domenica 13 marzo 2011




BRINDISI MARTEDI’ 15 MARZO 2011 ORE 17.30 VIA UMBRIA 24
PROIEZIONE VIDEO E DIBATTITO

1861-2011 Meridione e federalismo: i nodi insoluti dell’Unità d’Italia.
Omaggio a Riccardo Napolitano,
regista

Nell’ambito delle iniziative per il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, l’ANPI,con la collaborazione dell’ Archivio Storico Benedetto Petrone organizza il15 marzo sera un’ iniziativa di dibattito e approfondimento culturale sul tema : Meridione e federalismo solidale : i nodi insoluti dell’Unità d’Italia.

In tale occasione si proietterà un cine-documentario di un regista di eccezione , il compianto Riccardo Napolitano , fratello del Presidente della Repubblica e noto regista documentarista sui temi più scottanti della vita sociale del nostro paese ed in particolare del Mezzogiorno d’Italia
Il documentario, ormai introvabile nelle cineteche , dal titolo La Questione ( meridionale) e le Regioni- pur essendo stato girato nel 1970 in occasione del centenario di Roma Capitale, propone a tutti, in una scottante attualità, i problemi che ancor oggi ostacolano l’effettiva unificazione economica, politica e sociale tra le diverse parti del nostro paese.

E’ un forte richiamo quello che lanciava con questo documentario Riccardo Napolitano, in linea con altri suoi lavori cinematografici di impegno politico e sociale:
“-Il Sud, senza forme di federalismo solidale e una lotta senza quartiere alla speculazione , alla corruzione e in difesa dei beni comuni, a partire dall’acqua pubblica, dell’istruzione e la salvaguardia del territorio, l’ambiente e la salute , sarà costretto a rimanere al margine di tutti i processi di ammodernamento e sviluppo di un’Italia territorialmente unificata 150 anni fa , ma incapace di poter far parte a pieno titolo di un’Europa unita e pronta ad affrontare i complessi problemi del futuro ( in un modo globalizzato NdR)”-

Come dichiarano le associazioni organizzatrici la serata di proiezione e dibattito del 15 marzo è finalizzata a promuovere una partecipazione ampia e condivisa della società civile nella giornata festiva del 17 marzo che si svolgerà presso il parco cittadino del Cesare Braico, , appena liberato grazie all’impegno unitario di associazioni e semplici cittadini brindisini, dal rischio di privatizzazione e espropriazione dall’uso pubblico, ma ancora bisognoso di impegno e finanziamenti affinché esso sia fruibile a pieno titolo nelle sue potenzialità dall’intera città di Brindisi.
Quest’ultima iniziativa è promossa da diverse associazioni e soggetti politici oltre l’ANPI, Brindisiviva-Assonova, Rinascita Civica Brindisina, comitato referendario acqua pubblica, ecc e a cui si spera aderiscano altre .
Un ‘iniziativa che ricorderà la figura di Cesare Braico medico garibaldino brindisino, ma anche di tutti i martiri e patrioti risorgimentali che lottarono per un’Italia unita , democratica e popolare e che vide poi sancite quelle aspirazioni nella Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza al Fascismo.

Si rende noto che il filmato in questione insieme ad altri, dello stesso filone documentarista degli anni 70, sarà riproposto successivamente in una serie di incontri monotematici. Si consiglia per il numero di posti limitato( circa 50) di prenotare il posto ad anpibrindisi@libero.it o telefonando al numeri 3385872349 entro le ore 16.00 del 15 marzo
ANPI ASSOCIAZIONE NAZIONE PARTIGIANI D’ITALIA
(Comitato Provinciale di Brindisi),
Archivio Storico Benedetto Petrone
Brindisi 10 marzo 2011 via Umbria 24

mercoledì 9 marzo 2011



8 marzo 2011
il carnevale a Brindisi?
Al carbone naturalmente!
Quest'anno l'ironia e la denuncia del gurupopo No al Carbone ha contagiato anche il carnevale brindisino che nell'ultimo suo giorno si è svolto con una minisfilata di carri per le vie del Quartiere Bozzano
foto su


video1 http://www.youtube.com/user/pugliantagonista#p/a/u/0/gtomHk5Pqk4

video2 http://www.youtube.com/user/pugliantagonista#p/a/u/1/oLRUier_59A


Gheddafi , volpe o sciacallo del deserto?
Breve analisi tecnica della guerra in corso in Libia.
http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/gheddafi_vole_deserto.htm

Premessa: parte prima
Da quando la primavera araba ha coinvolto anche la Libia e messo seriamente in discussione gheddafi, il suo regime e la sua credibilità politico-militare nel mondo arabo e non solo , fiumi di parole scorrono nei media globali coinvolgendo i blog della sinistra anche più estrema.
Schierarsi per i ribelli che potrebbero essere influenzati, eterodiretti dagli imperialisti occidentali, le monarchie arabe, al qeda, fratelli musulmani e chi più ne ha più ne metta o essere da parte dal dittatore che continua a chiamare alla lotta per il suo modello di “socialismo arabo” riconvertito alla lotta al terrorismo e ai flussi migratori?Preferisco non entrare in questo dilemma amletico che sta sconvolgendo i sonni di molti ed infuocando più le pagine di internet che le cannonate dei T62 di Gheddafi le città ribelli… preferisco entrare nell’analisi tecnica di quanto sta avvenendo sul campo, in quella che sembrava una travolgente avanzata dei rivoltosi su Tripoli ma che ora sta divenendo un frammentarsi di scontri, incursioni sulle città ribelli, conquiste e riconquiste che gettano nel panico i contendenti mediatici del mondo intero peggio di quelli reali tra le sabbie libiche

domenica 13 febbraio 2011




BRINDISI 13 FEBBRAIO 2011
LE DONNE IN PIAZZA PER IL RISPETTO DELLA DIGNITA'
REPORT A CURA DELLA REDAZIONE BRINDISINA DI PUGLIANTAGONISTA.IT
Quando lo sdegno riesce ad accomunare tutti
IL VIDEO DI PUGLIANTAGONISTA





In centinaia le donne 8 e anche gli uomini) che questa domenica mattina si sono riuniti nel Piazzale della Stazione per dare il via ad un corteo per richiedere il rispetto della dignità umana delle donne e degli uomini vergognosamente imbrattata dalle squallide vicende che hanno coinvolto i palazzi del potere nelle note vicende di feste, sesso escort, eccin un turbinio di svolazzare di migliaia di euro , regali da nababbi in mercimonio che copre di fango l'immagine dell'intero popolo italiano., ma che sono un affronto a chi è costretto per un pugno di euro a rischiare la vita su cantieri e fabbriche a rischio, vivendo da precario o peggio ancora da disoccupato a vita.
Un corteo agguerrito e decine di interventi sul palco che si sono susseguiti per un paio d'ore con le donne a gridare tutta la loro rabbia, ma anche gli uomini ad esprimere il loro imbarazzo e la dissociazione da comportamenti sessisti.
Questa manifestazione alla fine è diventata fonte di piacevole sorpresa anche dalle stesse organizzatrici che non pensavano di raggiungere un simile risultato in così breve tempo a Brindisi, tenendo conto che è stata di fatto preparata nel giro di una decina di giorni, partendo dal basso e riunendosi in sedi di associazioni quali l'ANPI:insomma, un buon inizio per aprire una nuova stagione della "rabbia" anche a Brindisi. ....



PUGLIANTAGONISTA.IT:

sabato 29 gennaio 2011


28gennaio 2011 La Battaglia di Suez
28 gennaio 2017 Bari : proiettili di gomma sulla spiaggia “Pane e pomodoro


http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/futur_mil_19.htm

Il sottotenente Gavino Sassu diede gli ultimi ordini ai suoi uomini in attesa di quello che sembrava lo scontro finale tra le forze di polizia della Confederazione europea e la massa di disperati che premevano da giorni dall’interland barese.
Si trattava di decine di migliaia di uomini e donne provenienti dalle zone dai paesi limitrofi a Bari che non riuscivano più a sopravvivere con il sussidio della carta di assistenza minima europea e che ora volevano raggiungere i depositi alimentari del Programma mondiale dell’ONU ammassati nella zona della Stazione Centrale delle Ferrovie.
Nonostante gli appelli lanciati con gli altoparlanti di elicotteri e droni, manifestini e trasmissioni radio a non avvicinarsi al centro di Bari e nonostante che sapessero di avere di fronte i reparti multinazionali della Brigata Garibaldi con i bersaglieri cinesi del sottotenente Gavino e degli alpini della Julia, (in gran parte marocchini, libici egiziani e turchi , quasi tutti ex-appartenenti delle polizie segrete dei regimi che erano caduti durante la grande rivolta del 2011-2012) la pressione di queste masse di disperati era ogni giorno andata ad aumentare.
Quasi dieci anni di crisi economica, carestie , rivoluzioni del terzo mondo che avevano messo in crisi i rifornimenti energetici e che ad effetto a catena avevano disgregato l’intero sistema capitalistico pre-crisi avevano ridotto tutte le grandi città ad un ammasso di bidonville ruotanti intorno ai centri di assistenza dell’ONU. Sistematicamente la pressione e le tensioni interne a questi immensi calderoni, tendevano a salire e a produrre ondate di follia suicida alle quali le forze antisommossa dovevano rispondere utilizzando al meglio quanto gli veniva messo a disposizione all’esercito della Confederazione.
Il sergente degli alpini Wazzim dopo aver salutato il sottotenente Gavino Sassu raggiunse i suoi uomini schierati vicino alla spiaggia Pane e Pomodoro.
Le autoblindo Freccia , alcune delle quali portavano ancora i contrassegni della missione ISAF in Afghanistan , si asserragliarono tra i ruderi dei vecchi stabilimenti balneari , mentre gli egiziani e i turchi di Wazzin appostati tra la strada del lungomare e gli scogli armati di fucili ad energia cinetica costante, lanciagranate assordanti ed abbaglianti , illuminatori laser e gas repellenti si misero a difesa dei reticolati e delle barriere elettrificate che proteggevano il settore….
Poco prima di mezzogiorno calò momentaneamente il silenzio. Anche il mare sembrò fermare d’incanto le sue onde , gli stessi gabbiani che sino a poco prima stridevano, si zittirono…

Un fenomeno strano al quale Wazzin aveva assistito tante altre volte e che precedeva la “battaglia” ma che per il sergente egiziano rappresentava un viaggio a ritroso nel tempo, sino al giorno della grande rivolta di Suez.
Quel lontano 28 gennaio 2011 , Wazzin era un agente delle forze speciali antisommossa che il presidente Mubarak aveva inviato per sedare la rivolta del pane nella città portuale di Suez. Ricordava come, nonostante l’addestramento avuto da consiglieri americani ed italiani nella gestione delle rivolte di piazza, l’aver sparato centinaia di proiettili di gomma, giunti in quantità massicce da Israele, lanciato un’infinità di lacrimogeni, la folla aveva preso d’assalto i mezzi blindati della polizia e dell’esercito. A quel punto era stato consentito l’uso delle armi da fuoco provocando morti e feriti ma anche la disgregazione psicologica dei reparti intervenuti.
Molti agenti e soldati , alla vista dei morti dei feriti tra i connazionali, avevano disertato, rifiutando di sparare, o addirittura passando dalla parte dei rivoltosi ricalcando un copione che in quei giorni andò in onda prima nel Nord Africa e poi in Medio Oriente…
In seguito dopo la crisi Mondiale del 2012 giunse la direttiva di formare forze antisommossa multinazionali , di pronto impiego da utilizzare nelle varie parti del globo ove ne fosse richiesto l’uso.
Diserzioni e episodi di solidarietà tra agenti e dimostranti furono così evitati, permettendo all’intero apparato repressivo mondiale di riprender fiato. Fu appunto rispondendo a un bando della brigata Julia che Wazzin si ritrovò con il cappello degli alpini a prestare la sua opera di “pacificatore” insieme a molti suoi excolleghi nell’Europa dalle Banlieu in perenne fermento.
Della paga non ci si poteva lamentare e dell’equipaggiamento…” se Allah lo avesse potuto dare alla polizia egiziana sei anni prima , forse le cose non sarebbero andate così a Suez.!!!”_ amava qualche volta ricordare Wazzin
Ma comunque, grazie a quelle rivolte l’apparato militar –industriale occidentale si era messo a produrre il pane e il companatico da offrire ad affamati e sovversivi che volessero mettere a ferro e fuoco le megalopoli della cittadella imperiale dell’Europa:abbandonati i programmi di missili e antimissili, super Radar e caccia dell’ultima generazione, le industrie militari capitalistiche si eran messe a produrre in quantità infinite armi e proiettili, droni e gasurticanti e repellenti, laser, armi ad energia termica e e quant’altro per tenere lontano dai centri di potere e dai quartieri bene delle capitali e megalopoli europee la massa di disoccupati, affamati, senza speranza, che andava sempre più aumentando in tutti i paesi e che costituiva ormai un bubbone insanabile.

Tutto ad un tratto il silenzio si tramutò in un brusio, poi una specie di ribollire lontano ed infine, una marea urlante di fomiche nere apparve all’orizzonte percorrendo il tratto di lungomare che si connette alla superstrada BARI- Brindisi… erano almeno alcune migliaia di esseri umani, molti di essi imbracciavano bastoni, altri facevano rotolare davanti a sé vecchi pneumatici , mentre già le fiamme di piccoli incendi incominciavano a divampare..
Gli alpini di Wazzin imbracciarono i loro Beretta ad energia cinetica costante, pronti a far fuoco a volontà con dei fucili che teoricamente avrebbero solo potuto far qualche ferità lieve ai dimostranti ma che, opportunamente regolati avrebbero spezzato braccia, gambe e mandibole e sfondato globi oculari ad ogni colpo.
“-L’importante non far uso di armi da fuoco sui dimostranti, salvo se non per autodifesa!”- Questi erano gli ordini e Wazzin li avrebbe fatti rispettare…altri avrebbero poi deciso diversamente se le cose si fossero messe male!
La marea umana giunse a ridosso dei reticolati e delle barriere elettriche e si scatenò l’inferno: gli alpini sparavano senza tregua falciando uomini, donne e bambini che rotolavano a faccia in giù torcendosi dal dolore, altri rimanevano impigliati tra i reticolati dalle lame lucenti e affilati come rasoi, altri ancora rimanevano semi-folgorati dalle barriere elettriche, …eppure ancora altri in centinaia, in migliaia continuavano a venire avanti.
“-Laser!”- I laser abbaglianti , capaci di metter fuori uso la vista per diverse ore , montati sulle autoblindo entrarono in funzione e la massa umana sembrò momentaneamente fermarsi, poi la calca macinò accecati e reticolati venendo avanti
“-Cannone termico!”-
Da un Freccia appostato tra i ruderi di uno stabilimento balneare partirono i raggi che incominciarono ad arrostire gli esagitati che stavano già dilagando dai reticolati, ma già Wazzin, ordinando ai suoi uomini di indossare le maschere antigas e dopo aver chiamato in aiuto l’Aeronautica Militare di Bari Palese, si preparò alla mossa che avrebbe potuto ribaltare l’esito di quella giornata ed in parte guadagnarsi l’onore perduto a Suez nel gennaio 2011.
I droni armati di gas repellente ed urticante giunsero sulla folla e d iniziarono a colpire nel mucchio disperdendola e lasciando sul terreno esseri in prede a convulsioni e conati di vomito e ben presto nella spiaggia di “Pane e Pomodoro” ritornò alla calma . Per Wazzin la Battaglia di Suez questa volta era stata vinta.
Tratto dal racconto " L’ultimo disertore"’ in corso di stesura dello stesso autore
Antonio Camuso osservatoriobrindisi@libero.it
Osservatorio sui Balcani di Brindisi
Pubblicato alla pagina
http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/futur_mil_19.htm
Gli altri episodi pubblicati
http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/futuro_miitarizzato_13.htm
4 agosto 2015 :Bari, la battaglia dei forni
http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/Bari_battaglia_f.htm
30 dicembre 2015: bari, piombo fuso su Barivecchia
http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/futuro_militarizzato_6.htm
Bari 10 luglio 2016 Predator e soldati cinesi all’assalto…
http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/futuro_militarizzato_11.htm

E sulla open area di pugliantagonista
http://www.pugliantagonista.it/open%20area.htm
Se ne consente la riproduzione senza scopi di lucro con l’obbligo del riportare in maniera completa la fonte.
Brindisi 28 gennaio 2011

Da Israele aerei fantasma carichi di proiettili di gomma per salvare i regimi arabi.

http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/NLW_1_animali.htm



E ’solo di qualche ora fa il racconto in diretta della troupe del TG3 fatta segno di “proiettili di gomma” sparati dalle forze speciali egiziane in quantità industriali sulle folle in sommossa nelle strade egiziane confermando l’allargamento di questa misura di contenimento urbano alle polizie dei regimi arabi filoccidentali,
Ma se nel caso della Tunisia, la velocità della protesta, l’incapacità e l’inadeguatezza dei reparti antisommossa ha visto cedere da parte di essi molto velocemente il campo ai dimostranti, nel caso dell’Egitto ad evitare la carneficina per mano degli sgherri di Mubarak sta venendo in aiuto l’amico-nemico di sempre, la vicina Israele con il suo potenziale di armamenti antisommossa testato da più intifade sulle spalle dei palestinesi. In queste ore dagli aeroporti militari israeliani si alzano in volo strani aerei dalle sigle misteriose carichi del” pane e companatico” che sarà distribuito a ritmo incessante sulle ossa dei dimostranti egiziani. Sono pallottole rivestite di plastica dei calibri più svariati, lanciagranate e lacrimogeni dotati di aggressivi chimici più potenti di quelli normalmente in dotazione delle forze antitumulto arabe. La quantità richieste sono così tante che gli stessi israeliani in parte produttori di tali aiuti umanitari si stanno rivolgendo per gli ordinativi alle fabbriche sorelle ubicate in Sud-Africa e negli Stati Uniti
Il popolo ha fame? Che mastichino un po’ di gomma!
Questo è quanto si trovano a sentenziare le Marie Antoniette arabe che non vogliono lasciare lo scettro del comando, sicure dell’aiuto USA, NATO e israeliano
Nel frattempo negli USA negli ambienti del Pentagono che sin dalla presidenza Clinton avevano sostenuto anche in sede NATO, il piano Urban operation 2020 che prevedeva la distribuzione e l’addestramento di tutti gli eserciti nell’uso di armi “poco meno che letali” per mantenere freno le sommosse che tra il 2012 e il 2015 avrebbero potuto scoppiare in più parti del mondo, ora stanno urlando in faccia ai loro colleghi- concorrenti generali e industriali la follia di aver sperperato risorse oggi maledettamente necessarie , nelle guerre inutili e dispendiose dell’Iraq e dell’Afghanistan.
Ed ora?
“-Per adesso parliamo di esser garanti della democrazia rivolgiamo a tutti l’appello alla calma , ma nel frattempo acceleriamo gli studi e i test sui nuovi armamenti antisommossa. Questa disfatta potrebbe tramutarsi in un grande affare per il nostro prossimo futuro.”- questa sarà la nuova linea dell’amministrazione americana e del complesso militar-industriale che la sostiene.
Ringraziando il cielo lo spirito intraprendente americano non è morto…
Peccato che esso correrà più velocemente scivolando sul sangue degli affamati in rivolta.
Da parte nostra , come Osservatorio sui Balcani di Brindisi, quanto sta avvenendo oggi , lo avevamo incominciato a raccontarlo esattamente tre anni fa nel nostro libro on-line “L’ultimo disertore” anticipando date, uso di armamenti non letali, il carattere delle sommosse , le diserzioni di agenti e forze armate, ma anche la risposta del potere con l’affinarsi della tecnologia.
Vi invitiamo a rileggerli i nostri racconti e forse a credere che il futuro è arrivato, il Mediterraneo è la nostra porta sul giardino di casa e noi ci giriamo le dita correndo appresso sulle discussioni sul sesso degli angeli, pardon di Ruby e di qualcun altro…
Antonio Camuso
Osservatorio sui Balcani di Brindisi
Brindisi 29 gennaio 2011-01-29


Vedi http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/futur_mil_19.htm

Gli altri episodi pubblicati
http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/futuro_miitarizzato_13.htm
4 agosto 2015 :Bari, la battaglia dei forni
http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/Bari_battaglia_f.htm
30 dicembre 2015: bari, piombo fuso su Barivecchia
http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/futuro_militarizzato_6.htm
Bari 10 luglio 2016 Predator e soldati cinesi all’assalto…
http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/futuro_militarizzato_11.htm
Antonio Camuso
Osservatorio sui Balcani di Brindisi
Brindisi 29 gennaio 2011-01-29

sabato 22 gennaio 2011


Nicola Occhiofino : il pacifista coerente e le lotte contro la Mega Base ONU NATO a Brindisi



Vogliamo ricordare nelle pagine dell'Archivio Storico Bendetto Petrone Nicola Occhiofino , per il suo impegno nelle tante battaglie antimilitariste

Pubblichiamo oggi in suo onore le foto di una delle tante iniziative dell'autunno 1994 a Brindisi contro la Base ONU-NATO



il ricordo di chi lo ha conosciuto.

insieme agli amici di Mosaico di Pace lo ricordiamo con questo testo:


Occhiofino e don Tonino Bello: gli amici di mosaico di pace ricordano Nicola Occhiofino con le parole che lui stesso nel 2009 dedicò al suo amico Don Tonino Bello:
“-Il volto pulito, il dolce sorriso sulle labbra, la luce di contagiosabontà negli occhi, la gioia nel comunicare: è l’immagine che conservodi don Tonino.Sentiva profondamente l’obbligo, per il cristiano, di non negarsi mai,armonica sintesi delle tre virtù teologali, fede, speranza e carità.Erano sempre presenti in lui i versi del salmo 84: “Misericordia everità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno. La veritàgermoglierà dalla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo”.Riguardo al tema affidatomi dagli organizzatori, che ringraziofraternamente per il convegno e per aver invitato la mia modestapersona, mi soffermerò, nel mio intervento, sulle grandi sfide cheinterpellano nell’oggi soprattutto la politica.In una crisi economica, a livello mondiale, dai risvolti catastrofici,tragici, nella difficile ma determinante materia, gli insegnamenti didon Tonino, a ben riflettere, si rivelano, come non mai, attuali edoviziosi…”-.
la redazione di pugliantagonista.it
22 gennaio 2011

venerdì 7 gennaio 2011



ALPINO MATTEO MIOTTO MORTO IN AFGHANISTAN

La Russa travestito da Befana porta il carbone in Afghanistan ai generali che gli hanno mentito.
…la svolta afgana tra cecchini e Terminator volanti.

http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/afghan20_matteo_miotto.htm

Finalmente dopo giorni di retorica patriottica, condita di lacrime e onori militari, il castello di bugie lungo quanto il naso di Pinocchio è caduto con l’autopsia del caporalmaggiore Miotto e la verità detta a denti stretti dai vertici militari.
La stasi delle operazioni militari a causa del “ Generale Inverno” che in Afghanistan dura sei mesi avrebbe dovuto determinare quella diminuzione routinaria degli attacchi dei ribelli talebani accora non accenna a vedersi e quotidianamente alpini italiani e marines sono sotto attacco nelle città e nei caposaldi sperduti.
Un vero peccato perchè quella diminuzione tradotta in bei diagrammi colorati da distribuire in estate alla stampa, sarebbe stata contrabbandata come prova della riuscita dell’operazione trasferimento del territorio all’esercito di Karzai , presupposto di quel “tutti a casa “che USA, NATO e Italia in testa non vedono l’ora di attuare al più presto.
Così il pantano afgano è nella fase del raggiungimento del guinnes dei primati: la prima guerra della NATO durata più di dieci anni. La guerra nATO con la logistica più lunga, superando quella del Golfo e la prima guerra non vinta dalla NATO

L’Afghanistan alla svolta tra cecchini e terminator volanti.
Ma tra i guinnes dobbiamo elencare quello che questa è stata la guerra dei paradossi: dove i droni impiegati inizialmente in maniera sperimentale sono man mano divenuti veri e propri Terminator, superando qualsiasi confine di decenza nell’uso, uccidendo talebani, capi clan ma sterminando anche famiglie intere senza che una lacrima uscisse dalle occidentali opinioni pubbliche benpensanti.
Una guerra in cui per giustificare stragi inutili si è passati dal cosiddetto “errore umano” all’utilizzo del termine “ errore di elaborazione ed interpretazione di dati”, quando a morire sotto i missili dei terminator volanti sono finiti civili innocenti afgani o abitanti delle zone tribali pachistane. In tal modo improbabili procesi per crimini contro l’umanità non saranno processati e al massimo si correrà il rischio di rottamare qualche computer o qualche inaffidabile sistema informatico dell’antiterrorismo islamico.

http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/382572/

Capitava così che giorno in cui la salma del caporalmaggiore degli alpini Miotto rientrava in Italia, dal Pentagono giungeva la notizia del prossimo invio in Afghanistan del super drone dai mille occhi che dovrebbe rappresentare la soluzione decisiva per il controllo del territorio afgano ( e non solo) : il Gorgon Stare ( lo sguardo di Gorgone_Medusa).
Si tratta di un robot volante dotato di una decina di telecamere capace di inviare oltre cinquanta filmati diversi ad analisti e soldati pronti a far intervenire altri droni armati di missili contro ribelli operanti anche in uno scenario complesso come quello di una città.
E’ una notizia confortante quella che questa nuova generazione dei controllori e , Giudici e Terminator volanti stia per essere immessa nell’armata aerea dell’esercito imperiale. Una dotazione che arriva nel periodo giusto, quando la FAO lancia l’allarme rialzo dei prezzi dei prodotti alimentari e di un pericolo scarsità di cibo per grandi parti del Pianeta che potrebbe generare rivolte di massa e gravi contraccolpi politici.
Sapere che lo sguardo di Gorgoni-Medusa sia entrato in sperimentazione sul territori afgano , ma con prerogative di uso sul controllo delle città ci fa tirare un sospiro di sollievo. Molto presto questi “ giudici Gregg” volanti ( vedasi il famoso film con Silvester Stallone) potranno dirigere i piccoli drone poliziotti armati di mezzi di annichilimento della folla e dei capi sovversivi come da anni assicurano le aziende nord-americane del complesso militar-industrialeinteressate a rendere sicuro il futuro del capitalismo globalizzatore del terzo Millennio.

Non sappiamo quando questi scenari diverranno realtà nelle megalopoli del prossimo futuro, dobbiamo accontentarci del fatto che per adesso, come nel caso del combattimento dove è morto l’alpino Miotto per “bonificare” il terreno intorno alla base italiana sotto attacco, siano intervenuti i cacciabombardieri americani che hanno schiacciato come scarafaggi , a detta delle notizie di stampa odierne , almeno quattro puzzolenti straccioni talebani che, nonostante l’impari differenza di mezzi osavano attaccare un caposaldo armato di mitragliatrici, mortai ed ogni ben di Dio.
Lo sguardo della Medusa nella mitologia greca era l’arma invincibile con cui gli dei annichilivano rendendo di pietra gli umani che cercassero di scalare l’Olimpo. Ma nonostante ciò un semidio, Perseo, che voleva esser trattato come un uomo, armato solo della caparbietà e dal coraggio riuscì con uno stragemma, mimetizzandosi come un cecchino, a giungere a portata di tiro del suo pugnale il mostro e, difendendosi gli occhi con uno scudo, decapitò la Gorgone .

Gli antichi greci amavano riempire la loro mitologia di storie paradossali, prendendo in giro gli dei e la loro infinita potenza. Oggi invece una SUPER-RAZZA di ricchi umani spera di sconfiggere l’ansia e la paura della resa dei conti finali con qualche miliardo di affamati e derelitti di troppo , dotandosi di armi che ricordino l’invincibilità degli antichi Dei, quelli che terrorizzarono l’alba dell’Umanità

E’ paradossale scoprire come la guerra afgana continui ad avere una complessità di aspetti che ne stanno facendo di essa un luogo di sorprese continue per gli analisti di cose militari.

La guerra dove i droni sono divenuti veri e propri terminator, ma anche la guerra dove si può morire a causa di armi o congegni vecchi di oltre un secolo, quando erano ancora in circolazioni armi ad avencarica
Sì perché oggi , con le dichiarazioni ufficiali di La Russa e generali al seguito, ad uccidere l’alpino Miotto è stato un proiettile sparato da con una cartuccia progettata e costruita nel 1891 per l’esercito zarista: la 7,62 X54R
Una cartuccia esplosa da una fucile “di precisione” del vecchio arsenale russo , un Dragunov, progettato nel 1963 al tempo della crisi di Cuba.
Una cartuccia e un fucile per cecchini, di un'altra epoca, che ci riporta indietro nel tempo agli orrori della guerra nella exYugoslavia e a Sarajevo che alla fine degli anni 90 divenne la capitale dei cecchini.
Da un lato i serbi che dalle alture dominavano la città, dall’altra i musulmani e croati che misero in piedi delle unità , anche femminili, di controcecchinaggio, ingaggiando battaglie che potremmo paragonare a quelle del film cult del 2001 “Il nemico è alle porte” , ambientato nella Stalingrado assediata dai tedeschi.
E serbi, croati e musulmani fecero largo uso proprio della versione modificata del Dragunov russo , sfornata in migliaia di esemplari per l’esercito di Tito, dalla Zastava, nelle versioni M 76 (Una derivazione del caro, vecchio AK47) e poi lo M91 anch’esso calibrato con l’ottima cartuccia 7,62X54R capace di fare danni mortali a notevole distanza e contemporaneamente capace di mantenersi efficace sino a 600 metri se alla bocca del fucile si applica un silenziatore di tipo tattico.

Armi che però, al confronto di ciò di cui sono dotati gli eserciti NATO e USA schierati in Afghanistan, si possono paragonarealla fionda di Davide contrapposta alla spada e all’armatura e la titanica possanza di Golia.
Basterebbe dare uno sguardo nelle riviste specializzate delle nostre forze armate e scopriremmo come i nostri alpini abbiano un reparto di elite , il 4° reggimento Alpini “Monte Cervino”, specializzato in operazioni di cecchinaggio ed eliminazione di avversari a colpi di fucile di precisione dotato silenziatore.
Scorrendo l’ archivio fotografico delle operazioni condotte nei vari teatri di guerra degli ultimi vent’anni, dal 4 reggimento alpini scopriremmo, nell’armamentario da loro usato comunemente , il fucile Hekher e Koch MP5 SD dotato di silenziatore, e come essi siano dotati di un fucile “antimateriale” come il Barret m 82 e m95 dal calibro 12,7mm capace di fare scoppiare la testa di un talebano come se fosse un melone maturo ad una distanza di qualche migliaio di metri.
Armi modernissime con il doppio di portata e calibro di cui era dotato ‘l’excecchino talebano” autore del “fortunato/sfortunato” tiro contro il militare italiano, ma passato a miglior vita dopo l’operazione di bonifica da parte dell’aereo USA armato di insetticida antiscarafaggi ( napalm e bombe a grappolo). Eppure quel folle insieme ai suoi “compagni di merenda “ è andato ostinatamente all’assalto di quel fortino, capovolgendo il ricordo dei racconti dei nostri nonni che ci parlavano degli assurdi assalti alla baionetta contro le trincee irte di reticolati e mitragliatri degli austriaci nelle cento battaglie dell’Isonzo, esattamente cento anni fa.

Non sappiamo se questa gesta un giorno faranno parte della mitologia di quella razza di umani che dovranno vivere come topi nascosti tra le macerie delle loro megalopoli, mentre nel cielo solcano droni armati di missili e occhi di Medusa , sappiamo solo che ci avviciniamo consumando risorse , distruggendo l’ambiente, producendo cose inutili, affamando e opprimendo miliardi di esseri umani , sempre più ad incubi che da trame di film di fantascienza divengono giorno dopo giorno sempre più reali.

Ma i paradossi non terminano qui : se vorreste scaricarvi un bel manuale in russo sulla tattica, le armi, e l’addestramento per divenire un buon cecchino dotato di Bragunov, basta iscrivervi ad un forum di amanti di simulazione di guerra, la cosiddetta SOFTAIR-MANIA, quelli che vanno in giro per boschi , in mimetica, caschi e sensori, armati di fucili elettrici che sparano pallini in plastica con armi perfettamente identiche a quelle vere. Ebbe il sito che vi consigliamo dove vi insegnato a sparare col Dragunov e divenire un buon cecchino ha un nome emblematico. 6 °cacciatori alpini e frequentato…paradossalmente da giovani di Tiene, il paese da dove proveniva l’alpino Matteo Miotto. Vedasi
http://softairteam6cacciatorialpini.forumup.it/about671-softairteam6cacciatorialpini.html (thiene)

Antonio Camuso
Osservatorio sui Balcani di Brindisi
Brindisi 6 gennaio 2011

domenica 19 dicembre 2010


Il compagno animalista anarchico Paolo Friz ci ha lasciati.
http://www.pugliantagonista.it/archivio/paolo_friz.htm

Nella prima mattinata è arrivata la notizia della morte di Paolo Friz , 53 anni, lasciando tutti noi addolorati.
Paolo era ricoverato in una struttura sanitaria di Ceglie Messapica da quasi un anno, dopo il terribile incidente automobilistico che nell’agosto del 2009 lo aveva visto coinvolto.
Nonostante le condizioni gravissime, che sin dal primo momento avevano fatto pensare al peggio, il suo fisico da ex-atleta della pallacanestro e la sua indomabile voglia di vivere, ci avevano dato più di una speranza di rivederlo di nuovo tra noi e ritornare alla sua passione di vita: l’accudire, il curare gli animali.
La sua scelta di divenire veterinario , sin da giovane si era accompagnata a quella dell’identificarsi nei valori più puri e coerenti dell’Anarchia: giunto a Brindisi, giovanissimo, promessa del basket, divenne collaboratore , sostenitore e redattore di una originale rivista antimilitarista , gravitante nell’area anarchica , SENZAPATRIA, (http://www.pugliantagonista.it/archivio/senzapatria_anarres.htm ) che per circa vent’anni fu un punto di riferimento del dibattito e delle lotte per l’obiezione totale agli eserciti, contro tutte le guerre, per un mondo senza oppressi ed oppressori.
Una rivista la cui redazione itinerante giunse nel 1991 a Lecce e vide un gruppo di obbiettori antimilitaristi, anarchici, animalisti immettere le tematiche del territorio pugliese e quelle della militarizzazione delle coscienze e dei territori, nel contesto generale ed internazionale delle lotte pacifiste mondiali riprese in occasione della Guerra del Golfo.
Anche dopo lo scioglimento della rivista , con parte della redazione leccese che andò a fondare la comunità libertaria di Urupia in provincia di Brindisi, l’impegno di Paolo Fitz proseguì in altro modo, partecipando alle sottoscrizioni in favore dei prigionieri politici, alla pubblicista anarchica e animalista , e partecipando nelle sue possibilità e nei limiti di tempo lasciatigli dal suo lavoro di veterinario e da quelli familiari, alle lotte sociali ed ambientali sul territorio brindisino ,nonostante una malattia che lo avesse colpito al sistema motorio-nervoso negli ultimi anni.
Lo avevamo visto partecipare così alle biciclettate dei primi critical mass del gruppo del No al Carbone, come anche alle tante manifestazioni contro il Rigassificatore a Brindisi.
Ma Paolo, la sua voglia di essere al servizio di chi soffre, l’ha espressa sino all’ultimo nell’amore per gli animali e quell’incidente maledetto che gli accorciato la vita, lo ha avuto durante uno dei suoi tragitti lavorativi che lo portavano a girare per la provincia, dividendosi tra gli ambulatori dove prestava servizio, ma anche raggiungendo masserie isolate dove si richiedeva la sua opera.
Sapere di aver a disposizione Paolo era una sicurezza per tutti coloro che amavano gli animali a Brindisi: imbattersi in un gatto, un cane o altro animale ferito o abbandonato per strada in cattive condizioni, per tutti noi era naturale prenderlo in braccio e correre da Paolo. Molto spesso la sua prestazione era gratuita e il vedere tornare il sorriso al soccorritore e il muto ringraziamento negli occhi dell’animale ferito era per lui più che sufficiente.
Il nostro augurio oggi è che Paolo ci abbia lasciati perché chiamato a prestare la sua opera da qualche parte in Cielo , nel Paradiso degli esseri liberi , affinchè si prenda cura dei tanti amici a quattro zampe che spesso ci danno lezioni di vero amore e solidarietà a noi, presuntuosi umani che vorremmo la Terra e gli Dei a nostra immagine e somiglianza.
Ti immaginiamo così, Paolo, in camice bianco,nel tuo studio con le pareti tappezzate di manifesti contro la caccia , contro la vivisezione, per il sabotaggio a tutte le strutture carcerarie di uomini ed animali, con il tuo sorriso pronto ad accogliere chi ha bisogno di te.

Ciao Paolo un saluto da tutti noi, a pugno chiuso

Per la redazione di Pugliantagonista.it
Brindisi19 dicembre 2010

giovedì 9 dicembre 2010













Quell’8 dicembre del 1977 quando Brindisi corse il rischiò di essere distrutta dal rogo del Petrolchimico….rileggendo le pagine del Quotidiano di 31 anni fa

http://www.pugliantagonista.it/archivio/p2t_scoppio_77.htm
Articolo apparso in forma ridotta sul Quotidiano di Brindisi 9 dic 2010

Non è per semplice ritualità ricordare fatti terribili come quello che avvenne l’8 dicembre del 1977, quando a Brindisi , a perite in un disastroso incendio , a seguito dello scoppio del reparto di cracking dell’etilene , furono tre operai , mentre 52 furono gravemente feriti e oltre un centinaio furono gli intossicati tra lavoratori e soccorritori.
Quella pagina di storia industriale brindisina va tenuta ben viva, come vivi debbono rimanere il ricordo dei nomi dei tre operai caduti sul posto di lavoro,forse in un ultimo disperato tentativo di far intervenire i sistemi di sicurezza.
Si chiamavano Carlo Greco, di Lecce, 47 anni operaio, Giuseppe Marulli 34, di Brindisi, quadrista e il giovane perito chimico Giovanni Palazzotto, 23 anni di Lecce, assunto da poco .
I loro nomi son legati ad un fatto che colpì profondamente l’immaginario collettivo di questa città ma molti altri, tanti, troppi rimangono anonimi: operai e impiegati morti in incidenti sul lavoro o avvelenati lentamente da quell’enorme macchina di produzione di morte, ma anche di prodotti del consumismo avanzato che il Petrolchimico di Brindisi.
Ma forse occorrerebbe ricordare anche le enormi conseguenze in impatto ambientale , in avvelenamento delle acque di falda e quelle marine che si perpetrò negli anni d’oro della chimica , dell’avvelenamento dell’aria che coinvolse l’intera popolazione brindisina e dei territori circostanti a causa di quelle torce fumose eternamente accese, che bruciavano 24 ore su 24 senza fermarsi , scarti di produzione o addirittura tutto ciò che, prodotto di giorno e impossibilitato a stoccarsi o vendersi, veniva bruciato la notte.
Tutto ciò avveniva sotto gli occhi e il naso di tutti e quindi tutti erano complici e consapevoli che questo era lo scotto da pagare affinché Brindisi, terra felix del vino e dell’olio, potesse tramutarsi nella capitale della chimica mondiale?
Rileggendo a 31 anni di distanza il paginone che il Quotidiano di Brindisi dedicò a due anni di distanza dai fatti a quella vicenda ci sarebbe da dire :”- Sì, ad eccezione dei soliti estremisti contestatori ( essendo in quei tempi l’ambientalismo ancora in fasce).”-
Nell’ineguagliabile resoconto che Vittorio Bruno Stamerra fece quel sabato 8 dicembre sulle pagine del Quotidiano si colgono fatti che oggi sarebbero prove evidenti di quando pericoloso avesse potenzialmente quell’impianto costruito a due passi dalla città.
Per venire a capo dell’incendio dovettero intervenire i vigili del fuoco di Brindisi ,Lecce, Taranto, Bari, i marinai del battaglione San Marco, le autopompe della Marina Militare e quelle dell’Aeronautica, ma che nonostante ciò si rischiò che l’intera città fosse devastata.
Si rischiò infatti lo scoppio a catena dell’intero complesso del petrolchimico, quando un momentaneo blackout tecnico bloccò la centrale elettrica che alimentava i sistemi di raffreddamento degli impianti e gas , fumo, e materiali che bruciavano con fiamme alte centinaia di metri non ricaddero sulla città solo grazie alla , allora eterna , “tramontana brindisina” , quella che oggi a causa dei cambiamenti climatici è stata sostituita dallo scirocco, che in analoghe circostanze non ci grazierebbe.
Ma altri fatti curiosi ma significativi si colgono dal resoconto di Vittorio Bruno. Quella notte, accanto a lui vi era il cooordinatore dei servizi di sicurezza della fabbrica, “casualmente” un sindacalista, come sindacalisti furono coloro che corsero in città a far aprire le saracinesche dei grossisti per acquistare ingenti partite di latte da distribuire ai soccorritori, pompieri, militari, lavoratori accorsi dalle loro case per salvare il proprio posto di lavoro.
Latte per difendersi ,( oggi sappiamo inutilmente ), dagli aggressivi chimici inalati durante le fasi di spegnimento, poiché maschere antigas erano insufficienti, inesistenti o inadeguate, insomma una debacle della sicurezza causata da troppi silenzi preventivi o troppe situazioni di comodo che avevano fatto tutti sperare che in quel Petrolchimico non succedesse mai nulla di eccezionale.
Addirittura,in un quadro torbido come raccontava Vittorio, i dirigenti della squadra politica brindisina giunsero ad ipotizzare la possibilità che lo scoppio fosse stato causato da un attentato da parte di qualche gruppo di terroristi in odor di Brigate Rosse, ma fortunatamente nessuno ci credette e sotto sotto, a denti stretti, operai e sindacalisti gli confessarono che si risparmiava sulle manutenzioni . Cosa che denunciò pubblicamente pochi giorni dopo il giornale Lotta Continua ( che a Brindisi aveva come leader Michele Boato), , senza esser mai stata smentita, pubblicando un dossier di Foro Buonaparte con le nuove disposizioni sulla riduzione dei costi della manutenzione.
Quell’8 dicembre decretò il declino di un ciclo storico della chimica brindisina ed italiana, ma fu usato anche come arma di ricatto per un’altra fase complessa della storia della nostra città: quella delle centrali a Carbone.

Nella cronaca di quel Quotidiano del 1979 troviamo ciò che racconta Vittorio Bruno:
”… Nel pomeriggio dell’8 dicembre 1977 il presidente della Montedison Giuseppe Medici annunciò:-Nessun operaio perderà il posto e ricostruiremo l’impianto!-“…
Un'altra offerta affinché la Montedison non fosse messa sotto accusa, che quei silenzi complici perdurassero e che nessuno mettesse in dubbio la validità delle scelte governative ed industriali dell’epoca.
Sappiamo che furono promesse da marinaio:il reparto non fu ricostruito e a Brindisi la parola cassa integrazione e licenziamenti divennero la costante delle vicende sindacali e politiche.

Con questo ricatto si giunse all’arrivo dei padroni del Carbone e dell’Energia e nonostante mobilitazioni ambientaliste e referendum popolari sorse a Sud di Brindisi la megacentrale di Cerano, con le note vicende delle convenzioni mancate o disattese.
Oggi 8 dicembre 2010 possiamo attenderci finalmente che una nuova convenzione possa ristabilire un equo scambio tra esigenze occupazionali e qualità della vita della popolazione brindisina e limitrofa? Possiamo sperare che le inchieste della magistratura riescano a far piegare le esigenze del profitto e della ricerca dell’abbassamento dei costi ai danni che certe lavorazioni industriali producono su di noi e le nostre generazioni future? O al contrario prevarranno le motivazioni con le quali si continua a ipotizzare,a poca distanza dai luoghi di quel disastro, uno dei più grandi rigassificatori d’Europa, mentre ancor oggi quelle torce fumanti regalano spettacoli luminosi, ma non solo, alla città nonostante inchieste giudiziare, sequestri e richieste di adeguamento agli standard ambientali?

ANTONIO CAMUSO
Archivio Storico Benedetto Petrone
Brindisi 8 dicembre 2010