mercoledì 24 aprile 2019

Di Maio, il 25 aprile e la Brigata Ebraica

Di Maio , il 25 aprile e la Brigata  Ebraica

Autor  Antonio Camuso

La vera storia della Brigata Ebraica

…”-Nel Tirolo non c’erano foibe, quindi  facevamo  scavare la fossa  agli ex nazisti e loro collaboratori che rapivamo in Austria e  li giustiziavamo…”-


Nel clima arroventato tra i due partner di governo (Di Maio e Salvini) anche il 25 aprile è divenuto motivo del contendere in questa campagna elettorale infinita.  Mentre Salvini annunciava di andare a Corleone tra la polizia impegnata nella lotta alla mafia, il suo scomodo partner replicava che la festa della Liberazione l’avrebbe celebrata nella sinagoga di Roma per omaggiare la memoria e il contributo alla lotta antinazista della Brigata Ebraica.
Ancora una volta il nome di questa minuscola unità militare (c irca cinquemila uomini) che combattè negli ultimi due mesi di guerra in Italia, con un ruolo irrilevante, sotto le insegne dell’esercito britannico, è sfruttato strumentalmente; la cosa singolare è che mentre negli anni scorsi erano gli esponenti del CentroDestra, Lega compresa che si indignavano delle contestazioni di piazza dei filo palestinesi, all’apparire della bandiera israeliana, durante le sfilate del 25 aprile, quest’anno è il massimo esponente dei Cinquestelle a usare strumentalmente il nome della Brigata Ebraica.
Ritengo giusto, come ricercatore storico, contribuire a collocare nella giusta prospettiva, l’operato della Brigata Ebraica nella campagna d’Italia, mettendo in luce aspetti inediti e  paradossali, se confrontati sul fango gettato sui partigiani comunisti, additati a  infoibatori e spietati assassini dal revisionismo di destra.
Per non  esser accusato di dare giudizi di parte, ho ritenuto opportuno, non utilizzare  fonti ritenute della“sinistra antisionista e filo palestinese”, bensì   autori e associazioni  che fanno riferimento al sionismo italiano e internazionale e siti  facilmente verificabili, delle comunità ebraiche  che con dovizia di particolari narrano con”giusta enfasi” delle imprese della Brigata Ebraica nel suo soggiorno in Italia.

…”-Nel Tirolo non c’erano foibe, quindi  facevamo  scavare la fossa  agli ex nazisti e loro collaboratori che rapivamo in Austria e  li giustiziavamo.”

 Si potrebbe condensare in queste poche parole l’operato antinazista della Brigata Ebraica, in Italia a guerra ormai finita, se non ci fossero da annoverare le perdite subite nei due mesi di guerra convenzionale, dal febbraio 1945 all’aprile del 1945, in altre parole cinquantadue morti e qualche centinaio di feriti e ammalati vedi articolo odierno sul sole ventiquattro ore di oggi 24 aprile 2019.

Squadroni della morte a caccia di nazisti

Grazie a preziosi articoli come quelli pubblicati sul sito dell’associazione ebraica milanese sin dall’aprile del 2015 ad opera della  ricercatrice ebrea  Marina Gersony, nella pagina http://www.mosaico-cem.it/attualita-e-news/mondo/chaim-miller-il-cacciatore-di-nazisti che possiamo scoprire come fosse ancora in vita nel 2015 il 93enne Chaim Miller, austriaco di nascita, fiero di aver condotto con gli uomini della Brigata Ebraica l’operazione Nakam (vendetta). “… La Brigata, suddivisa in gruppi di otto/dieci persone che agivano indipendentemente tra di loro, era fortemente motivata a scovare i nazisti che si erano macchiati di atti criminali (o di persone che in qualche modo avevano collaborato con loro), catturandone e giustiziandone molti, … Del resto le autorità britanniche che presidiavano la Carinzia non muovevano un dito per punirli».
Legger ciò fa comprendere  come altri  partigiani slavi e Italiani, maquis francesi , belgi e olandesi, a guerra finita abbiano in modi e tempi diversi, in qualche modo giustiziato alcune migliaia di nazisti e fascisti rei di una  guerra di aggressione di cinquanta milioni di  morti.
Così di fronte alla giusta convinzione che nessuno  avrebbe perseguito con altri tribunali di Norimberga, i cosiddetti pesci piccoli nazisti e fascisti, ci fu chi decise nel primo dopoguerra di farsi giustizia da sé:
«Il primo uomo delle SS l’ho ucciso dopo la guerra nel 1945, in Italia. Era un nazista di Vienna, la mia città natale, che aveva fatto stragi durante la Shoah. Quando l’ho rapito, l’ho portato in un bosco e l’ho messo di fronte alle sue azioni. Ha ammesso tutto… ho emesso il verdetto, lui ha scavato una fossa e si è inginocchiato ... È morto prima che potesse sentire il botto».

Gesta da giustizieri della notte   se non proprio da Squadroni della Morte , o da” infoibatori"

Altri particolari interessanti provengono da un articolo di Marco di Blas  apparso sul messaggero veneto nel 2009 e rintracciabile anche  sul sito ebraico  filo-sionista. http://www.ilvangelo-israele.it/news/isr_464.html
Criminali nazisti giustiziati dalla Brigata ebraica 

Il racconto di Chaim Miller, 88 anni, tornato in Carinzia e in Friuli da Gerusalemme dove vive in un kibbutz. Decine di esecuzioni e i corpi sepolti nella Valcanale. 


Dichiarazioni e interviste…racccolte in un documentario trasmesso, sempre in Germania, dall'emittente televisiva Zdf. 
    La svolta arriva con il libro di Howard Blum La brigata. Una storia di guerra, di vendetta e di redenzione, edito in Italia dal Saggiatore nel 2005. E nello stesso anno arriva in Friuli il colonnello Jonathan Pelz, ex ufficiale della Brigata ebraica, che per la prima volta ne parla al Circolo ufficiali di Udine e a Tarvisio. Pelz …accenna anche «all'Operazione Vendetta nei confronti di criminali nazisti nascosti in Carinzia». 
I boschi della Valcanale celano da oltre sessant'anni un segreto. Lungo le valli che si dipartono da Malborghetto, Camporosso, Tarvisio sono sepolti criminali nazisti giustiziati sommariamente da cellule della Brigata ebraica di stanza nella zona tra maggio e luglio del 1945, nell'ambito di un'operazione denominata "Nakam", che nella lingua ebraica significa "Vendetta". La loro ricerca, cattura e uccisione - con un colpo di pistola alla nuca o con un cappio al collo - costituisce un capitolo della storia della seconda guerra mondiale ancora non scritto, anzi rigorosamente taciuto per più di mezzo secolo.

L’inedita collaborazione tra partigiani comunisti slavi “titini” e i giustizieri della Brigata Ebraica


 «Ricevevamo indicazioni sulla presenza di ex nazisti dai partigiani jugoslavi. Di giorno facevamo sopralluoghi per localizzare le persone. La nostra uniforme britannica (distinta soltanto dalla stella di Davide su una manica, ndr) ci consentiva di attraversare il confine di Coccau e di muoverci liberamente». 
    La cattura delle persone accusate di crimini avveniva però sempre all'imbrunire: «Bussavamo alla porta, presentandoci come polizia militare. Invitavamo le persone ricercate a seguirci al comando per essere interrogate, ma anziché al comando le portavamo in Italia, dove potevamo agire senza problemi. Raggiungevamo una baita in un bosco tra Tarvisio e Malborghetto, dove la persona fermata era interrogata da altri membri della cellula. Se le accuse nei suoi confronti trovavano conferma, lo si fucilava sul posto, seppellendolo in una fossa che prima lo avevamo costretto a scavare
»
Di tutto ciò i superstiti della Brigata Ebraica ne hanno voluto parlare per rendere perpetua la memoria di questo “glorioso passato” in un film documentario dellaTelevisione tedesca ZDF, la cui copia forse sarebbe opportuno regalare insieme a quella del libro al nostro vice primo ministro Di Maio in occasione del 25 aprile. Una copia da regalare anche  ai denigratori della resistenza comunista e yugoslava, che si professano filosionisti…  e forse il rileggere di quella collaborazione tra partigiani yugoslavi  e giustizieri della Brigata Ebraica, farebbe bene anche per chi , a sinistra, condanna tout court la presenza degli striscioni della Brigata Ebraica nei cortei del 25 aprile .

Ora  e sempre Resistenza !                            

Antonio Camuso

Archivio Storico Benedetto Petrone-

Brindisi 24 -4-2019


lunedì 22 aprile 2019

Gioacchino Gesmundo di Terlizzi, partigiano pugliese

Gioacchino Gesmundo, di Terlizzi, partigiano e  martire pugliese alle Fosse Ardeatine

 

Il ricordo su Rinascita del marzo 1945, firmato da Antonello Trombadori.



Premessa:
Grazie alla donazione di alcuni reprint di Rinascita del 1945,  da parte del compagno  Peppino Antelmi di Ostuni, alla biblioteca dell’ANPI di Brindisi  che possiamo leggere quanto si scriveva  nei giorni dell’insurrezione generale contro il fascismo.
Singolare è che proprio nel numero del marzo 1945, quello che di fatto era disposizione dei compagni  e simpatizzanti del PCI , in quei giorni di Aprile  della Liberazione,  si  ricordi come martire d’Italia, un compagno pugliese  ucciso alle fosse Ardeatine, militante clandestino, partigiano  ed intellettuale molto appprezzato. Gioacchino Gesmundo di Terlizzi. In quel numero di Rinascita del Marzo 1945, mentra  l’intero Nord-Italia insorge contro i nazifascisti,  è un giovane Antonello Trombadori che scrive in memoria del nostro Gesmundo, simbolo di quel Mezzogiorno  che con il sangue  di tanti giovani ha partecipato alla Resistenza e alla Liberazione e sul cui apporto purtroppocadrà ben presto l’oblìo. Antonello Trombadori  narra  con tono enfatico dell’ opera di antifascista.di Gesmundo ma anche la voglia di riscatto dei contadini di Terlizzi, della Terra di Bari, dell’intero Mezzogiorno , che è stata tenuta nascosta sotto terra , come la bandiera Rossa della loro Lega Contadina , ma che ora è stata disseppellita e sventola, affinchè  essi siano ascoltati, in nome anche del sacrificio di Gioacchino Gesmundo.

Il testo:

“….-A Terlizzi quando la Lega contadina si riunisce intorno alla sua bandiera (una enorme bandiera rossa con la scritta bianca « Lega di Resistenza tra contadini »)  sono più di 4000 lavoratori della terra che si stringono assieme.
Quella bandiera non è di stoffa nuòva, non è stata rifatta oggi. È l’antica bandiera, forse di quarantanni orsono. È stata sotto terra per ventanni; ma i contadini non lo ignoravano e il 1° maggio di ogni anno quando rispolveravano in segno di segreta festività la giacca nera del giorno di matrimonio, avevano sul voltol’orgoglio di quel rosso celato ma non morto.
 Era in nome di quella bandiera che essi rimanevano uniti contro l’infame nemico: il padrone in camicia nera.
 Da Terlìzzi a Roma era venuto il compagno Gioacchino Gesmundo. Giovanissimo. Non un contadino. Un intellettuale che aveva studiato a fatica, tra gli stenti, quasi nella miseria, lettere classiche e filosofia. Ma il suo latino e la sua filosofia erano intrisi di un amaro sapore di terra: la terra del suo paese che nutriva nel ventre grasso, come il più fervido di tutti i suoi semi, la rossa bandiera della Lega Contadina.
Gioacchino Gesmundo era un intellettuale meridionale, formatosi alla coscienza civile sotto la tirannide fascista, nel cuore del popolo sofferente ma in lotta. Un intellettuale che aveva voluto una nuova base alla umanità e alla funzione dei suoi studi; una base popolare.. Una base popolare in funzione antifascista, nella lotta per la difesa degli interessi dei lavoratori e di tutto il paese.  
Un modo quindi d'essere intellettuale progressivo, veramente erede di quei valori nazionali che fecero grande l’intelligenza italiana.
È con questa istintiva passione che egli inizia il suo mestiere di insegnante, il suo mestiere per vivere. Nell'adempimento del suo mestiere, come un lavoratore cosciente egli va trasformando le sue intuizioni in principi di teoria e di lotta.
Prima nel Liceo di Formia, poi a Roma. Insegnando storia e filosofia conduce la sua battaglia individuale ma non meno continua, sottile e penetrante contro il fascismo.
Egli parla del Risorgimento italiano e pone il problema dei contadini del mezzogiorno e degli operai del Nord. Gli scolari non trovano queste cose nel libro di testo.Egli parla della guerra del '96 e contrappone i contadini siciliani a Crispi, in un modo nuovo.
Egli parla della guerra d'Africa e di Spagna e dice ai suoi allievi cose ignote del nostro paese. Oli scolari capiscono fatti che non avevano mai inteso ricordare: capiscono che in Italia ci sono i contadini .e gli operai, e cominciano ad amarli e tenerne conto nella loro vita, ad amare l’Italia in un modo più vero. Cominciano a misurare l’aridità e la vacuità della loro vita di meschini scolari intontiti dalla bestialità fascista, sul dolore antico, sullo spirito di lotta, sulla forza umana
degli operai e dei contadini.

Gli allievi di Gesmundo vanno a trovare in privato il loro maestro. Nella solitudine segreta del suo studio imparano a conoscere nuovi nomi, imparano ad apprendere i termini di una nuova fede: Marx, Lenin, Stalin. Imparano a schierarsi per il bene del nostro paese dalla parte del popolo e contro gli oppressori fascisti. Conoscono le vie della cospirazione e imparano a trovarsi più tardi insieme ai contadini meridionali e agli operai del Nord nelle galere fasciste con una nuova coscienza: una coscienza nazionale e di classe.
Questo era il lavoro che Gesmundo riusciva a condurre e a questo lavoro dedicava tutte le sue forze.
Dedicò la sua vita. Ma cominciò a cercare anche fuori della scuola. Cominciò a cercare attraverso le vie della lotta clandestina il suo partito: il Partito Comunista. Ma il premio più ambito di quella sua laboriosa ricerca fu quando i suoi stessi scolari di un tempo, reduci dopo il 25 luglio dalle galere fasciste, gli portarono la voce viva del Partito. E fu da quel momento, dal momento in cui i frutti con-creti della sua passione, i suoi allievi, tornavano a lui come militanti del Partito a portargli la disciplina e la linea del Partito, che Gioacchino Gesmundo divenne definitivamente un militante della classe operaia. Non un intellettuale piccolo-borghese, miope custode di un mondo di sogni, ma un intellettuale in lotta per la liberazione del suo paese nelle file popolari, contro i tedeschi e contro i fascisti. In lotta: non con le sole armi tradizionali e spesso inadeguate dell' intelletto », ma con le, armi della cospirazione, della guerra partigiana.
 Roma è invasa dai tedeschi. Gesmundo è cosciente della funzione nazionale e patriottica della classe operaia e del suo partito. Egli pensa che bisogna combattere subito con ogni mezzo contro i tedeschi e i fascisti.
Pensa che bisogna essere alla testa della lotta. Egli diventa a Roma nel cuore della lotta un attivista del movimento dei Comitati di Liberazione. La sua casa si trasforma in redazione clandestina dell’ Unità. Poi in arsenale di armi per la lotta dei  G. A. P.
È nell'adempimento della sua funzione di armiere partigiano che il compagno Gesmundo cade nelle mani delle SS. e affronta il martirio di via Tasso. Un lungo martirio muto e cosciente che ha come epilogo la strage delle Fosse Ardeatine. È così che questo intellettuale pugliese, diventato un militante della classe operaia, passato dalla lotta istintiva contro il fascismo alla lotta organizzata nelle file del Partito Comunista, si era spostato dalla sua base sociale di piccolo-borghese meridionale, per trovare un significato e una funzione veramente nazionale e progressiva al suo mestiere di intellettuale.
Recentemente al suo paese i contadini e il popolo lo hanno ricordato con un grande comizio. Garrivano nel vento quelle bandiere che in ventanni avevano .germogliato nel seno della terra dei contadini pugliesi. I contadini del suo paese hanno votato nella sua memoria un ordine del giorno. Essi vogliono che la salma del compagno trucidato dai fascisti sia trasportata in quella terra che per vent anni ha custodito intatta la loro rossa bandiera. Lo vogliono perchè il suo sepolcro sia continuo sprone a tutti per la difesa del popolo e per la conquista di una vera grande democrazia popolare nel nostro paese.
Così dopo la morte Gioacchino Gesmundo, intellettuale pugliese schierato dalla parte del popolo, conclude la sua funzione di militante della classe operaia. In questo modo egli è un esempio vivo per tutti gli intellettuali onesti e sinceri del nostro paese.

Nella sua stanza da lavoro in cui le SS. lo trovarono mentre divideva in pacchi i chiodi a quattro punte per il sabotaggio, Gesmundo viveva attorniato dalle immagini di uomini cari al suo cuore o che avevano avuto una parte nella sua formazione culturale. Tra le altre, piccola, impolverata, ve ne era una di Benedetto Croce. Dicono che Gesmundo svolgendo un pacco di chiodi per contarli dicesse a un compagno: « È invecchiato: era un uomo intelligente ma non dice più nulla »…-“
  1. T.

ANTONIO CAMUSO , ARCHIVIO STORICO BENEDETTO PETRONE-BRINDISI

Brindisi 21 aprile 2019

 

 

 

 

 

 


 

mercoledì 20 marzo 2019

13/5/78; Palermo, cariche della polizia contro chi accusa la mafia per la morte di Impastato

Palermo 13 maggio 1978, cariche della  PS  contro chi accusa la mafia per l’uccisione di Impastato

Pestati studenti e turisti  in visita alle meraviglie di Palermo..



Domani 21 marzo 2019  ci saranno iniziative  per non dimenticare le vittime di tutte le mafie
Come Archivio Storico Benedetto Petrone vogliamo dare un piccolo contributo al recupero della memoria, ricordando  Peppino Impastato e come  i suoi compagni  dovettero subire a Palermo pestaggi e cariche della PS, perché accusavano la mafia e il potere democristiano  ad essa connivente,  di essere responsabili della sua morte, come narra la cronaca di un giornale di allora.

Archivio Storico Benedetto Petrone,




Quotidiano dei Lavoratori. 13 maggio 1978,

 (Archivio Storico Benedetto Petrone, fondo Cosimino Pecere-Ostuni)


  
  PALERMO — Peppino è stato assassinato!Con la sua lotta e con il suo impegno lui ha pagato per tutti noi. Nel denunciare questo infame delitto ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato al nostro dolore. La mamma, la zia e il fratello Giovanni».
Questo è il testo del manifesto affisso a Cinisi dalla famiglia del compagno Giuseppe.
La polizia ha caricato ieri la manifestazione di controinformazione indetta dall'assemblea del movimento contro la montatura fatta sul compagno assassinato a Cinisi. Fin da giovedì la questura aveva vietato qualsiasi manifestazione; «le motivazioni del rifiuto», dice un comunicato scritto dai compagni che conoscevano Peppi-
no, «non sono state date per motivi di ordine pubblico o per motivi tecnici generali»,ma, per bocca degli stessi dirigenti della Digos, per «esigenze e ragioni politiche determinatesi nel paese in questo ultimo perìodo». Per capire queste esigenze e ragioni politiche, basta dare un'occhiata a tutti gli organi di stampa o ascoltare e vedere radio, e televisione.
Oggi bisogna parlare soltanto dell'uccisione di Moro, di ragioni di stato, e stringersi attorno ad esso, e dei
continui azzoppamenti delle Brigate Rosse.
E’ severamente proibito, parlare della morte del compagno Peppino, o se, se ne deve parlare, ciò deve avvenire nei termini in cui ne ha parlato la stampa nazionale, guidata dalle infamie veline passate dai carabinieri. Oggi è proibito gridare nelle piazze, fra la gente, nei quartieri che Giùseppe Impastato, militante comunista, rivoluzionario, è stato assassinato dalla mafia democristiana, quella stessa mafia che ha ucciso decine di sindacalisti, comunisti, e con cui dobbiamo quotidianamente  fare i conti nei nostri quartieri, nella nostra città ….
A Palermo  tutta l'assemblea  del movimento aveva deciso  unanimamente di scendere in piazza lo stesso,
con iniziative di controinformazione.
Le cariche sono state ben quattro, di una brutalità inaudita; mai forse a Palermo c'era stata un'operazione a-
naloga contro un raduno pacifico. Sono stati pestati molto duramente non solo gli studenti e i compagni pre-
senti, ma anche gruppi di stupiti turisti. Chiaramente era stata una manovra preparata: nei vicoli intorno alla
facoltà di legge erano già appostate numerose camionette. Sono stati fermati quattro compagni, tutti giovanissimi, ben presto però sono stati rilasciati tanto era assurdo il tentativo di imputarli di qualche reato.
Giovedì sera a Cinisi c'erano varie centinaia di persone al comizio di Democrazia Proletaria tenuto dal compagno Franco Calamida: «non si è mai vista una partecipazione cosi vasta a un comizio di Democrazia Proletaria qui a Cinisi». Poi, non ce lo aspettavamo proprio, dopo che ai funerali avevano partecipato soprattutto compagni di fuori».
Il comizio invece, è stato seguito da moltissimi abitanti---



E’ fallito il tentativo di far apparire Giuseppe un pazzo o un terrorista e al sua morte non è stata vana. In
precedenza a Palermo si era svolta un'assemblea conferenza stampa nel corso della quale il professor Dal Carpio. dell'Istituto di medicina legale, aveva smontato completamente le tesi del presunto suicidio e dell'attentato.

Nella maggioranza degli interventi, poi, c'è stata una critica dei ritardi, che come sinistra rivoluzionaria, come
compagni del movimento ab biamo avuto nei confronti del problema della mafia. Si è detto di preparare un convegno sul ruolo della mafia e dei legami fra mafia e potere.
Si è detto che va raccolta la più ampia documentazione e una serie di materiale di controinformazione per continuare a denunciare quotidianamente, con nomi e cognomi, mandanti e galoppini del potere mafioso in Sicilia.
Intanto i compagni di Cinisi, procedendo nelle indagini, hanno rinvenuto nella casa vicina al luogo del delit-
to delle pietre macchiate di un liquido che potrebbe anche essere sangue. I carabinieri non si erano accorti di
niente, preoccupati come sono di declamare l'innocenza della mafia.


  


  




domenica 17 marzo 2019

16 marzo 1977, il PCI chiede pugno di ferro; a Trento arrestati sindacalisti

16 marzo 1977: Il Comitato Centrale del PCI chiede al governo il pugno di ferro contro autonomi ed estremisti; a Trento arrestati due sindacalisti della FLM per blocco delle merci…

Quotidiano dei lavoratori 16 marzo 1977,

(Archivio Storico Benedetto Petrone, fondo Cosimo Pecere –Ostuni)

Riportiamo solo i titoli del Quotidiano dei lavoratori di quel 16 marzo 1977,  ma bastano per far respirare il clima da compromesso storico e  solidarietà nazionale che spirava in quei giorni, la voglia  di andare a governare il Palazzo  trasformava il Partito comunista  nel braccio politico della repressione contro il Movimento del 77.

Il CC del PCI chiede a Governo e  polizia il pugno di ferro:

dopo la relazione di Massimo D’Alema si sono susseguiti gli interventi.Oltre a quello di Bufalini sull’esigenza di riportare l’ordine ovunque,si sono avuti quello di Amendola e Libertini…

Trento 15 settembre 1977

Arrestati due sindacalisti. Tutta Trento si ferma.


Due compagni della FLM arrestati epr blocco delle merci.proclamato in giornata sciopero generale e manifestzzione. Gigi Cagliati della segreteria della FLM e Giuliano Poletti del consiglio di fabbrica della Rivadossi sono stati arrestati e condotti in carcere alle prime luci dell’alba, accusati di aver bloccato le merci durante uno sciopero di duecento ore della loro fabbrica Rivadossi…

10 marzo''78 la mafia edilizia uccide sindacalista CGIL a Sorrento

Sorrento 10 marzo 1978, la mafia della speculazione edilizia uccide sindacalista della CGIL


( Quotidiano dei Lavoratori 12/13 marzo 1978, Archivio Storico Benedetto Petrone, fondo Cosimo Pecere –Ostuni)

In occasione della manifestazione della giornata della memoria delle vittime da tutte le mafie , indetta dall’associazione  Libera contro le mafie , vogliamo come Archivio Storico Bendetto Petrone di Brindisi apportare anche noi un contributo ricordando l’assassinio di un sindalista della CGIL di Sorrento, nel 1978, ad opera della mafia locale assoldata dagli speculatori costruttori degli ecomostri sulla costiera amalfitana.. Lo facciamo riportando integralmente la cronaca  che appare  sul Quotidiano dei lavoratori del 12/13 marzo 1978 , la cui copia fa parte del fondo donato da  Cosimo Pecere-Ostuni al nostro Archivio.
Brindisi 16 marzo 2019

SORRENTO

Barbaramento ucciso un sindacalista della CGIL

Responsabile la locale  mafia alberghiera

Un sindacalista della CGIL  di Sorrento. Francesco Vanacore di 39 anni è stato
trovato ieri ucciso con la testa fracassata (da una mazza di ferro, sembra) in località Sant’Aniello. Il cadavere è stato scoperto da una pattuglia di CC durante un giro di ronda nella zona del cimitero di Sorrento.
Il compagno Francesco Vanacore era membro della commissione interna del suo cantiere ed aveva già subito nei dicembre scorso . una feroce aggressione ad opera di mazzieri assoldati dai boss della speculazione alberghiera della zona.
Malgrado una forte mobilitazione in risposta all'aggressione, il compagno era stato ancora minacciato per la sua attività sindacale .
E’ senza dubbio che che il movente di questo atroce assassinio  è da ricercare negli interessi ed intrallazzi della mafia locale legata agli esponenti della maggioranza che fino a qualche tempo ha retto il comune di Sorrento . Maggioranza di cui facevano parte uomini di Lauro e lo stesso MSI



sabato 16 marzo 2019

16 marzo 1978, la strage dimenticata di palestinesi

16 marzo 78 , non fu solo rapimento Moro,

ma  anche strage sionista di palestinesi, dimenticata da tutti.

Tra i giornali in edicola , quella  tragica  mattina del 16 marzo 1978, poco prima del rapimento Moro,  vi era anche  Il Quotidiano dei Lavoratori, organo  di Democrazia Proletaria, che denunciava  a caratteri cubitali il “raid  genocida “di Israele appena scatenato   nei confronti dei palestinesi in Libano.

In quella denuncia, la cronaca delle prime ore di questo attacco che in seguito si trasformò in occupazione militare di uno Stato sovrano,  durato quasi un decennio e  con una lunga fila di crimini commessi dalle forze armate israeliane e dai loro alleati contro i civili palestinesi.

Nelle prime ore di quell’attacco, i morti palestinesi furono centinaia, mentre aerei e navi israeliane tempestarono di fuoco i campi profughi dei palestinesi dove vivevano ammassati ed in condizioni precarie  circa quattrocentomila civili.

Leggere a distanza di tempo gli obbiettivi di quei primi attacchi fa venire i brividi perché sappiamo come in seguito essi furono il luogo del massacro di migliaia di  donne e bambini, scannati dai falangisti appoggiati dagli israeliani: Sabra e Chatila son nomi che non dovrebbero essere dimenticati da nessun essere umano, ma che oggi nessuno rispolvererebbe .

In quei giorni, quelle prime centinaia e poi migliaia di morti  di palestinesi e libanesi, provocati dall’attacco di trentamila israeliani, furono rimossi e cancellati  dai media , dal clamore del rapimento di Moro e dell’uccisione  di sei uomini della scorta. L’Italia si trasformò ben presto in quella delle leggi eccezionali, dei governi di solidarietà nazionale,  e delle carceri e processi speciali,  mentre quella generazione che scendeva nelle strade per solidarizzare  con i popoli in lotta contro l’imperialismo,  assaggiò sulla propria pelle la guerra scatenata dallo Stato in nome della perpetuazione dell’oppressione di classe.


L’archivio storico Bendetto Petrone e Pugliantagonista, ringraziano Cosimo Pecere nell’aver ricevuto in dono  in questi giorni alcuen centinaia di copie di giornali di movimento, relativi agli anni 70 e che entrano a far parte del neo costituito fondo Cosimo Pecere-Ostuni  dell’ASB Petrone. Tra quei giornali,  le copie  del Quotidiano dei Lavoratori del 16 e del 17 marzo 1978, che ci permettono approfondire, o meglio, respirare l’aria di quegli irripetibili anni.

L’archivio Storico Benedetto Petrone


Brindisi 16 marzo 2019

venerdì 8 marzo 2019

Femminismo aviatorio …di oltre un secolo fa.


Femminismo aviatorio …di oltre un secolo fa.


In occasione dell’8 marzo vogliamo regalare una pagina “vintage” a tutte coloro che  consce dell’esser metà del cielo, han voglia di affermare il diritto di volare in esso, libere da ogni ostacolo.
E’ una bella pagina di orgoglio femminile d’inizio secolo che scopriamo nella rilettura della rivista mensile del Touring Club (anno XVIII) n 2 del 1912 nell’edizione di febbraio  della prestigiosa rivista, un best seller di allora stampata in  180.000 copie  e gratis per i soci. Una rivista  che appartiene alla signora M Cdi Bagnoli Irpino, che gentilmente  mi ha permesso la consultazione, del suo archivio personale.
A pag 106 , dedicata alle attualità dell’Aviazione, troviamo, col titolo una coppa per aviatrici, l’orgogliosa risposta dell’AeroClub femminile “Stella” di Parigi ad un premio aviatorio organizzato dall’Aeroclub di Francia ,  al pilota che avesse letteralmente “rimorchiato” sul suo aereo il maggior numero di femminili passeggere.
Rispondere  pan per focaccia era lo stile delle suffragette-femministe dell’epoca, figurarsi  poi se  queste erano ardite signore e signorine , che pilotavano oggetti volanti apparentemente usciti dalle pagine medievali di Leonardo da Vinci,  a sprezzo di ogni pericolo, senza indossare  nessun paracadute, ma decise a dimostrare di saper fare  quanto, se non meglio degli uomini, ma innanzitutto d’esser capaci di volare con le proprie”ali” e non a cavallo di una scopa.
Le ardimentose ed orgogliose signorine aviatrici Parigine  misero in palio la loro Coppa di genere, dedicata a chi tra esse fosse stata capace di convincere più uomini a salire come passeggero su un aereo, guidato da una giovane  donzella.
La stessa copertina della rivista in questione è emblematica di quel che, all’inizio del Novecento,  agitava  i sogni e le speranze anche delle ragazze italiane , stufe di sentirsi riservare un sempre più soffocante ruolo di spose e madri esemplari. Sono donne quelle che guidando una rossa automobile SPA e salutano un traballante biplano,alla cui guida  forse c’è una di loro  sperando, poter  anch’esse, presto,  conquistare la loro parte del cielo.
Riportiamo integralmente l’articolo:
— Una Coppa per aviatrici. — La coppa Schelcher come è noto, sarà attribuita al pilota dell'Aero Club di Francia che avrà condotto in aeroplano il maggior numero di signore nel corso dell'annata; ora l'Aero Club femminile di Parigi « Stella », grazie alla generosità del signor Max Brodsky, ha creato a sua volta una Coppa da assegnarsi all'aviatrice
che avrà condotto in aeroplano il più gran numero  di signori.
Gentili premure dei sessi per le tenui carezze dell'aria!-


Antonio CamusoArchivio Storico Benedetto Petrone

8 marzo 2019

non una di meno 





martedì 18 dicembre 2018

i disoccupati organizzati del Vomero (NA) e crollo Albergo dei Poveri(dic 80)



I DISOCCUPATI ORGANIZZATI DEL VOMERO E IL CROLLO DELL’ALBERGO DEI POVERI (dicembre 1980)

Riproponiamo la lettura di un documento del dicembre 1980, nel post terremoto in cui  i disoccupati organizzatid ei Banchi Nuovi  lanciavano l'applelo all'autorganizzazione  delle lotte  per la casa e i servizi nella Napoli del Post terremoto, denunciando l'intera classe politica ad assoggettarsi alle esigenze della speculazione. Sembrano secoli dall'attuale  assoggettamento culturale  allla politica fatta sui social media e fondata sulla delega  al voto a chi offre le migliori promesse( la redazione di Pugliantagonista)



A 23 giorni dal terremoto le responsabilità dello STATO vanno aumentando: è quanto emerge dalla tragedia  del crollo di un’ala dell’AlBERGO DEI POVERI di Piazza Carlo III

 Chi muore e chi paga sulla propria pelle le conseguenze delllaCRIMINALITÀ' STATALE sono sempre sui
'PROLETARI,
Crolla un ghetto, se ne creeranno altri, |la miseria del vivere continua - il terremoto la evidenzia
e il  dopo-terremolo ne acuisce le responsabilità.
Le responsabilità di questa situazione sono da imputareai partiti  che farseggiano la ricostruzione, il pietismo
attraverso le raccapriccianti • IMMAGINI E TESTIMI )MANZE • dei « MASS-MEDIA ■ (giornali, TV, radio),
che nascondono le responsabilità e cercano di allonta-narci dai nostri bisogni.
L'UNICO RESPONSABILE DI QUESTA STRAGEE' LO STATO.
L'unico responsabile di questo dramma proletario è lo STATO degli AUMENTI DEI PREZZI, della DISOC-
CUPAZIONE, dei LICENZIAMENTI, lo stato dei SENZATETTO e dei BARACCATI, lo stato della GALERA e dei morti sul POSTO DI LAVORO.
L'UNICO RESPONSABILE DELLA NOSTRA MISERIA E' QUESTO STATO; LO STATO DELLO SFRUT-
TAMENTO
E in tute queste responsabilità, il ladro del «FRIULI»ZAMBERLETTI, coadiuvato EGREGIAMENTE dal PARTITO COMUNISTA ITALIANO predica l'esodo dei SENZA TETTO per allontanare i proletari nelle zone coastiereivi- poterli meglio controllare e reprimere GLI STESSI PROLETARI CHE DOVRANNO PAGARE  AUMENTI DI BENZINA. ENEL E Tassa di circolazione-
Migliaia di proletari dovranno intanto rientrare negli edifici  lesionati, pericolanti, in situazioni peggiori "del palazzo  crollato a P.ZZA CARLO III, e resi agibili dCRIMINALI PERIZIE che di fatto sono PERIZIE poLITICHE, fatte per non « ESASPERARE », fatte per controllare e che di fatto sono « perizie di morte ». Dice-vamo intanto della requisizione delle case sulla costa
BISOGNA RIFIUTARLE PERCHE' NAPOLI E IMMEDIATA PROVINCIA SONO PIENE DI CASE SFITTE
SI PREFERISCE REQUISIRE CASE, LONTANE DECINE DI KM PER NON INTACCARE GLI INTERESS
DEI GROSSI SPECULATORI E DELLE GROSSE SOCIETA' IMMOBILIARI.
Dire basta a tutto co, dire basta a queste uulteriori « rapine di STATO .» significa organizzarsi; ORGANIZZARSI DIRETTAMENTE SUI PROPRI BISOGNI; organizzarsi significa non fare infangare i propri diritti danessun partito, DI DESTRA. DI SINISTRA 0 DI CENTRO.
E organizzarsi significa non isolarsi, significa creare comitati per le occupazioni, comitati per l'autoriduzione
delle bollette ENEL-SIP; organizzarsi contro lo STATO DEI PADRONI SIGNIFICA DARE FORZA, per chi è
disoccupato, alle lotte dei disoccupati organizzati nu non iscrivendosi alle liste gestite da partiti
che hanno solo lo scopo di dividerci e controllarci per allontanarci dai nostri reali bisogni.

ALCUNI DISOCCUPATI DELLA
DI BANCHI NUOVI DEL VOMERO
LE ISCRIZIONI ALLA LISTA DELCOMITATO “DISOCCUPATI ORGANIZZATI”—.. BANCHI NUOVI  sono aperte tutti i giorni in VICO BANCHI NUOVI 77 e in VIA Discesa LACCO 12 (CASE PUNTELLATE - VOMERO).
Per le iscrizioni portare:
— 2 fotografie
— fotocopia tesserino collocamento
— per gli sposati anche lo stato di famiglia
Napoli 15 dicembre 1980

 testo tratto dal volume Terremoto e sovversione sociale a cuira dei compagni dell'ARN di Napoli nel gennaio 1981