domenica 3 gennaio 2016

In ricordo di Mina Passaro, poetessa e pennino ribelle del Centro Sociale di Brindisi.

Mina non è più tra noi dal 7 agosto 1986,  e seppur son passati 30 anni noi non la dimentichiamo.

Mina  Passaro, una  di noi


Così iniziava la presentazione del libro Transea(t) a lei dedicato, curato dal suo professore D’Amone Cosimo di francavilla Fontana,  e firmata dalla famiglia Passaro, e dalle amiche e dagli amici del Centro Sociale
“…A ricordarci  di lei, oltre le comuni esperienze nel Centro Sociale e nella Comunità_Alloggio di Restinco (BR) , ci sono le sue poesie i suoi dipinti espressione della sua creatività umana ed artistica.…Mina ha investito grandi energie nel vivere e nel rimanere fededele a se stessa, ai suoi desideri, e questa battaglia lacerava il suo corpo esile e mnervoso, ha coltivato caparbiamente le sue passioni, per la pittura, la musica, lo studio, lo stare insieme, l’impegno sociale nella lotta contro ogni emarginazione, autoritarismo, miseria culturale…Per questo Mina ci manca moltissimo. Di lei ricordiamo l’andatura dinoccolata, la grande cartella dei disegni, la sua presenza irruente nelle riunioni del Centro Documentazione Donna, la sua disponibilità a creare e disegnare manifesti, vignette, i suoi sorrisi increspati, la voglia di divertirsi, la sua voglia di mare…di infinito.
Epoi…le parole impongono limiti, sollecitano emozioni, tensioni, blocchi.
Mina Passaro,  una di noi
Come  Archivio Storico Benedetto Petrone , abbiamo deciso di ricordare Mina oggi, pubblicando una poesia che lei scrisse esattamente 30 anni fa , il 3 gennaio 1986.  E’ una poesia che parla del dolore che si ha qquando si perde qualcuno che si ha amato, un dolore che può sentire solo chi nell’Amore ha veramente creduto. Nel mondo di oggi in cui i veri sentimenti, valgono meno di un selfie, il messaggio di Mina  ha l’effetto di  un macigno  scagliato in uno stagno di acqua putrida.

IL DOLORE
Ho visto il mio amore farsi polvere
E svanire al vento, al vento,lontano
Dalle mie mai e dai miei occhi.
Questo posto è diventato assai vuoto
E nell’insonnia tutto mi è chiaro.
Il dolore mi prende forte
Forte, sino nel cuore.

Francavilla F.na, 3 gennaio 1986


Articolo pubblicato anche sulle pagine dell'Archivio Storico B Petrone , di Pugliantagonista.it




domenica 27 dicembre 2015

LA LEZIONE DELLA STORIA 
CONTRO TUTTI I NAZIFASCISMI

  (da un  gelido Natale di 70 anni fa)

 
(caricatura del pittore sovietico Efimof)

NATALE 1941, fronte Russo, l’inizio della fine di Hitler e Mussolini.


Provare ad immaginare di cambiare  la Storia con i “se…” è stato un esercizio nel quale molti ci hanno provato e continueranno a farlo. Lo fecero Hitler e Mussolini oltre 70 anni fa aggredendo l’Unione Sovietica, credendo di dare una l.lezione al più grande stratega europeo sino all’ora conosciuto:Napoleone Bonaparte, ipotizzando che se avesse avuto carri armati ed aviazione non avrebbe fatto la fine che conosciamo. Purtroppo non credettero al coraggio del popolo russo e dell’alleato Generale Inverno che in quel dicembre 1941 si manifestò con temperature di oltre 40 gradi sottozero.

A sentire le previsioni meteo di questi giorni con i moscoviti che fanno il bagno nei fiumi e corrono allegramente per i parchi di Mosca, farebbe venire da dire che “se i nazifascisti  avessero avuto a disposizione queste condizioni, la Storia avrebbe potuto-purtroppo- cambiare corso” Fortunatamente sappiamo che invece la neve e il gelo resero impossibile la vita anche alla lubrificata macchina da guerra nazista, mentre  peggio si trovarono i  60.000 soldati italiani del CSIR (Corpo di spedizione Italinao in Russia) , nonostante  gli sforzi del  generale Messe che li comandava  di dotarli di autocarri e indumenti invernali consoni acquistati in tutta fretta in Romania ed Ungheria . 
Alla fine di quell’inverno durissimo del 1941, si contarono tra essi  oltre tremila congelati con relative amputazioni di arti ed una percentuale di congelati del doppio in confronto ai tedeschi che  erano schierati lungo un fronte che raggiungeva il Baltico.

 Con il carburante  che congelava nei serbatoi,  e la neve che bloccava le ruote, gli stessi muli non ce la facevano ad avanzare . Così, quando  la mattina del Natale del 1941, contro le divisioni italiane schierate sul fronte Sud, si lanciarono migliaia di cosacchi a cavallo , appoggiati da artiglieria e carri armati, tutte le fandonie della propaganda fascista che parlavano loro della  imminente file del bolscevismo, andarono in frantumi, tramutandosi in una battaglia all’ultimo sangue e tantissimi morti sotto la neve.


Chi riuscì a sopravvivere a quella battaglia non se lo dimenticherà mai e i numeri parlano chiaro. Quando la sera di Natale la battaglia andava a concludersi e giungevano a rinforzo i carri armati  e le truppe di rincalzo tedesche che avrebbero permesso una piccola controffensiva sino al 28 dicembre , si potè  capire quanto era costata quell’offensiva sovietica di poche ore: 168 morti, 715 feriti, 207 dispersi, 305 congelati  da parte italiana , mentre da parte russa giacevano sul terreno duemila soldati  e oltre a 1500 prigionieri.


Nella neve i morti dell’una e delltra parte erano praticamente indinstinguibili, sottolineando ancora una volta come quella fosse una folle strage  di proletari, la maggior parte figli di contadini, scatenata da un criminale disegno di conquista e di sopraffazione razzista  ideato dal regime nazista ed appoggiato dal fascismo italiano.Poco valsero le decine di Medaglie al Valore distribuite dopo quella battaglia. Poco più di un anno dopo i superstiti dell’Armata italiana sconfitti sul DON furono fatti rientrare di nascosto in Italia, senza medaglie, come se quella ritirata fosse colpa loro.

A molte migliaia di chilometri più a nord, la battaglia di Mosca era irrimediabilmente perduta e i tedeschi che nel giorno dell’anniversario della Rivoluzione Russa erano nei sobborghi di Mosca, a dicembre erano costretti ad arretrare sotto il rullo compressore del Maresciallo Zukov, che si sarebbe fermato solo a causa del grande Gelo.

Il 30 dicembre 1941 i carri armati  e la fanteria russa riconquistano Kozielsk e ai margini delle strade giacciono i cadaveri dei soldati tedeschi. Emblematica è una foto scattata quel giorno di un cadavere di un fante tedesco schiacciato come una sardina sotto i cingoli di un carro “Stalin”.
Arrendersi o perire! 
E’ il monito  con il quale è diffusa quella foto dall’Armata Rossa! La strada per Berlino sarà lastricata di decine di milioni di morti.

Arrendersi o perire!

Sarà scritto sul proclama  del CLN Alta Italia  a nome di tutta la Resistenza , il 25 aprile del 1945, chiamando all’Insurrezione, 70 anni fa.


Oggi come ieri sappia chi crede di attentare alla libertà e alal dignità umana in nome di  ideologie e credi razzisti, nazisti e fascisti , che si troverà dinanzi allo stesso monito.

Archivio Storico Benedetto Petrone
www.pugliantagonista.it
Natale 2015

venerdì 9 gennaio 2015

STRAGE DI GIORNALISTI A PARIGI
siamo o non siamo tutti Charlie?
L'editoriale di Pugliantagonista
parte prima

http://www.pugliantagonista.it/openarea/siamo_o_non_siamo_charlie.htm

Siamo o non siamo tutti  Charlie?

Questo è il dilemma che si aggira per l’Europa, tra piazze che si mobilitano con le matite in pugno e borse che  recuperano, dopo la notizia della strage,  le perdite di settimane di ribassi. A quanto pare a tirare un sospiro di sollievo, mal nascosto da finte lacrimucce miste al rimmel firmato, sono in tanti\e. 
All’Eliseo dove svetta il tricolore a mezz’asta è chiamato al colloquio per parlare di unità nazionale, quell’expresidente Sarkò che da ministro dell’interno definì “feccia” gli abitanti delle banlieu, sempre pronti a scatenarsi in rivolte e saccheggi. 
Bei tempi quelli ,per la Francia,  quando i  descamisados in gran parte di origine araba nord-africana, figli di seconda e terza generazioni di quegli emigranti dalle ex colonie francesi  , si accontentavano nelle notti parigine  di bruciare  centinaia di auto per strada, per gridare la loro rabbia, il loro sentirsi esclusi dal sognare un futuro diverso nella Francia,  seconda locomotiva dell’Europa dei banchieri. 
I danni materiali di quello sfogo furono in qualche modo risarciti e la Francia continuò il suo cammino di seconda potenza economica europea, mentre Grecia, Italia, e Spagna affondavano nella crisi. Dopo la rivolta delle banlieu si cercarono di mettere in piedi programmi di inserimento da parte di ministeri per affari sociali, amministrazioni locali, organizzazioni umanitarie, moschee  e scuole, operatori di strada e psicologi che dovettero assistere prima i genitori dei ribelli, incapaci di comprendere la furia scatenata dei propri figli.  La Francia multirazziale sapeva che la scommessa  aveva una posta importante anzi unica, il suo stesso essere la Francia, quella della Marsigliese, quella che ha coniato il motto libertè, égalitè e t fraternitè, ma anche quella della grandeur, della Lègion étrangère, della quarta potenza atomica che ancor oggi ha influenza su mezz’Africa.
Ieri , le cose sono terribilmente cambiate, con la consapevolezza che da tempo non ci sono giovani che urlano la loro rabbia per le strade, che si è da tempo smesso di illuderli su possibili cambiamenti epocali della loro condizione. La feccia  di Sarkò, come un tempo i  mendicanti  andavano a scuola di assassini e ruberie nella Corte dei Miracoli,  in questi ultimi anni ,in centinaia, è andata a scuola di terrore e di sangue in luoghi del Pianeta dove si  è cancellato  e si cancella quotidianamente  tutto ciò che l’umanità in millenni, pur tra tante contraddizioni aveva costruito.  E chi ritorna  da esperienze simili  , è trasformato così interiormente che occorrerebbero anni di trattamenti psicoterapici  e un’organizzazione socioassistenziale , oggi inesistente, che lo possa disintossicare e seguire in un ritorno alla vita “normale”. Lo sappiamo per esperienza  con le migliaia di casi di reduci  impazziti “dai  mille Vietnam” 
In ogni caso, per chi ritorna dalla Legione straniera islamica, che si chiami ISIS o AL Qaeda, ad acclamarli, santificarli e glorificarli , nelle banlieu di Parigi, Marsiglia, Tolone,  c’è una folla di altri giovani senza futuro, ansiosi di divenire eroi di qualche guerra santa da combattere contro chi non è  o non si sente come loro, ed essere loro in qualche parte del mondo , magari nella stessa Francia che li ha visti nascere, crescere e pur malamente accuditi, anche per un solo giorno essere quelli che con un fucile in mano son stati capaci di avere il mondo che li ignorava e disprezzava, sotto i piedi.
 In questo,  la battaglia per l’arruolamento è stata vinta in partenza da tempo, da quando nelle banlieu, si vedevano bruciare scuole, centri di aggregazione giovanili ed assistenziali, malamente difesi con le lacrime agli occhi da maestri e padri dei giovani rivoltosi.  Son passati dieci anni e tutti oggi sembrano dimenticarsi di ciò, attoniti dal capire come e da dove possano essere stati generati “mostri” tali da massacrare un pugno di giornalisti di satira politica.
Anche questa volta l’abbiamo scampata bella!
Ovvero ,quando i media diventano il giubbotto antiproiettile della società
La consapevolezza del pericolo di  episodi  di terrorismo antioccidentale, direttamente in Europa  lo si aveva da tempo e non solo nelle segrete stanze dei Servizi di sicurezza di USA, Unione Europea, e Israele,  e quando la notizia che l’obbiettivo era stata una ,sin’ora, oscura redazione di un giornaletto satirico , ebbene  in molti han brindato allo scampato pericolo. Due, al massimo tre  giovanotti, insieme ad una fidanzata, con un paio di fucili e giubbotti antiproiettile che scorazzano impunemente per l’Ile di France e che si “limitano”  ad ammazzare  dei vignettisti rompiballe e  qualche poliziotto,  è stata la notizia meno terribile tra quelle che ci si aspettava, negli ambienti della sicurezza francese. Una squadra di una decina di questi uomini , così travisati da esser confusi dai più con le teste di cuoio dei reparti speciali, che se  fosse andata a bussare alle porte di una delle tante centrali nucleari che ha la Francia ,  avrebbe trovato le porte aperte  o comunque una resistenza insignificante, avrebbe prodotto un allarme nucleare, se non proprio un incidente  ,del quale  si sarebbe parlato in eterno  dell’11 settembre del continente europeo,  facendo impallidire i ricordi di Chernobyl
Sì stando così le cose , il  7 gennaio  2015, è stato un giorno fortunato per noi europei, ma non sappiamo sino a quando potremo vivere di questa speranza….
La domanda  che tutti gli apparati di sicurezza si pongono oggi è non quando sarà il prossimo attacco , ma dove si rivolgerà. Come interpretare  i tanti insegnamenti che i leader degli AL Qaeda, o ISIS o BOKO Haram, lanciano ai loro adepti, in termini di Strategia e di tattica da adottare contro il Mondo del Male, in cui innocentemente noi ci ritroviamo a vivere? Per essi, è un mondo che va radicalmente distrutto, colpendo quelle che sono le basi della società capitalistica occidentale ( ben altra cosa è parlare di scontro di civiltà, poiché in questo oggi potremmo solo far esempi tipo lo sterminio di aborigeni, di pellerossa, degli Zulù o dei pigmei per mano dei “civili” colonizzatori, ma non uno scontro tra chi sa usare media e mitra allo stesso modo del contendente).
L’attacco portato a Parigi ha seguito pur nella sua confusione , una logica che persegue in parte  il filo dell’11 settembre e quindi del linguaggio Qaedista. Colpire i simboli del sistema, ma anche gli uomini colpire l’economia e lanciare un messaggio di terre mediatico, facendo cadere il mito dell’invulnerabilità del territorio statunitense. In questo i fratelli algerini e i loro complici hanno mimato con aspetti paradossali quell’attacco. Si è colpita la capitale del secondo paese portante dell’Europa, si è colpito uno dei simboli identificativi della France : la libertè, in questo caso quella di opinione ed in secondo ordine dei poliziotti , identificandoli nella parte feroce dell’ETAT, quella che presidia l’immutabilità del potere tra le classi, impedendo che la feccia, quella delle banlieu, possa sconvolgere gli equilibri di forza.
Ma sino a quando logiche simili, pur nella loro criminale razionalità impediranno che vi sia un salto inimmaginabile?Dovrà l’Europa seguire l’esempio di Israele costruendo un  Muro che la separi  da quelle terre che un tempo avevano un nome, Iraq, Siria, Libia , ma dove si è ritornati alla terminologia classica , dove le si descriveva con un “Hic sunt Leones” ?
Fine Parte prima
editoriale di Pugliantagonista
9 gennaio 2015


lunedì 22 dicembre 2014

Sant’Andrea di Conza (AV) 23-24 dicembre 1980
Quando sindaco e carabinieri dissero ai volontari:”-Scava con noi , ma fai Natale con i tuoi! “-E  li espulsero con foglio di via.
L’altra faccia del terremoto in Irpinia
I GIORNI DEL VOLONTARIATO “SCOMODO” A CONZA, i fogli di via, le perquisizioni su donne nelle parti intime condotte “non in modo morboso” da militi maschi…

http://www.pugliantagonista.it/archivio/1980_terremoto_conza_ondarossa.htm


E ‘ una vicenda emblematica  che alla luce delle polemiche di come fu gestita la fase due (quella della ricostruzione e  della gestione dei fondi legata ad essa) fa comprendere  l’importanza dell’eliminazione di tutte le voci scomode, ovvero i volontari che denunciavano ritardi, imboscamenti, malefatte di amministratori, politici ed addirittura religiosi,  e come dovessero al più presto essere  allontanati onde evitare che la popolazione si svegliasse ed incominciasse ad effettuare un controllo popolare su ogni atto, ogni soldo degli aiuti in arrivo.
 1 dicembre 1941 
nasce il reggimento delle Streghe della Notte
le donne pilota russe che terrorizzavano
 ogni notte i tedeschi 
Le streghe della Notte  di Marina Rossi edizioni UNICOPLI  a dir il vero non è l'unico libro in italiano scritto su questo argomento,  ma l'autrice lo ha ha affrontato con lo stile  scientifico della ricercatrice ma anche con la sensibilità tutta femminile che le ha permesso di intervistare in maniera così corretta le superstiti appartenenti a quel mitico reparto di pilote antinaziste , producendo un libro che consiglieremmo a tutte\i di leggere.

martedì 16 dicembre 2014

LE ATTIVITA' DELLA LILA 
(LEGA ITALIANA LOTTA  ALL'AIDS) 
A BRINDISI





IL MEMORIALE ITALIANO DI AUSCHWITZ DEVE ESSERE RIAPERTO!
NO ALLA CANCELLAZIONE DELLA MEMORIA DEI DEPORTATI ITALIANI 

 per leggere articolo completo e appello da sottoscrivere andare al link  http://www.pugliantagonista.it/archivio/memoriale_italiano_Auschwitz.htm
Riportiamo il comunicato dell'ANED e l'Appello dei ricercatori dell'associazione Gherush92



Pubblichiamo integralmente il testo di un comunicato diffuso nella tarda mattinata del 21 ottobre 2014 dall'ANED.
La direzione del Museo statale del Lager di Auschwitz ha disposto dal luglio 2012 la chiusura del  Blocco 21 del Lager che ospita il Memoriale ai deportati italiani realizzato per conto dell’Associazione degli ex deportati nel 1979 rendendolo inaccessibile al pubblico, e oggi ne ha ordinato lo smantellamento. Si tratta di un’eccezionale e innovativa opera d’arte, forse la prima multimediale contemporanea, frutto dell’ingegno e della passione di uomini di indiscusso valore internazionale, come Primo Levi, Lodovico Belgiojoso, Luigi Nono, Nelo Risi, Pupino Samonà e altri.
L’Associazione che riunisce gli ex deportati, i familiari dei deportati uccisi e chi intende salvaguardare la memoria della deportazione denuncia che nessuno dei governi che si sono succeduti dal 2008 a oggi ha ottemperato all’elementare dovere di difendere quell’opera d’arte, rilevante bene culturale che ha onorato l’Italia nel mondo, dal tentativo di una prevaricazione politica su un’opera di cultura. Una prevaricazione tanto più grave, in quanto attuata da un paese nostro partner nell'Unione Europea.
La libertà di pensiero e di espressione di cui godiamo nel nostro paese e in Europa discendono anche dal sacrificio e dal martirio degli 8000 ebrei e dei 32000 uomini e donne italiani deportati perché oppositori del fascismo e del nazismo, ma l’Italia nulla ha fatto contro una violazione dell’espressione artistica e della verità storica proprio là dove tanti deportati hanno sofferto e sono stati uccisi.
L’ANED, proprietaria esclusiva del Memoriale, ha rigettato e rigetta con riprovazione ogni tentativo di riscrivere la storia e ogni ipotesi di censura dell’opera, che va salvaguardata nella sua integrità, nel rispetto del progetto originario.
Preso atto con indignazione ed enorme rammarico dell’impossibilità indisponibilità della Direzione del Museo di Auschwitz di continuare a accogliere il Memoriale italiano proprio mentre si preparano le celebrazioni del 70° della liberazione, l’ANED ha in corso avanzati negoziati con la Presidenza del Consiglio, con la Regione Toscana e con alcuni Comuni per salvare il Memoriale trovandogli una nuova dignitosa collocazione in Italia, dove possa continuare a testimoniare la Memoria della Deportazione ed essere meta di pellegrinaggi, soprattutto da parte di scuole di ogni ordine e grado.
Rispettando i tempi imposti dalla direzione del Museo, che ha disposto lo smantellamento dell’opera entro il prossimo mese di novembre, l’ANED conferma che entro fine ottobre deciderà tra le diverse opzioni, con l’obiettivo di riallestire ed esporre nuovamente al pubblico l’opera al più presto, e comunque entro il 2015.
L’Aned rivendica il diritto dell’Italia a mantenere anche in avvenire una propria installazione al Blocco 21 del campo di Auschwitz e conferma il proprio inalienabile diritto di concorrere alla progettazione e alla realizzazione del nuovo allestimento, nel ricordo di tutti i deportati italiani.

                             
       La Presidenza Nazionale dell’ANED

martedì 2 dicembre 2014

9 DICEMBRE 2014
L'ANPI DI BRINDISI  HA COMMEMORATO 
IL PARTIGIANO FRANCAVILLESE 
DELLA PORTA



In un teatro affollato da studenti e professori, il Sindaco di Francavoilla e il prefetto di Brindisi con la loro presenza e nei loro interventi hanno reso onore al partigiano della Porta per troppo tempo dimenticato. Ad essi si sono aggiunti gli interventi dello scrittore Sandro Rodia autore di un libro ricerca sul partigiano, il professor Liuzzi e il presidente dell'ANPI di Brindisi, Donato Peccerillo
Al termine un omaggio floreale all'anziana sorella di Della Porta che insieme ad alcuni suoi parenti ha assistito all'iniziativa.


 1 dicembre 

giornata mondiale  

di lotta all'AIDS


LE INIZIATIVE DEL CENTRO SOCIALE DI BRINDISI NELLE FOTO D'EPOCAI VOLANTINI, I LOGHI, PARTENDO DAGLI ANNI 80 PER GIUNGERE AGLI ANNI 2000





venerdì 28 novembre 2014

Terremoto Irpinia: una vecchia lettera di Gino Camuso sugli aiuti da Brindisi ai terremotati montellesi

 Montella, terremoto 1980 : Una lettera di mio padre ,Camuso Luigi, attestante la solidarietà che si innescò  qui a Brindisi nei confronti dei terremotati  e il suo sforzo affinchè gli aiuti giungessero anche nel suo paese natale.

-“Carissimi figli…sono stato a Montella con tre camioncini carichi di ogni cosa concessemi  dal Prefetto e dall’assessore alla sanità di Brindisi  e sono stato a distribuirli personalmente coadiuvato da quattro vigili urbani brindisini , tutto distribuito ai quartieri più poveri quali Garzano, la Serra e San Pietro ….Lì Montella è metà devastata dal terremoto e buona parte resa inabitabile…son potuto entrare soltanto per quattro minuti in casa nostra  ed è quasi salva ( purtroppo i danni si rivelarono in seguito più gravi e fummo costretti a ricostruirla NdR) i parenti sono tutti salvi, ma molti miei conoscenti morti o feriti…”-

Il caso ha voluto che qualche giorno fa ritrovassi questa lettera, tra quelle archiviate da mio padre e che per colmo della coincidenza incontrassi  in seguito un signore anziano, anche lui poeta dilettante come mio padre, che  mi confermava puntigliosamente quanto mio padre aveva scritto.
Il signore è l’ex vigile urbano di Brindisi, Antonio Martongelli, oggi in pensione ed attivo socio dell’Associazione Marinai d’Italia:-“ Come  posso scordarmi di Gino Camuso! Un amico col quale abbiamo condiviso negli anni scorsi la passione per la poesia , partecipando a numerosi concorsi. Ricordo perfettamente come l’ho conosciuto. Era il 26 o il 27 di novembre,  ero nell’ufficio dei vigili, quando ce lo vedemmo entrare in Comune agitatissimo, chiedendo che voleva parlare con il Sindaco, poiché il suo paese, Montella, era stato colpito dal terremoto e voleva che non succedesse che da Brindisi, la città in cui lui aveva prestato servizio come militare, in Marina, non arrivasse un segno di aiuto ai terremotati montellesi. Fece tanto “casino” che alla fine  quando partì il convoglio di aiuti da Brindisi, gli fu concesso che lui guidasse alcuni camion sino a Montella, accompagnato da alcuni vigili e tra questi c’ero pure io a distribuire gli aiuti…fu un’esperienza indimenticabile…”-
Questa è una piccola testimonianza di come Puglia terra di solidarietà  rispose all’appello di Pertini , lanciato a 48 ore dal disastro.
“-Soltanto alla data del 29 novembre la Puglia aveva inviato materiali e viveri per molti miliardi di lire, 50 roulottes, una ventina di prefabbricati, un’ospedale da campo, da Bari un’autocolonna con mezzi da scavo formata da 20 camion carichi di pale meccaniche, buldozer e 50 tecnici per adoperarli, 19 delegazioni di operai specializzati e dirigenti sindacali. Inoltre 250 camion pieni di viveri, indumenti e medicinali e mille pasti preconfezionati...(dal dossier ore 19,35 il minuto che ha rotto l’Italia.Quaderni di Lotta Continua n 2 )
Da Brindisi si mobilitarono, associazioni, sindacati partiti ed anche i ragazzi del Centro Sociale di Brindisi come ricorda Mario Merico( che  fu il Presidente della cooperativa che lo gestiva in convenzione) in una intervista da noi raccolta qualche anno fa, mostrando l’attestazione di ringraziamento del comune di Castelgrande in provincia di Potenza dove una parte dell’autocolonna di soccorso brindisina fu smistata.  (http://www.pugliantagonista.it/archivio/irpinia_terremoto.htm)
Oggi quei fatti sembrano provenire da un passato remotissimo, quando solidarietà, fratellanza  facevano parte dell’humus sociale , che oggi sembra essere messo continuamente in discussione…
Antonio Camuso

Brindisi 28 novembre 2014