sabato 24 settembre 2016

Fertility –Day: Polemiche e contraddizioni, in un’Italia psicotica. Una rilettura di un documento delle femministe brindisine di 32 anni fa sul controllo demografico di Stato.

Come Archivio Storico Benedetto Petrone , cogliamo l’occasione di riproporre  la lettura di un documento  che  se pur datato 32 anni, può esser utile nel districarsi tra le critiche  che hanno accompagnato la campagna governativa relativa al Fertiliy-Day, molto puntuali nel cogliere errori e grossolanità  sulle “copertine”  prodotte dal Ministero della Salute, ma  i cui polemisti sono poco propensi ad affrontare  i contraddittori aspetti del  problema “ Calo demografico”  che colpisce il nostro Paese, più che  di altri in  Europa.

Vi proponiamo,  secondo la nostra pratica “archivistica”, un documento stilato ben 32 anni fa dalle femministe del Centro Documentazione Donna, una struttura autogestita tutta al femminile che operò, nei venti anni  di attività del Centro Sociale contro l’emarginazione giovanile in via Santa Chiara a Brindisi, all’interno dei suoi locali. 
Un’esperienza mai cessata e che oggi vive nelle attività dell’associazione IO Donna, di Brindisi.

Un documento stilato nel gennaio 1984, in occasione di un “De-fertility Day” tenutosi quell’anno a città del Messico , promosso dalle maggiori istituzioni mondiali,  e sovvenzionato dai maggiori rappresentanti del capitalismo dell’epoca,  a partire dalla Banca Mondiale e dai gruppi monopolistici legati alle multinazionali farmaceutiche , dell’alimentazione, ecc. Quello degli anni 80 era un mondo  in cui la “stabilità” del capitalismo mondiale  era  messa in seria crisi dalla “bomba demografica”  e dove i paesi più  prolifici molto spesso erano quelli che si volevano  liberare da retaggi coloniali, governi corrotti ed asserviti alle megapotenze, o semplicemente riottosi a seguire le linee guida del Mercato, imposte dal capitalismo mondiale.


E’ un documento interessante che consiglieremmo ancor oggi di leggere  ed utilizzare per comprendere come certi meccanismi che hanno portato il mondo Occidentale , l’Europa in primis, e l’Italia in particolare, a dover esser costretti oggi ad importare uomini e donne , giovani , in età riproduttiva, oltre che di lavoro, per colmare i vuoti lasciati nelle culle e nella società da  decenni di accettazione  e condivisione di modelli sociali, di costume, comportamentali tali da aver generato un  vero e proprio suicidio etnico delle popolazioni europee , di proporzioni solo simili all’ecatombe delle guerre mondiali che insanguinarono nello scorso secolo  il continente europeo.

Un documento in dodici pagine( ed un allegato che proporremo in un secondo tempo), che affrontano i temi della demografia, riproduzione e controllo di esse da parte delle donne,  che  analizzava  le due contrapposte facce del fenomeno demografico mondiale , con gli occhi del 1984 e pur oggi tanto profetico.  

Ma in quelle 12 paginette dattiloscritte, i cui fogli sono ormai ingialliti, troviamo quanto avveniva nel  campo riproduttivo, nel nostro paese, già da quasi un ventennio  secondo  un trend sempre in discesa, nonostante  le alterne fasi dell’economia di un Italia entrata  nel Club dei  7 paesi più industrializzati.

Ma le donne del Centro Documentazione Donna del Centro Sociale di Brindisi , in quelle paginette ingiallite dal tempo, coerentemente alla pratica quotidiana svolta sul territorio, cercavano di analizzare contraddizioni  e difficoltà affrontate dalle le donne e le giovani coppie , di “ una piccola città di provincia del Sud” (BRINDISI),  che presenta  gravi  problemi e contraddizioni con arretratezze macroscopiche e contemporaneamente  processi economici e sociali simili ad aree ben più grosse e sviluppate, la cui qualità della vita è ritenuta tra le più basse d’Italia, insufficienza di servizi scolastici, degrado urbano, servizi sanitari  carenti in tutto, disoccupazione giovanile  in continuo aumento, sfruttamento di manodopera precaria e marginale, affitti sproporzionati, acuirsi di fenomeni di disgregazione tra i giovani col dilagare della tossicodipendenza (eroina), illegalità giovanile e aumento di persone affette da disturbi mentali…”

In questo documento scopriremmo alcune cose che oggi non vengono dette , relative a come certe politiche volte a contenere, bloccare o invertire la rotta nel campo della natalità mondiale” pericolosamente” crescente,  siano state  scientificamente preparate  per favorire gli interessi  di colossi  finanziari ed industriali, lobby e  cartelli internazionali, con l’avvallo di organizzazioni internazionali e con l’asservimento della scienza medica  mondiale e di buona parte della intellettualità “ecologista”. Di quest’ultima verità non dovremmo  certo stupirci visto che nella nostra piccola Regione Puglia, in nome di una purezza ed avanguardismo ecologista , si sono trasformati decine di migliaia di ettari di campagne precedentemente coltivate in prodotti tipici,  in una selva di campi fotovoltaici ed eolici, gestiti dalle multinazionali dell’energia e bancarie , spesso con la complicità della malavita locale.

Le accuse  del 1984, delle femministe brindisine,   all’ecologismo antifertility, erano supportate  dalla critica alle affermazioni di Barry Commoner  uno storico  ecologista americano:-“…Un mondo sovrappopolato sarà un modo di fame, caos e povertà, disordine, crimine e guerra: Nessun paese sarà sicuro , nemmeno il nostro (USA)…che cosa possiamo fare? Occorre un programma d’urto per tenere a freno l’incremento demografico all’interno e all’estero. I nostri quartieri poveri urbani sono pieni  di malcontento e di droga. E altri milioni invaderanno le strade nei prossimi anni al ritmo attuale delle nascite. E’ diventato pericoloso uscire quando fa buio. L’anno scorso un cittadino americano su 400 è stato assassinato, violentato e derubato. Il controllo demografico è una soluzione(B. Commoner, il cerchio da chiudere, Milano, Garzanti 1972)…-“
Il documento delle femministe  continuava  lanciando pesanti accuse a questo “complotto mondiale”  teso ad asservire  l’intero ciclo riproduttivo umano mondiale al servizio dei bisogni  e agli andamenti  dei profitti  del capitalismo mondiale e alla sua possibilità di sopravvivere,  e vivere in sicurezza , difendendosi dagli umani  poveri, sporchi e cattivi  che vorrebbero  strappargli  le leve del potere.:-”… Ancora una volta il controllo demografico viene ritenuto indispensabile… come strumento di controllo e contenimento  di problemi come l’emarginazione, la “devianza”, la disoccupazione… Così è proprio l’organizzazione economica politica basata sul Capitale la maggiore responsabile di sofferenze, ingiustizie,  sono invece ampie fasce di popolazione, di donne , giovani, di minoranze etniche subiscono un controllo forzato sulla riproduzione….” Seguivano nel documento una serie di dati sulle politiche degli USA in particolare sul contenimento demografico portato avanti nei paesi dell’America latina, con l’aiuto delle più importanti case farmaceutiche , che sperimentarono per anni i loro farmaci anti-Fertility  in Guatemala, Cile, Bolivia, Brasile e come alcuni di questi micidiali prodotti NO-fertility poi si siano evoluti in quelli che poi, grazie oculate campagne di contenimento demografico ,  ed in nome della libertà sessuale  e dell’emancipazione femminile, invadevano  negli anni seguenti il mondo intero, ed in particolare l’Europa con conseguenze devastanti, in fatto di calo delle nascite.

Dalla liberazione della donna alla presa di possesso del capitale globalizzatore del ciclo riproduttivo.

Tra la fine degli anni 60 e inizio degli anni 70 l’’opera martellante “sul sesso senza figli è bello!”, non sufficiente a cambiare  abitudini di paesi come l’Italia, campioni nella prolificità, attraverso campagne di informazione sanitaria, o di cultura radical-femminista “l’utero è mio e lo gestisco io!”-.
L’Italia prolifica contadina e proletaria , in particolare quella del Sud e di alcune provincie del Nord-Est, subiva processi di trasformazione epocale: l’emigrazione  di centinaia di migliaia di giovani verso il Nord , esercito di riserva a basso costo per l’apparato industriale , generava di ritorno anche nei loro paesi d’origine e  anche grazie alle campagne pubblicitarie dei media di Stato , cambiamenti culturali che mettevano in crisi un equilibrio sociale che aveva retto per centianai a se non migliaia di anni, grazie al mondo contadino. Grazie all’aggressività dei messaggi lanciati, questo equilibrio sconvolgeva  e metteva in crisi interiore la funzione famiglia e gli aspetti connessi al ciclo riproduttivo. Nonostante tutto ciò ancora negli anni 70, l’Italia  sfornava figli e i loro padri grazie alla scolarizzazione di massa, non erano disposti ad accettare supinamente  antichi gioghi sociali e sognavano all’assalto dei simboli del potere:”Vogliamo tutto”!- sembra esser lo slogan più eversivo di quell’epoca , ma ben presto sarà il cavallo di Troia per ridurre a più miti consigli questa generazione  di incontentabili.
 Contro  di essa la pratica della carota e del bastone  furono sostituiti  da droga e repressione,  per fiaccare ogni individualità eversiva, consociativismo politico e sindacale  per distruggere i legami di solidarietà di classe e ben presto ogni pericolo proveniente da questa generazione sarà ingabbiato, tra i supercarceri e i SERT.

“Colpiscine uno per educarne cento!”, un altro slogan eversivo, divenne invece la pratica del potere e i cento , i mille, i milioni di giovani che avrebbero potuto cambiare radicalmente questa società , furono normalizzati, rinchiusi nelle loro povere storie quotidiane, dandogli una nuova illusione :” la libertà dello sballo del sabato sera, moltiplicato per sette giorni la settimana per chi se lo può permettere!”.

Yuppismo e Berlusconismo furono  le forme che contraddistinsero quell’epoca, dove  la vendita del proprio corpo , della mente e della dignità divenne il sogno agognato della generazione  che voleva far sfoggio di oggetti firmati, far la fila per un posto nel Grande Fratello o correre  strafatta da una discoteca all’altra. Poco importa se migliaia di giovani muoiano o rimangano invalidi per incidenti stradali a causa di alcool , droga o semplice follia, l’importante è far vedere che quest’Italia ha voglia di divertirsi, lasciando il compito ai genitori o ai nonni l’onere di sgobbare e soffrire in silenzio. 

C’era l’altra Italia  giovanile , meno fortunata che vive di disoccupazione, precariato,  e che aderendo ai valori iperconsumistici, non avendo le risorse finanziarie , imboccava la strada dell’illegalità, dell’emarginazione, dell’eroina, delle droghe , o semplicemente della rassegnazione. Entrambe le due Italie si ritrovavano comunque accomunate nell’accettazione del Nofertility, autocastrandosi o in parte fuggendo in altri luoghi d’Europa , impaurita dal voler ripetere l’errore dei propri padri che volevano Cambiare tutto!-

E’ un Italia psicotica quella  che ci accompagna ai giorni d’oggi; un Italia  che invecchia rapidamente ,  con un crescente  debito pubblico ,che  al contrario di altri paesi, si sorregge sui suoi anziani, che han vissuto di sacrifici ed affidano i loro risparmi a un  sistema bancario  asservito alle  logiche della globalizzazzione finanziaria che li utilizza in operazioni e fondi esteri ,togliendo risorse al sistema produttivo nazionale; un Italia che  innalza l’età pensionabile ma non agevola il ricambio generazionale; un’ Italia , che traferisce nei paesi dell’Est le proprie produzioni e che importa manodopera a basso presto sfruttando i migranti, un ‘Italia in cui mestieri e professionalità che la facevano unica plasmando il rapporto tra l’uomo e i suoi luoghi di lavoro e di riposo, sono letteralmente cancellati o al più trasferiti nelle mani dei nuovi migranti economici.
 Un esempio tra tutti è quello dell’edilizia , ormai appannaggio di lavoratori dell’Est Europa, poiché quel lavoro che  è fatto essenzialmente di sudore fisico è ritenuto dai figli dei vecchi  muratori, fabbri, elettricisti, oggi laureati o laureandi  in giurisprudenza, economia, psicologia, medicina, poco dignitoso e non consono alle proprie aspettative.

 Lo stesso fenomeno avviene nelle campagne  dove i figli dei contadini, anch’essi con più di un alto titolo di studio,  piuttosto che rompersi la testa sul come modificare in senso più umano ed ecocompatibile il lavoro agricolo, da disoccupati intellettuali preferiscono espatriare in Inghilterra  facendo i lavapiatti e sognando di poter accedere  a fare i trader nella Borsa di Londra  o in alternativa i gestori di un  carretto di vendita di frittelle in Regents street.

Nel frattempo il declino della  società e cultura contadina che curava le biodiversità  ha prodotto  la formazione di  una nuova struttura latifondista, che da un lato  vive di  monoculture, uso inconsulto di pesticidi e semi geneticamente modificati  in concessione esclusiva da colossi della genetica come Monsanto e dall’altro il latifondo in uso ai colossi dell’energia pseudo eco-compatibile; in entrambi i campi  i braccianti agricoli che negli anni 60-70 diedero vita a storiche lotte salariali, sono ormai sostituiti dai poco costosi migranti extracomunitari, in gran parte di colore.  Un Italia che trasferisce all’estero lavorazioni  a cui un tempo era addetto personale tipicamente femminile, come quello tessile ed in cui la sarta  risulta essere un personaggio estinto e ritrovabile solo su vecchi numeri in bianco e nero di Grand Hotel. Un ‘Italia dalla disoccupazione femminile crescente ma che contemporaneamente importa più di 800.000 badanti dall’estero per accudire i propri anziani, poiché le figlie e le nipoti , disoccupate con laurea,  ritengono questo lavoro non consono  alle proprie aspettative di vita. 
L’Italia che oggi , nel settembre 2016 , insorge contro le campagne del Fertility Day, è  quella che accomuna  gli sconfitti  della tentata rivoluzione e i loro figli e figlie ultra trentenni che non lasciano la casa pat/materna, per convenienza più che per necessità, non volendo rischiare nulla sotto l’occhio benevolo dei genitori, che vedono in loro l’unico risultato della propria vita. Perché rischiare per andare a chiedere case popolari, asili gratis, scuole , ospedali e  ritrovarsi nelle piazze e rischiare come facevano i propri genitori negli anni 60, 70 ?-
Meglio passare le giornate tra palestre di fitness, discoteche, sballo con prodotti sintetici c che si trovano anche su internet, magari vendendo il proprio corpo, come le cronache che hanno coinvolto  poco più che bambine di 13  e 14 anni, con il sostegno delle proprie madri, o semplicemnte godendo della libertà di poter girare il mondo a pochi soldi grazie alle compagnie low-cost.

Quanti problemi ci sarebbero se si avesse un figlio! A chi lo lasceresti nelle ore di Palestra o se trovi un viaggio da sogno, nel psoto più esotico con un biglietto acquistato all’ultimo momento?-

 Lasciamo perdere! Meglio non farli questi figli e se qualcuno ce lo chiede la risposta è  pronta:-“Se mi dessero un lavoro stabile, magari statale, una casa, la macchina,  la possibilità di avere un’amante senza litigare con mia moglie, l’asilo e l’università per i miei figli assicurati,  che la gravidanza non mi riempia poi di cellulite e di vene varicose, che il figlio, meglio unico che due sono un vero e proprio fastidio, non rompa le scatole la notte o  dicendo che si annoia alla televisione  quando lo lascio per andare in palestra, o a fare shopping,  che non mi infastidisca nel chiedere di cambiare il pannolino mentre sto chattando o watsappando con le amiche, o facendomi selfie da mandare su Facebook, se…. Forse  quando arrivo a cinquant’anni potrei anche cercare di farlo!!! O magari glielo faccio fare a mia madre o a qualcun altro al posto mio!”-
Per adesso a riempire le culle e le aule degli asili sono i figli dei migranti, gli stessi sporchi , brutti e cattivi che poi divengono il bersaglio per ogni critica allo stato attuale delle cose.
Grazie al cielo le stesse case farmaceutiche che  producono le sostanze per non far figli , nel frattempo si sono attrezzate per le nuove tendenze tardo- fertility, e grazie alla ricerca medica han messo su rimedi fecondativi tali da  far prolificare una nuova razza di figli di Matusalemme  e il cerchio iniziato alcune decine di anni fa e denunciato in quel documento delle femministe brindisine, si chiude con l’uovo di Colombo: l’utero in affitto!

Esso è l’evoluzione  allo stadio sublime ddel sogno capitalistico, quello di potersi  sostituire alle leggi divine o se volete di Madre Natura con quelle del Mercato della Riproduzione asservita al Dio Denaro.

Perchè rovinarsi una vita e il corpo vedendoselo deformare a causa di una sorta di Alien che ti cresce in grembo , che partorirai con dolore biblico, quando invece si può andare al supermercato della riproduzione quando ci viene il “piccio” di avere un figlio  con cui trastullarsi?
Sappiamo che molte nostre affermazioni sono chiaramente  provocatorie e non elencano  tutte le motivazioni con le quali i nostri figli rispondono al loro diniego di prolificare, ma  molte di esse non reggono se pensiamo alla dolce follia alla quale si lasciarono andare i nostri genitori, nel concepirci negli anni in cui l’Italia ripartiva dopo le distruzioni della guerra …Non c’erano smartphone, discoteche, televisione, palestre di fitness, le ragazze a 18 anni non chiedevano un seno nuovo alle proprie madri, perché tanto di lì a poco quel seno si sarebbe modificato naturalmente grazie alle gravidanze che sarebbero ben presto arrivate , mettendo su famiglia, dividendo col proprio uomo e la propria donna gioie e dolori, soffrendo insieme , imparando a guardarsi negli occhi, cosa che oggi  lo si preferisce fare attraverso lo schermo di un telefonino o di un PC…

Quell’Italia   di ieri, composta da uomini incapaci di stare con le mani in mano, che sognvaano di metter su famiglia e di donne dalle forme  prosperose, immortalata nei fotogrammi dei film neorealistici è oggi sostituita  da quella dai dati sconfortanti del numero di separazioni e matrimoni falliti, un Italia  che quotidianamente si colora di rosso, quello del sangue  di centinaia di donne uccise dal proprio partner o ex, dalle violenze domestiche, dagli abusi sessuali, dal proliferare del mercato del sesso che sfrutta i fenomeni migratori per i suoi lucrosi affari, di conserva a quello dell’alcool e delle droghe.

Terminiamo  questo intervento, in piena sintonia con quanto le femministe brindisine del Centro Documentazione  Donna operati nel Centro Sociale di Via Santa Chiara scrivevano in quel lontano 1984, auspicando che non interventi esterni, del Mercato o dello Stato, debbano  decidere al posto della donna  le sue scelte riproduttive ed auspicando che  possa crescere una nuova cultura sui rapporti uomo-donna, fatta di consapevolezza, autodeterminazione, condivisione, amore reciproco che non sia solo sesso e culto della bellezza corporale eterna:..” Gestire da sé la propria salute e il proprio corpo per non delegare a nessuno. Creare strutture autogestite dalle donne  per una migliore conoscenza del proprio corpo, strutture dove le donne possano abortire consapevolmente, affinchè  la riproduzione sia una libera scelta della donna al di là dei limiti esistenti in una società basata sul profitto e sulla sperimentazione…Brindisi gennaio 1984- CENTRO DOCUMENTAZIONE DONNA”
l'intero documento  di 12 pagine è scaricabile al seguente link http://www.pugliantagonista.it/archivio/fertility_day_84.htm


Documento redatto in occasione del Fertility Day dall’Archivio Storico Benedetto Petrone
Brindisi 23 settembre 2016

domenica 11 settembre 2016

11 settembre 1926 Attentato anarchico a Mussolini

11 settembre 1926, l’attentato a Mussolini e lo sfortunato anarchico Gino Lucetti.

Con i se non si fa mai la storia, e nessuno può dire con serietà quello che sarebbe avvenuto ove la storia non avesse camminato come effettivamente ha camminato. (Alessandro Cutolo)
…C'è chi lo vide ridere -davanti al Parlamento -aspettando l'esplosione -che provasse il suo talento,
c'è chi lo vide piangere -un torrente di vocali -vedendo esplodere -un chiosco di giornali…(il bombarolo-storia di un impiegato-Fabrizio De Andrè)


Oggi  11 settembre 2016 , l’anniversario dell’attacco alle Torri Gemelle (e al cuore degli Stati Uniti d’America) da parte di Al Qeda,  è ricordato con  contrastanti sentimenti nel nostro travagliato mondo, dove le illusioni sull’avvento  di un Nuovo Ordine Mondiale sotto la bandiera del capitale globalizzatore, son miseramente cadute e il regno del Caos e della Guerra civile infinita e Globale incombe sempre più.

Se un atto di terrorismo senza precedenti, come quello di 15 anni fa suggellò l’inizio di una nuova era, un altro  , questa volta fallito, di 90 anni fa , forse se  fosse riuscito, avrebbe potuto cambiare notevolmente il corso della storia del Novecento e modificare positivamente  la nostra attuale realtà. Purtroppo però , come disse Alessandro Cutolo: ”-… con i se non si fa mai la Storia, e nessuno può dire con serietà quello che sarebbe avvenuto ove la Storia non avesse camminato come effettivamente ha camminato….”
Stiamo parlando di Gino Lucetti, il giovane anarchico carrarese che mancò per un soffio il suo obbiettivo, Sua Eccellenza Benito Mussolini,  Primo Ministro  e Duce del Fascismo, nel momento in cui stava per consolidare il regime e cancellare ogni opposizione politica e sindacale ai suoi progetti e al blocco di potere capitalistico che lo aveva sostenuto.
L’11 settembre 1926, Gino Lucetti, anarchico individualista (come si definiva), rientrato clandestinamente in Italia, dopo esser fuggito in Francia per aver sparato ad un fascista, si appostò, dietro un chiosco di giornali,  armato di una bomba a mano e di una rivoltella,  a Porta Pia, a Roma in attesa  del passaggio dell’auto blu di Mussolini, diretto come ogni giorno da casa a Palazzo Chigi. All’arrivo del Duce , uscì dal suo nascondiglio, lanciando contro la vettura, una  nera Lancia Lambda,  una bomba a mano SIPE  che sfortunatamente mancò il finestrino di pochi centimetri e rimbalzando sulla carrozzeria esplose per terra ferendo alcuni passanti . L’anarchico Gino Lucetti, fu ben presto immobilizzato, nonostante fosse armato di una rivoltella.
 Dai giornali dell’epoca custoditi , nei fondi dell’Archivio Storico Benedetto Petrone , abbiamo scelto il napoletano Il Giorno ( “Politico, letterario , illustrato del mattino”), che nell’edizione del 12 settembre a caratteri cubitale dava l’annuncio del mancato attentato al Duce:
“-l’Attentato al Primo Ministro. Una bomba lanciata contro l’auto del Presidente. Il Duce incolume. Otto feriti.L’arresto del criminale. Lo sdegno della Nazione”
A seguire, in prima pagina,   le reazioni delle diverse personalità, a partire dal Re, dei maggiori rappresentanti delle organizzazioni del Partito Fascista, sino ai rallegramenti del Papa per lo scampato pericolo. Nel comunicato ufficiale e nella cronaca del fatto , inviati ai giornali, attraverso l’agenzia di notizie Stefani, l’equivalente italiano dell’HANSA, vengono alla luce alcuni particolari interessanti.
Il primo è che inizialmente l’anarchico  fornì delle generalità false , facendosi chiamare Ermete Giovannini, di professione scalpellino e nato  a Castelnuovo, in Garfagnana, nel 1900,  affermando di essere un reduce, e di esser venuto dalla Francia direttamente per colpire il Duce. Il secondo particolare è che era armato di un’altra bomba a mano SIPE abbandonata inesplosa  nella fuga e di una rivoltella di medio calibro “armata di proiettili Dum Dum”.Le fasi concitate dell’arresto sono descritte in maniera romanzesca , sulle quali abbiamo qualche dubbio, visto che altre versioni vedono l’anarchico bloccato da un passante, mentre si rifugiava in un portone:
”-…l’auto di Mussolini che prosegue indenne verso Palazzo Chigi, mentre il conducente dell’auto di scorta , scorgendo l’anarchico fuggire, la dirige al suo inseguimento rimanendo però impigliato con le ruote nei fili di ferro di delimitazione delle aiuole. Da essa scendono di corsa gli agenti della scorta, il maresciallo capo Dottarelli Achille e il vice brigadiere Motta Orazio, che a piedi proseguono la caccia all’attentatore , catturandolo…”-.
Le reazioni  ufficiali di Mussolini sono  caratterizzate da una doppia esigenza: quella di apparire un capo di Stato capace di non perdere la testa e scatenare una rappresaglia tale che ridia fiato alle opposizioni e a quella parte del Paese  che non dimentica la crisi  politica conseguente all’assassinio dell’onorevole socialista  Matteotti, ma dall’altro di promettere un giro di vite contro  gli antifascisti fuoriusciti all’estero e ai loro difensori interni ed esterni, compresa la Francia che li ospita. L’introduzione della pena di morte invocata  a gran voce dal “popolo fascista” che nel comizio-adumata  tenutosi nella sera a Piazza Colonna , viene ventilata  nel roboante discorso di Benito,  ma non per sé, ”-… abituato al pericolo, ma per la Nazione Italian a che strenuamente lavora  e la cui tranquillità non può essere turbata da un gruppo di criminali”.
 Il richiamo al compattamento intorno alla sua figura, del blocco capitalistico che lo ha appoggiato è ben preciso nelle sue parole: “-…Come abbiamo abolito il sistema degli scioperi rotativi  e permanenti (ilarità della folla)intendiamo frenare la serie di attentati ricorrendo anche all’applicazione della pena capitale  (acclamazioni entusisastiche) così diventerà sempre meno comodo mettere in pericolo l’esistenza del regime e la tranquillità del popolo italiano . Voi sapete che non parlo invano e….preannunzio azioni che sono nel carattere  e con il metodo del nuovo fascista italiano…”- ( il comizio termina con “a noi”,  saluti romani e il canto di Giovinezza da parte della folla)
Intanto come leggiamo in seconda pagina  a pagare le prime conseguenze sono i pochi parlamentari dell’opposizione presenti in Parlamento che vengono minacciati , insultati e costretti ad abbandonarlo:
 “-…l’onorevole fascista Barbiellini insieme ad altri due , gli onorevoli  Rotigliano e Pennavaria, si avventa contro l’onorevole  Gronchi del Partito Popolare ( che in seguito diverrà un discusso presidente della Repubblica italiana a fine anni 50) che pallido in volto cerca di negare il coinvolgimento del suo partito, ma costretto a forza ad abbandonare il Parlamento come succede anche all’onorevole massimalista Cavina…”-. Ben presto ogni opposizione parlamentare sarà cancellata con un plebiscito farsa a favore del Duce e la pena di morte introdotta qualche anno dopo, in occasione di un altro sfortunato attentato alla vita del Duce.
Ma la resa dei conti  e un segnale  ai fascisti poco ortodossi e riottosi al presidenzialismo del Duce, sono avvisati attraverso una velina scritta sul fascistissimo Impero, che si stampa a Roma e che lancia precise accuse contro  i”rinnegati  fuoriusciti”:
“-… in Francia vi è un’ organizzazione di rinnegati italiani cappeggiati dal terzetto Cesarino Rossi, Bazzi e De Ambris…che dispongono di denaro… e che sono certamente i mandanti diretti del Giovannini…” 
 Sono nomi che oggi a noi non dicono nulla ma  che furono protagonisti delle cronache dell’epoca, avendo partecipato attivamente ad alcuni momenti che accompagnarono l’avvento del Fascismo. Il primo, Cesare Rossi è la figura più controversa, quadrumviro e vice segretario del Partito fascista,  a lui fu affidata la polizia segreta di Mussolini e scaricato da quest’ultimo in occasione dell’assassinio di Matteotti. In seguito a questa vicenda fuggì in Francia,  da dove in seguito, caduto in un tranello rientrò in Italia  nel 1928 per essere arrestato dalla polizia fascista  e condannato a 30 anni , infine esiliato fu sull’isola di Ponza. Il caso vorrà che sulla stessa isola si ritroverà il Gino Lucetti, l’attentatore di Mussolini, al momento dell’arrivo degli Alleati che li libereranno entrambi. In seguito, nel processo bis Matteotti, nel 1947, il Cesare Rossi sarà prosciolto.
L’altro accusato della prima ora dalla stampa fascista è l’Alceste De Ambris, un sindacalista rivoluzionario, interventista, redattore del “Manifesto dei fasci di Combattimento, nel 1919,  mazziniano,  compagno di D’Annunzio nell’impresa di Fiume, ma in rotta con  il fascismo che marciava su Roma e favorevole alla pacificazione nazionale. Insultato e minacciato dai fascisti , nel 1922 fuggito in Francia , proprio pochi giorni prima dell’attentato di Mussolini, il 3 settembre 1926  era stato colpito, come tanti altri  antifascisti, dalle misure  punitive del regime che privavano  della cittadinanza dei beni posseduti in Patria coloro che all’estero facessero propaganda  e attività contro il Regime. In seguito  De Ambris diverrà presidente della Lega Italiana dei diritti dell’Uomo, e morirà in esilio, nonostante che Mussolini avesse dato segnali di benevolenza su un suo possibile rientro  in Italia

Gino Lucetti, anarchico perseguitato dal Fato.


Che Gino Lucetti fosse un tipo perseguitato dalla sfortuna lo conferma , non solo  la mancata eliminazione del Duce, ma anche la sua tragica fine.
Confinato sull’isola di Ponza, nel 1943 è liberato dagli Alleati, sbarcati a Salerno, rifugiatosi ad Ischia, il 17 settembre 1943  ( questo mese sembra che lo perseguiti implacabilmente) durante un bombardamento effettuato da bombardieri tedeschi, cercò rifugio su di un motoveliero. Il natante fu però colpito  da una bomba tedesca, affondando e trascinando con sé il povero anarchico. In sua memoria , fu dato il nome ad una brigata partigiana anrchica  che combattè nel Ferrarese :…-“ Dai monti di Sarzana-  un dì discenderemo,
allerta partigiani del Battaglion Lucetti-.Il Battaglion Lucetti,-son libertari e nulla più...-fedeli a Pietro Gori  noi scenderemo giù

La storia non si fa coi se, … ma… se…

Se  quell’atto che qualcuno definirebbe terroristico, altri di giustizia proletaria e di antifascsimo militante, fosse riuscito, la Storia avrebbe cambiato il suo corso e quanto?
Lasciateci immaginare la notizia della morte di Mussolini cosa avrebbe scatenato tra l’opinione pubblica , tra gli oppositori del regime  e  nelle file dello stesso partito fascista e dei suoi sostenitori, compresa la Monarchia. Avrebbe indotto gli antifascisti  a seguire l’esempio di Lucetti ed ad organizzarsi clandestinamente in azioni armate con gruppi  precursori dei SAP e delle brigate partigiane, o la crisi interna tra le diverse fazioni del partito fascista avrebbe portato ad un nuovo quadro politico, con un asse Ciano- Balbo?
 A chi avrebbe dato il nuovo incarico di Presidente del Consiglio , il re Vittorio Emanuele III?  
Adolf Hitler ,  negli stessi giorni  dell’attentato,  muovendo i primi passi per un consolidamento della  sua influenza nel partito Nazista, a distanza di appena un anno dall’esser stato scarcerato dopo un fallito Golpe.  Il dittatore nazista , sarebbe divenuto tale  e avrebbe compiuto la sua ascesa travolgente senza il richiamo alla vittoria  del regime fascista in Italia?
 Le forze di opposizione tedesche, socialisti e comunisti,  con un Italia  non Mussoliniana, avrebbero avuto più determinazione ad opporsi al nazismo ed ad Hitler?
Se questo fosse accaduto, forse, la tragedia della seconda guerra mondiale, la grande madre dei massacri  globali  che dal Novecento continuano sino ai giorni d’oggi, si sarebbe potuta evitare?
La stessa costruzione della  bomba atomica  e del suo uso per fini bellici si sarebbe potuto impedire?
 Lo strapotere dei diversi complessi militar-industriali mondiali che oggi influenzano pesantemente  il destino del mondo sarebbe stato ridimensionato in un mondo in cui  fascismo e nazismo fossero stati  in breve tempo ridotti a fenomeni  politici  irrazionali  e transitori ?
Purtroppo la Storia non si fa coi se, ma apprendere le sue lezioni e prevenire è cosa buona e giusta….
Antonio Camuso
Archivio Storico Benedetto Petrone



martedì 2 agosto 2016

Erdogan e il cadavere della NATO

(abstract di un articolo di analisi sul golpe in attesa di pubblicazione sul Manifesto)

Nelle  ultime ore (2 agosto 2016) il Califfo Erdogan annuncia che la caccia continua  ai generali e agli  alti ufficiali in odor di golpe e che alcune centinaia di essi dovranno aggiungersi agli oltre 3000 tra arrestati e rilevati dai loro incarichi. Iniziative che vanno pari passo all’assunzione diretta del comando delle FFFAA turche da parte del presidente Erdogaan, a cui si aggiunge la notizia della chiusura di tutte le accademie militari e la loro sostituzione di corsi universitari di regime.Uno stillicidio di notizie che  a Bruxelles, al comando NATO, sta provocando fibrillazioni, panico, vere e proprie crisi di identità, tali da mettere in dubbio l’esistenza stessa dell’Alleanza.
Molte le domande che si sentono nei corridoi del palazzo  e  proveremo a ripeterle ad alta voce, per cercare di rompere un silenzio assordante bipartisan che è calato sulla NATO e su coloro che sin’ora si atteggiavano ad essere i più accaniti critici di essa.
Proveremo ad elencarle e comprendere i motivi di questo silenzio:
1)      E’ ancor oggi  a tutti gli effetti la Turchia membro della NATO?
2)      Le Forze Armate Turche sono da ritenersi parti del potenziale politico e militare della NATO visto che esse oggi dipendono solo ad un uomo che ha esautorato il legittimo controllo di un governo?
3)      Se non è così l’oltre mezzo milione di soldati, le centinaia di aerei da combattimento le migliaia di carri armati e mezzi motorizzati, oggi senza  quei generali ed ufficiali superiori addestrati in continue esercitazioni, procedure  e missioni operative secondo standard e valutazioni NATO, sono   ancora da ritenersi parte del potenziale NATO?
4)      Se non è così, con la perdita del 50 per cento delle forze in Europa, (tanto è il peso nel potenziale militare turco dell’Alleanza,)cosa rimane della NATO, oggi?
5)      E’ da ritenersi oggi , alla luce degli ultimi avvenimenti,( e di una lunga catena di insuccessi) la NATO  un cadavere armato?
6)      Quanto all’agonia della NATO hanno influite le scelte scellerate dell’appoggio alle cosiddette guerre umanitarie prima  e poi il confronto muscolare con la Russia con l’allargamento ad EST?
7)      Le accuse di Erdogan su influenze straniere sul tentato golpe militare, quanto hanno di verità?
8)      E vero che L’intero Stato Maggiore delle unità turche messe a disposizione  per pronto intervento della NATO  è stato arrestato per la partecipazione al Golpe?
9)      Quali similitudini vi sono tra il ruolo  e gli adepti della cosiddetta P2 gulemista turca  e quelli delle P2 ed altre logge segrete golpiste come ad esempio la Rosa dei venti, che operavano per destabilizzare il nostro paese negli anni 70 e che avevano in generali, agenti segreti, uomini politici in stretta connessione con ambienti NATO?
10)   Perché tanti imbarazzati silenzi dalla NATO?

Queste domande gettano nel terrore l’intero sistema decisionale NATO che, per la sua democraticità, con un possibile veto della Turchia può essere immobilizzato all’infinito.
E’ lo stesso cadavere surgelato (della NATO) che Erdogan porterà come regalo a Putin nel prossimo paventato incontro, con l’offerta della neutralità compiacente di un  esercito turco  rimasto senza generali, senza accademie, posto sotto il controllo della polizia politica e delle milizie di partito, ma innanzitutto da defalcare da quel concetto di “esercito in potenza”  di oltre un milione di uomini, tra leva e riservisti, da schierare in una improvvisa crisi politico-militare tra NATO e Russia.
Altre domande faremmo a coloro che  ancor oggi  agitano il fantasma di una NATO capace di affrontare politicamente e militarmente le sfide che la attendono, non a migliaia di chilometri e fuori dalla sua area articolo 5,  ma a sole poche decine di chilometri dai suoi confini quotiniamente minacciati  e come a 17 anni dalla guerra del Kosovo essa rimanga la vittoria di Pirro dell’Alleanza.
1)      USA e GB, sono o no responsabili dellla mancata costruzione di un Esercito Europeo che avrebbe dovuto essere la gamba continentale dell’Alleanza? Le motivazioni sono legate a politiche monetarie, di controllo di mercati,  concorrenziali ,  ecc?
2)      E’ vero o no che a fronte di ciò la NATO si è mossa più spinta da politiche di pubblicizazzione e commercializzazione dei prodotti delle industrie armiere più che  dalla volontà di stabilizzare le aree cosiddette in crisi?  
3)      E’ vero o no che ad influire ciò è l’avanzare della concorrenza dei complessi militar-industriali Russo, cinese e degli altri Paesi emergenti?
Altre domande faremmo ma pensiamo che già quelle poste possano bastare per un ripasso generale in vista degli esami di riparazione a settembre o forse meglio per aprire un serio dibattito a sinistra su cosa vuol dire oggi antimperialismo, antimilitarismo, nell’era della guerra civile globale.
Antonio Camuso
Osservatorio sui Balcani di Brindisi

Brindisi 2 agosto 2016 

martedì 9 febbraio 2016

Caso Regeni e la Tortura di Stato

Caso Regeni e le torture di Stato.


In questi giorni l’attenzione dei media sulla questione torture  si è posata su  paesi come l’Egitto che vivono  una profonda crisi economica –politica –istituzionale in un quadro di legittimità garantita all’interno dal controllo dei poteri armati e legislativi e all’esterno dalle garanzie date alla “Comunità internazionale sulla lotta al terrorismo fondamentalista islamico.

 L’Italia che ha visto morire uno dei suoi figli migliori , giovane studioso, impegnato nell’andare a fondo  nella ricerca sulle contraddizioni di quel paese , ha avuto un moto di sdegno e di raccapriccio nello scoprire il modo in cui è stato torturato il giovane Regeni  e come le tecniche appartengano ad uno standard  utilizzato dai corpi antirepressione  interna dei diversi stati arabi ma ben conosciuto agli esperti del settore dei “Corpi speciali” occidentali, compreso quelli italiani.

Tanto orrore espresso va purtroppo a braccetto con l’ipocrisia di tanti politici ed opinion makers che ancor oggi siedono in parlamento, o nei dibattiti televisivi, o che hanno comunque fatto la storia politica del nostro Paese , che non molti anni fa chiusero un occhio o meglio tutti e due sulle torture che vennero praticate come metodo inquisitorio nei confronti di coloro che furono sospettati di appartenere alle formazioni armate  e di movimenti antagonisti , in particolare dell’estrema sinistra italiana(Brigate Rosse, prima Linea, ecc. Autonomia operaia, Rosso,ecc). 

L’intento era “lodevole”; dimostrare all’opinione pubblica che usando le maniere forti e lo stesso cinismo di chi faceva dell’assassinio dei “nemici del popolo” una pratica di guerriglia, si sarebbero conseguiti risultati di tale efficacia da mettere KO in breve tempo coloro che da 10 anni sembravano mettere sottoscacco l’intera classe politica italiana(rapimento ed uccisione Moro)  e la credibilità internazionale del nostro paese compreso nel patto Atlantico (NATO) dopo che un suo generale, Dozier, era stato rapito dalle BR.

Di concerto operarono i direttori dei giornali e dei media dell’epoca, esaltando i successi conseguiti dalle teste di cuoio e praticando un’opera  sistematica di negazione  dell’esistenza delle torture subite dagli arrestati o minimizzandole quando esse erano troppo evidenti.
Dall’altro,  il Partito di sinistra di opposizione,il PCI,  seguendo la linea tracciata del compromesso storico non fece le barricate sulla difesa dei diritti umani e chiese anzi ai suoi militanti di praticare la delazione come forma di autodafè politico 

.Salvo alcuni isolati avvocati, i soliti radicali, qualche socialista e qualche intellettuale scomodo, per il resto l’Italia nazional-catto-popolare TIFAVA LA TORTURA

Fa specie vedere come oggi l’orrore,  la ripulsa , l’affermare che certe pratiche che hanno portato alla morte il giovane Regeni appartengano ad un mondo, ad una società ad una concezione di Stato che non ci appartiene , siano patrimonio di un’opinione pubblica dalla memoria corta o distorta e pronta a modificare  se stessa a seconda come vengano mossi i fili dei burattinai  di Stato che la dirigono.

Un’opinione pubblica manichea, giustizialista e bigotta, la stessa contro la quale si scagliò il giovane Alessandro Manzoni, e non un cattivo maestro del ’68 come Antonio Negri o Scalzone,  quando temendo , ed a ragione , che la tortura di Stato entrasse a far parte della Naziona Italiana che si voleva edificare, scrisse il suo persona pamphlet contro la Tortura: La colonna Infame.
 Una storia  dai contorni kafkiani , ma tragicamente vera su una Milano colpita dalla peste alla caccia di untori da torturare e squartare.


Negli anni 70-80 , detti anche anni di piombo, quel libro divenne un best seller sia tra chi la tortura di Stato la praticò,  che tra la generazione che la subì. Consiglieremmo di rileggerlo, magari in qualche edizione economica, visti i tempi magri attuali.
Ma consiglieremmo anche di andarvi a leggere un altro scomodo libro che alcuni ricercatori hanno redatto pochi anni fa raccogliendo le testimonianze delle torture praticate nelel carceri legalli ed extralegali dell’Italia anni 70-80. Il libro si chiama LE TORTURE AFFIORATE, la casa editrice è Sensibili alle foglie.


Nel caso fosse difficile reperirlo vi riportiamo  giusto per esempio alcuni brani della denuncia   di Cesare Di Leonardo, arrestato dai NOCS  detenuto nella Caserma del II Reparto Celere di Padova ,  sospetto BR e  della perizia del Prof Mario Marigo  dell’Istiti Legale dell’Univ di Padova incaricato dal Proc repub Guido Papalia sulla persona di Cesare Di Leonardo, detenuto  sospetto BR e denunciante torture: verona 3 febbraio 1982

Denuncia di Leonardo :

Catturato il 28-1-82 , quando finalmente verrà visitato  Il Di Leonardo  lamenta dolori alal testa  alla regione frontale alle gambe alle piante dei piedi alla regione pubica alal cassa toracica al coccige e alle mani Lui denuncia che “ i dolori sono dovuti subiti dal trattamento subito da me e i miei compagni bendato  e legato mani e gambe subiva calci con anfibi in tutte le parti del corpo, poi inflitte ferite con arnesi muniti di punte.sono stato oggetto di bruciature alle mani presumibilmente da cicche di sigarette e scosse elettriche ai genitali e nella regione pubica..prelevato e chiuso in un bagagliaio di una macchina sono stato portato in un campo dove prima minacciato di fucilazione poi mi è stato esploso un colpo vicino al mio corpo. Riportato indietro messo su un tavolo legato mani e piedi e la testa rivolta all’ indietro. Mi hanno costretto a ingerire sale  e successivamente un flusso di acqua corrente con il naso tappato. Nel frattempo fatto segno di calci e pugni sul torace , addome e viso…chiedo un legale e rilievi fotografici del mio stato

Perizia medica: 

"sulla faccia , sugli arti e sul torace presenti lesività di tipo contusivo –ecchimotico risalenti ad alcuni giorni fa e non compatibili con  autolesionismo: Difficile stabilire i mezzi usati ma l’ecchimosi rotondeggiante allo zigomo destro può essere stata provocata da una bocca  di pistola. Poi vi sono tre gruppi di ferite in parti diverse del corpo compatibili con quanto denuncia il Leonardo ovvero  uno strumento  provvisto di punte. Poi ferite da ustione  in parti della mano destra . nella regione addomico inguinale e del pene si riscontrano evidenti  lesioni  di cui si consente di parlare di lesività provocate da un elettrodo, Il paziente ha una lesione al timpano sinistro …."

Ci fermiamo qui, nel caso di particolari curiosità potremmo dilungarci sulle torture praticate sulle donne brigatiste…. Ma come dice Al Sisi , pardon Macchiavelli, il fine giustifica i mezzi ed alla fine lo Stato trionfò su chi lo voleva capovolgere.
In attesa dell’elezione a Presidente degli USA di Donald Trumph che promette il ritorno della Tortura nelle pratiche utilizzate  dalle Forze armate e dai servizi segreti americani, vi alleghiamo alcune foto del denunciante Di Leonardo. Per motivi di pudicizia non mettiamo quelle del suo pene arrostito con le scosse elettriche…


9-2-2016 trentaquattro anni dopo per non dimenticarePugliantagonista.it

domenica 3 gennaio 2016

In ricordo di Mina Passaro, poetessa e pennino ribelle del Centro Sociale di Brindisi.

Mina non è più tra noi dal 7 agosto 1986,  e seppur son passati 30 anni noi non la dimentichiamo.

Mina  Passaro, una  di noi


Così iniziava la presentazione del libro Transea(t) a lei dedicato, curato dal suo professore D’Amone Cosimo di francavilla Fontana,  e firmata dalla famiglia Passaro, e dalle amiche e dagli amici del Centro Sociale
“…A ricordarci  di lei, oltre le comuni esperienze nel Centro Sociale e nella Comunità_Alloggio di Restinco (BR) , ci sono le sue poesie i suoi dipinti espressione della sua creatività umana ed artistica.…Mina ha investito grandi energie nel vivere e nel rimanere fededele a se stessa, ai suoi desideri, e questa battaglia lacerava il suo corpo esile e mnervoso, ha coltivato caparbiamente le sue passioni, per la pittura, la musica, lo studio, lo stare insieme, l’impegno sociale nella lotta contro ogni emarginazione, autoritarismo, miseria culturale…Per questo Mina ci manca moltissimo. Di lei ricordiamo l’andatura dinoccolata, la grande cartella dei disegni, la sua presenza irruente nelle riunioni del Centro Documentazione Donna, la sua disponibilità a creare e disegnare manifesti, vignette, i suoi sorrisi increspati, la voglia di divertirsi, la sua voglia di mare…di infinito.
Epoi…le parole impongono limiti, sollecitano emozioni, tensioni, blocchi.
Mina Passaro,  una di noi
Come  Archivio Storico Benedetto Petrone , abbiamo deciso di ricordare Mina oggi, pubblicando una poesia che lei scrisse esattamente 30 anni fa , il 3 gennaio 1986.  E’ una poesia che parla del dolore che si ha qquando si perde qualcuno che si ha amato, un dolore che può sentire solo chi nell’Amore ha veramente creduto. Nel mondo di oggi in cui i veri sentimenti, valgono meno di un selfie, il messaggio di Mina  ha l’effetto di  un macigno  scagliato in uno stagno di acqua putrida.

IL DOLORE
Ho visto il mio amore farsi polvere
E svanire al vento, al vento,lontano
Dalle mie mai e dai miei occhi.
Questo posto è diventato assai vuoto
E nell’insonnia tutto mi è chiaro.
Il dolore mi prende forte
Forte, sino nel cuore.

Francavilla F.na, 3 gennaio 1986


Articolo pubblicato anche sulle pagine dell'Archivio Storico B Petrone , di Pugliantagonista.it




domenica 27 dicembre 2015

LA LEZIONE DELLA STORIA 
CONTRO TUTTI I NAZIFASCISMI

  (da un  gelido Natale di 70 anni fa)

 
(caricatura del pittore sovietico Efimof)

NATALE 1941, fronte Russo, l’inizio della fine di Hitler e Mussolini.


Provare ad immaginare di cambiare  la Storia con i “se…” è stato un esercizio nel quale molti ci hanno provato e continueranno a farlo. Lo fecero Hitler e Mussolini oltre 70 anni fa aggredendo l’Unione Sovietica, credendo di dare una l.lezione al più grande stratega europeo sino all’ora conosciuto:Napoleone Bonaparte, ipotizzando che se avesse avuto carri armati ed aviazione non avrebbe fatto la fine che conosciamo. Purtroppo non credettero al coraggio del popolo russo e dell’alleato Generale Inverno che in quel dicembre 1941 si manifestò con temperature di oltre 40 gradi sottozero.

A sentire le previsioni meteo di questi giorni con i moscoviti che fanno il bagno nei fiumi e corrono allegramente per i parchi di Mosca, farebbe venire da dire che “se i nazifascisti  avessero avuto a disposizione queste condizioni, la Storia avrebbe potuto-purtroppo- cambiare corso” Fortunatamente sappiamo che invece la neve e il gelo resero impossibile la vita anche alla lubrificata macchina da guerra nazista, mentre  peggio si trovarono i  60.000 soldati italiani del CSIR (Corpo di spedizione Italinao in Russia) , nonostante  gli sforzi del  generale Messe che li comandava  di dotarli di autocarri e indumenti invernali consoni acquistati in tutta fretta in Romania ed Ungheria . 
Alla fine di quell’inverno durissimo del 1941, si contarono tra essi  oltre tremila congelati con relative amputazioni di arti ed una percentuale di congelati del doppio in confronto ai tedeschi che  erano schierati lungo un fronte che raggiungeva il Baltico.

 Con il carburante  che congelava nei serbatoi,  e la neve che bloccava le ruote, gli stessi muli non ce la facevano ad avanzare . Così, quando  la mattina del Natale del 1941, contro le divisioni italiane schierate sul fronte Sud, si lanciarono migliaia di cosacchi a cavallo , appoggiati da artiglieria e carri armati, tutte le fandonie della propaganda fascista che parlavano loro della  imminente file del bolscevismo, andarono in frantumi, tramutandosi in una battaglia all’ultimo sangue e tantissimi morti sotto la neve.


Chi riuscì a sopravvivere a quella battaglia non se lo dimenticherà mai e i numeri parlano chiaro. Quando la sera di Natale la battaglia andava a concludersi e giungevano a rinforzo i carri armati  e le truppe di rincalzo tedesche che avrebbero permesso una piccola controffensiva sino al 28 dicembre , si potè  capire quanto era costata quell’offensiva sovietica di poche ore: 168 morti, 715 feriti, 207 dispersi, 305 congelati  da parte italiana , mentre da parte russa giacevano sul terreno duemila soldati  e oltre a 1500 prigionieri.


Nella neve i morti dell’una e delltra parte erano praticamente indinstinguibili, sottolineando ancora una volta come quella fosse una folle strage  di proletari, la maggior parte figli di contadini, scatenata da un criminale disegno di conquista e di sopraffazione razzista  ideato dal regime nazista ed appoggiato dal fascismo italiano.Poco valsero le decine di Medaglie al Valore distribuite dopo quella battaglia. Poco più di un anno dopo i superstiti dell’Armata italiana sconfitti sul DON furono fatti rientrare di nascosto in Italia, senza medaglie, come se quella ritirata fosse colpa loro.

A molte migliaia di chilometri più a nord, la battaglia di Mosca era irrimediabilmente perduta e i tedeschi che nel giorno dell’anniversario della Rivoluzione Russa erano nei sobborghi di Mosca, a dicembre erano costretti ad arretrare sotto il rullo compressore del Maresciallo Zukov, che si sarebbe fermato solo a causa del grande Gelo.

Il 30 dicembre 1941 i carri armati  e la fanteria russa riconquistano Kozielsk e ai margini delle strade giacciono i cadaveri dei soldati tedeschi. Emblematica è una foto scattata quel giorno di un cadavere di un fante tedesco schiacciato come una sardina sotto i cingoli di un carro “Stalin”.
Arrendersi o perire! 
E’ il monito  con il quale è diffusa quella foto dall’Armata Rossa! La strada per Berlino sarà lastricata di decine di milioni di morti.

Arrendersi o perire!

Sarà scritto sul proclama  del CLN Alta Italia  a nome di tutta la Resistenza , il 25 aprile del 1945, chiamando all’Insurrezione, 70 anni fa.


Oggi come ieri sappia chi crede di attentare alla libertà e alal dignità umana in nome di  ideologie e credi razzisti, nazisti e fascisti , che si troverà dinanzi allo stesso monito.

Archivio Storico Benedetto Petrone
www.pugliantagonista.it
Natale 2015

venerdì 9 gennaio 2015

STRAGE DI GIORNALISTI A PARIGI
siamo o non siamo tutti Charlie?
L'editoriale di Pugliantagonista
parte prima

http://www.pugliantagonista.it/openarea/siamo_o_non_siamo_charlie.htm

Siamo o non siamo tutti  Charlie?

Questo è il dilemma che si aggira per l’Europa, tra piazze che si mobilitano con le matite in pugno e borse che  recuperano, dopo la notizia della strage,  le perdite di settimane di ribassi. A quanto pare a tirare un sospiro di sollievo, mal nascosto da finte lacrimucce miste al rimmel firmato, sono in tanti\e. 
All’Eliseo dove svetta il tricolore a mezz’asta è chiamato al colloquio per parlare di unità nazionale, quell’expresidente Sarkò che da ministro dell’interno definì “feccia” gli abitanti delle banlieu, sempre pronti a scatenarsi in rivolte e saccheggi. 
Bei tempi quelli ,per la Francia,  quando i  descamisados in gran parte di origine araba nord-africana, figli di seconda e terza generazioni di quegli emigranti dalle ex colonie francesi  , si accontentavano nelle notti parigine  di bruciare  centinaia di auto per strada, per gridare la loro rabbia, il loro sentirsi esclusi dal sognare un futuro diverso nella Francia,  seconda locomotiva dell’Europa dei banchieri. 
I danni materiali di quello sfogo furono in qualche modo risarciti e la Francia continuò il suo cammino di seconda potenza economica europea, mentre Grecia, Italia, e Spagna affondavano nella crisi. Dopo la rivolta delle banlieu si cercarono di mettere in piedi programmi di inserimento da parte di ministeri per affari sociali, amministrazioni locali, organizzazioni umanitarie, moschee  e scuole, operatori di strada e psicologi che dovettero assistere prima i genitori dei ribelli, incapaci di comprendere la furia scatenata dei propri figli.  La Francia multirazziale sapeva che la scommessa  aveva una posta importante anzi unica, il suo stesso essere la Francia, quella della Marsigliese, quella che ha coniato il motto libertè, égalitè e t fraternitè, ma anche quella della grandeur, della Lègion étrangère, della quarta potenza atomica che ancor oggi ha influenza su mezz’Africa.
Ieri , le cose sono terribilmente cambiate, con la consapevolezza che da tempo non ci sono giovani che urlano la loro rabbia per le strade, che si è da tempo smesso di illuderli su possibili cambiamenti epocali della loro condizione. La feccia  di Sarkò, come un tempo i  mendicanti  andavano a scuola di assassini e ruberie nella Corte dei Miracoli,  in questi ultimi anni ,in centinaia, è andata a scuola di terrore e di sangue in luoghi del Pianeta dove si  è cancellato  e si cancella quotidianamente  tutto ciò che l’umanità in millenni, pur tra tante contraddizioni aveva costruito.  E chi ritorna  da esperienze simili  , è trasformato così interiormente che occorrerebbero anni di trattamenti psicoterapici  e un’organizzazione socioassistenziale , oggi inesistente, che lo possa disintossicare e seguire in un ritorno alla vita “normale”. Lo sappiamo per esperienza  con le migliaia di casi di reduci  impazziti “dai  mille Vietnam” 
In ogni caso, per chi ritorna dalla Legione straniera islamica, che si chiami ISIS o AL Qaeda, ad acclamarli, santificarli e glorificarli , nelle banlieu di Parigi, Marsiglia, Tolone,  c’è una folla di altri giovani senza futuro, ansiosi di divenire eroi di qualche guerra santa da combattere contro chi non è  o non si sente come loro, ed essere loro in qualche parte del mondo , magari nella stessa Francia che li ha visti nascere, crescere e pur malamente accuditi, anche per un solo giorno essere quelli che con un fucile in mano son stati capaci di avere il mondo che li ignorava e disprezzava, sotto i piedi.
 In questo,  la battaglia per l’arruolamento è stata vinta in partenza da tempo, da quando nelle banlieu, si vedevano bruciare scuole, centri di aggregazione giovanili ed assistenziali, malamente difesi con le lacrime agli occhi da maestri e padri dei giovani rivoltosi.  Son passati dieci anni e tutti oggi sembrano dimenticarsi di ciò, attoniti dal capire come e da dove possano essere stati generati “mostri” tali da massacrare un pugno di giornalisti di satira politica.
Anche questa volta l’abbiamo scampata bella!
Ovvero ,quando i media diventano il giubbotto antiproiettile della società
La consapevolezza del pericolo di  episodi  di terrorismo antioccidentale, direttamente in Europa  lo si aveva da tempo e non solo nelle segrete stanze dei Servizi di sicurezza di USA, Unione Europea, e Israele,  e quando la notizia che l’obbiettivo era stata una ,sin’ora, oscura redazione di un giornaletto satirico , ebbene  in molti han brindato allo scampato pericolo. Due, al massimo tre  giovanotti, insieme ad una fidanzata, con un paio di fucili e giubbotti antiproiettile che scorazzano impunemente per l’Ile di France e che si “limitano”  ad ammazzare  dei vignettisti rompiballe e  qualche poliziotto,  è stata la notizia meno terribile tra quelle che ci si aspettava, negli ambienti della sicurezza francese. Una squadra di una decina di questi uomini , così travisati da esser confusi dai più con le teste di cuoio dei reparti speciali, che se  fosse andata a bussare alle porte di una delle tante centrali nucleari che ha la Francia ,  avrebbe trovato le porte aperte  o comunque una resistenza insignificante, avrebbe prodotto un allarme nucleare, se non proprio un incidente  ,del quale  si sarebbe parlato in eterno  dell’11 settembre del continente europeo,  facendo impallidire i ricordi di Chernobyl
Sì stando così le cose , il  7 gennaio  2015, è stato un giorno fortunato per noi europei, ma non sappiamo sino a quando potremo vivere di questa speranza….
La domanda  che tutti gli apparati di sicurezza si pongono oggi è non quando sarà il prossimo attacco , ma dove si rivolgerà. Come interpretare  i tanti insegnamenti che i leader degli AL Qaeda, o ISIS o BOKO Haram, lanciano ai loro adepti, in termini di Strategia e di tattica da adottare contro il Mondo del Male, in cui innocentemente noi ci ritroviamo a vivere? Per essi, è un mondo che va radicalmente distrutto, colpendo quelle che sono le basi della società capitalistica occidentale ( ben altra cosa è parlare di scontro di civiltà, poiché in questo oggi potremmo solo far esempi tipo lo sterminio di aborigeni, di pellerossa, degli Zulù o dei pigmei per mano dei “civili” colonizzatori, ma non uno scontro tra chi sa usare media e mitra allo stesso modo del contendente).
L’attacco portato a Parigi ha seguito pur nella sua confusione , una logica che persegue in parte  il filo dell’11 settembre e quindi del linguaggio Qaedista. Colpire i simboli del sistema, ma anche gli uomini colpire l’economia e lanciare un messaggio di terre mediatico, facendo cadere il mito dell’invulnerabilità del territorio statunitense. In questo i fratelli algerini e i loro complici hanno mimato con aspetti paradossali quell’attacco. Si è colpita la capitale del secondo paese portante dell’Europa, si è colpito uno dei simboli identificativi della France : la libertè, in questo caso quella di opinione ed in secondo ordine dei poliziotti , identificandoli nella parte feroce dell’ETAT, quella che presidia l’immutabilità del potere tra le classi, impedendo che la feccia, quella delle banlieu, possa sconvolgere gli equilibri di forza.
Ma sino a quando logiche simili, pur nella loro criminale razionalità impediranno che vi sia un salto inimmaginabile?Dovrà l’Europa seguire l’esempio di Israele costruendo un  Muro che la separi  da quelle terre che un tempo avevano un nome, Iraq, Siria, Libia , ma dove si è ritornati alla terminologia classica , dove le si descriveva con un “Hic sunt Leones” ?
Fine Parte prima
editoriale di Pugliantagonista
9 gennaio 2015


lunedì 22 dicembre 2014

Sant’Andrea di Conza (AV) 23-24 dicembre 1980
Quando sindaco e carabinieri dissero ai volontari:”-Scava con noi , ma fai Natale con i tuoi! “-E  li espulsero con foglio di via.
L’altra faccia del terremoto in Irpinia
I GIORNI DEL VOLONTARIATO “SCOMODO” A CONZA, i fogli di via, le perquisizioni su donne nelle parti intime condotte “non in modo morboso” da militi maschi…

http://www.pugliantagonista.it/archivio/1980_terremoto_conza_ondarossa.htm


E ‘ una vicenda emblematica  che alla luce delle polemiche di come fu gestita la fase due (quella della ricostruzione e  della gestione dei fondi legata ad essa) fa comprendere  l’importanza dell’eliminazione di tutte le voci scomode, ovvero i volontari che denunciavano ritardi, imboscamenti, malefatte di amministratori, politici ed addirittura religiosi,  e come dovessero al più presto essere  allontanati onde evitare che la popolazione si svegliasse ed incominciasse ad effettuare un controllo popolare su ogni atto, ogni soldo degli aiuti in arrivo.