai loro dittatori.

Per una nuova etica della politica
Ma affermare ciò basta per sentirsi degni di onorare Vincenzo Gigante , i partigiani e tutti i combattenti per la libertà?
Occorre riprendere e far proprio il concetto di etica della politica vista come servizio al bene comune, combattendo ogni forma di corruzione, clientelismo, trasversalismo affaristico che mina la fiducia dei cittadini nei partiti che dovrebbero loro rappresentare. Un’etica che i nostri padri fondatori della Costituzione portavano con sé e alla quale chi amministra la vita pubblica dovrebbe fare riferimento.
Per questo motivo siamo contro tutti i tentativi di evitare che non vengano sottoposti al giudizio della magistratura gli uomini politici indagati per reati di qualunque natura, in violazione dei principi costituzionali dell’uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge.

Termino con le parole che pronunziò Terracini dinanzi questa lapide al momento della sua posa:
-“Quando la Costituzione italiana afferma che la nostra Repubblica e la sua democrazia sono fondate sul lavoro che altro dice infatti se non che al lavoro devono ispirarsi le nostre leggi, ai suoi diritti , alle sue conquiste?
E che altro mira il socialismo se non fondare la vita associata degli uomini sui principi giuridici e morali cui il lavoro dà giustificazione ed avvallo?
Vincenzo Gigante è morto per il socialismo e per un’Italia rinnovata alla luce degli ideali che da esso traggono motivo e forza. E se noi amiamo questa Repubblica , se noi ne difendiamo la Costituzione, è anche perché sentiamo scorrere in essa , ispiratore, il pensiero di Vincenzo Gigante, è perché essa può vivere e operare e progredire solo facendosi custode ed erede delle glorioso patrimonio di virtù e affetti che animò in tutta la sua azione di operaio, organizzatore e di partigiano.

VIK Arrigoni , partigiano della pace
Ma oggi questa cerimonia vogliamo dedicarla ad un altro partigiano della pace a poche ore dei funerali : è il nostro compagno ed amico comune Vittorio Vik Arrigoni,di cui ricordiamo la sua esemplare difesa dei diritti umani e le sue denunce delle violazioni che perennemente si perpetrano ai danni della popolazione palestinese di Gaza, nel silenzio del mondo intero.
Il suo slogan RESTIAMO UMANI è un invito a tutti sulla linea da seguire affinché si possa costruire un futuro di pace e civile convivenza tra i popoli.
Vittorio è stato dalla parte degli oppressi, dei deboli, praticando la non violenza. Vittorio è morto nel segno di quei valori che hanno caratterizzato la Resistenza al fascismo e al nazismo e che lui riteneva simile alla lotta di Resistenza del popolo palestinese.
Ti salutiamo VIK con le parole lette ieri al tuo funerale dal poeta palestinese Ibraim Nasrallah:
-“Per te caro VIK, ti sia buono il mattino.”-
Ti ricorderemo accanto a tutti i partigiani, ogni 25 aprile, VIK, partigiano della pace, non ti dimenticheremo mai !
VIVA IL 25 APRILE, VIVA L’ITALIA ANTIFASCISTA E DEMOCRATICA VIVA TUTTI COMBATTENTI PER LA LIBERTA’
Il comitato Provinciale dell’ANPI di Brindisi
Brindisi 25 aprile 2011

martedì 5 aprile 2011


MANDURIA 9 APRILE ORE 1500 ASSEMBLEA PRESIDIO ANTIRAZZISTA



L'assemblea regionale tenuta a taranto oggi 4 aprile sulla vicenda dei migranti a Manduria, con la presenza di delegazioni di Taranto, Brindisi, Lecce, Bari, lancia l'appello per una ASSEMBLEA PRESIDIO PER SABATO 9 APRILE DALLE ORE 15 PRESSO IL CAMPO DI MANDURIA al fine di proseguire le iniziative di solidarietà già intraprese a favore dei migranti. Questo presidio-assemblea servirà a costruire un rapporto stabile con i migranti per realizzare insieme una piattaforma rivendicativa adeguata alle loro esigenze ed a proporre la continuità dei percorsi di lotta per sostenere le loro legittime rivendicazioni. Le parole d'ordine che caratterizzeranno l'iniziativa del 9 sono: - Nessun appoggio alle guerre per il petrolio -chiusura del campo di Manduria e di tutti i lager per i migranti -permesso di soggiorno e libera circolazione per tutti i migranti -accoglienza e diritti per tutte e tutti. Si invitano tutte/i a partecipare in massa ed a portare generi di prima necessità, vestiario, scarpe, etc. da distribuire ai migranti


COMITATO ANTIRAZZISTA PUGLIESE