martedì 2 agosto 2016

Erdogan e il cadavere della NATO

(abstract di un articolo di analisi sul golpe in attesa di pubblicazione sul Manifesto)

Nelle  ultime ore (2 agosto 2016) il Califfo Erdogan annuncia che la caccia continua  ai generali e agli  alti ufficiali in odor di golpe e che alcune centinaia di essi dovranno aggiungersi agli oltre 3000 tra arrestati e rilevati dai loro incarichi. Iniziative che vanno pari passo all’assunzione diretta del comando delle FFFAA turche da parte del presidente Erdogaan, a cui si aggiunge la notizia della chiusura di tutte le accademie militari e la loro sostituzione di corsi universitari di regime.Uno stillicidio di notizie che  a Bruxelles, al comando NATO, sta provocando fibrillazioni, panico, vere e proprie crisi di identità, tali da mettere in dubbio l’esistenza stessa dell’Alleanza.
Molte le domande che si sentono nei corridoi del palazzo  e  proveremo a ripeterle ad alta voce, per cercare di rompere un silenzio assordante bipartisan che è calato sulla NATO e su coloro che sin’ora si atteggiavano ad essere i più accaniti critici di essa.
Proveremo ad elencarle e comprendere i motivi di questo silenzio:
1)      E’ ancor oggi  a tutti gli effetti la Turchia membro della NATO?
2)      Le Forze Armate Turche sono da ritenersi parti del potenziale politico e militare della NATO visto che esse oggi dipendono solo ad un uomo che ha esautorato il legittimo controllo di un governo?
3)      Se non è così l’oltre mezzo milione di soldati, le centinaia di aerei da combattimento le migliaia di carri armati e mezzi motorizzati, oggi senza  quei generali ed ufficiali superiori addestrati in continue esercitazioni, procedure  e missioni operative secondo standard e valutazioni NATO, sono   ancora da ritenersi parte del potenziale NATO?
4)      Se non è così, con la perdita del 50 per cento delle forze in Europa, (tanto è il peso nel potenziale militare turco dell’Alleanza,)cosa rimane della NATO, oggi?
5)      E’ da ritenersi oggi , alla luce degli ultimi avvenimenti,( e di una lunga catena di insuccessi) la NATO  un cadavere armato?
6)      Quanto all’agonia della NATO hanno influite le scelte scellerate dell’appoggio alle cosiddette guerre umanitarie prima  e poi il confronto muscolare con la Russia con l’allargamento ad EST?
7)      Le accuse di Erdogan su influenze straniere sul tentato golpe militare, quanto hanno di verità?
8)      E vero che L’intero Stato Maggiore delle unità turche messe a disposizione  per pronto intervento della NATO  è stato arrestato per la partecipazione al Golpe?
9)      Quali similitudini vi sono tra il ruolo  e gli adepti della cosiddetta P2 gulemista turca  e quelli delle P2 ed altre logge segrete golpiste come ad esempio la Rosa dei venti, che operavano per destabilizzare il nostro paese negli anni 70 e che avevano in generali, agenti segreti, uomini politici in stretta connessione con ambienti NATO?
10)   Perché tanti imbarazzati silenzi dalla NATO?

Queste domande gettano nel terrore l’intero sistema decisionale NATO che, per la sua democraticità, con un possibile veto della Turchia può essere immobilizzato all’infinito.
E’ lo stesso cadavere surgelato (della NATO) che Erdogan porterà come regalo a Putin nel prossimo paventato incontro, con l’offerta della neutralità compiacente di un  esercito turco  rimasto senza generali, senza accademie, posto sotto il controllo della polizia politica e delle milizie di partito, ma innanzitutto da defalcare da quel concetto di “esercito in potenza”  di oltre un milione di uomini, tra leva e riservisti, da schierare in una improvvisa crisi politico-militare tra NATO e Russia.
Altre domande faremmo a coloro che  ancor oggi  agitano il fantasma di una NATO capace di affrontare politicamente e militarmente le sfide che la attendono, non a migliaia di chilometri e fuori dalla sua area articolo 5,  ma a sole poche decine di chilometri dai suoi confini quotiniamente minacciati  e come a 17 anni dalla guerra del Kosovo essa rimanga la vittoria di Pirro dell’Alleanza.
1)      USA e GB, sono o no responsabili dellla mancata costruzione di un Esercito Europeo che avrebbe dovuto essere la gamba continentale dell’Alleanza? Le motivazioni sono legate a politiche monetarie, di controllo di mercati,  concorrenziali ,  ecc?
2)      E’ vero o no che a fronte di ciò la NATO si è mossa più spinta da politiche di pubblicizazzione e commercializzazione dei prodotti delle industrie armiere più che  dalla volontà di stabilizzare le aree cosiddette in crisi?  
3)      E’ vero o no che ad influire ciò è l’avanzare della concorrenza dei complessi militar-industriali Russo, cinese e degli altri Paesi emergenti?
Altre domande faremmo ma pensiamo che già quelle poste possano bastare per un ripasso generale in vista degli esami di riparazione a settembre o forse meglio per aprire un serio dibattito a sinistra su cosa vuol dire oggi antimperialismo, antimilitarismo, nell’era della guerra civile globale.
Antonio Camuso
Osservatorio sui Balcani di Brindisi

Brindisi 2 agosto 2016 

martedì 9 febbraio 2016

Caso Regeni e la Tortura di Stato

Caso Regeni e le torture di Stato.


In questi giorni l’attenzione dei media sulla questione torture  si è posata su  paesi come l’Egitto che vivono  una profonda crisi economica –politica –istituzionale in un quadro di legittimità garantita all’interno dal controllo dei poteri armati e legislativi e all’esterno dalle garanzie date alla “Comunità internazionale sulla lotta al terrorismo fondamentalista islamico.

 L’Italia che ha visto morire uno dei suoi figli migliori , giovane studioso, impegnato nell’andare a fondo  nella ricerca sulle contraddizioni di quel paese , ha avuto un moto di sdegno e di raccapriccio nello scoprire il modo in cui è stato torturato il giovane Regeni  e come le tecniche appartengano ad uno standard  utilizzato dai corpi antirepressione  interna dei diversi stati arabi ma ben conosciuto agli esperti del settore dei “Corpi speciali” occidentali, compreso quelli italiani.

Tanto orrore espresso va purtroppo a braccetto con l’ipocrisia di tanti politici ed opinion makers che ancor oggi siedono in parlamento, o nei dibattiti televisivi, o che hanno comunque fatto la storia politica del nostro Paese , che non molti anni fa chiusero un occhio o meglio tutti e due sulle torture che vennero praticate come metodo inquisitorio nei confronti di coloro che furono sospettati di appartenere alle formazioni armate  e di movimenti antagonisti , in particolare dell’estrema sinistra italiana(Brigate Rosse, prima Linea, ecc. Autonomia operaia, Rosso,ecc). 

L’intento era “lodevole”; dimostrare all’opinione pubblica che usando le maniere forti e lo stesso cinismo di chi faceva dell’assassinio dei “nemici del popolo” una pratica di guerriglia, si sarebbero conseguiti risultati di tale efficacia da mettere KO in breve tempo coloro che da 10 anni sembravano mettere sottoscacco l’intera classe politica italiana(rapimento ed uccisione Moro)  e la credibilità internazionale del nostro paese compreso nel patto Atlantico (NATO) dopo che un suo generale, Dozier, era stato rapito dalle BR.

Di concerto operarono i direttori dei giornali e dei media dell’epoca, esaltando i successi conseguiti dalle teste di cuoio e praticando un’opera  sistematica di negazione  dell’esistenza delle torture subite dagli arrestati o minimizzandole quando esse erano troppo evidenti.
Dall’altro,  il Partito di sinistra di opposizione,il PCI,  seguendo la linea tracciata del compromesso storico non fece le barricate sulla difesa dei diritti umani e chiese anzi ai suoi militanti di praticare la delazione come forma di autodafè politico 

.Salvo alcuni isolati avvocati, i soliti radicali, qualche socialista e qualche intellettuale scomodo, per il resto l’Italia nazional-catto-popolare TIFAVA LA TORTURA

Fa specie vedere come oggi l’orrore,  la ripulsa , l’affermare che certe pratiche che hanno portato alla morte il giovane Regeni appartengano ad un mondo, ad una società ad una concezione di Stato che non ci appartiene , siano patrimonio di un’opinione pubblica dalla memoria corta o distorta e pronta a modificare  se stessa a seconda come vengano mossi i fili dei burattinai  di Stato che la dirigono.

Un’opinione pubblica manichea, giustizialista e bigotta, la stessa contro la quale si scagliò il giovane Alessandro Manzoni, e non un cattivo maestro del ’68 come Antonio Negri o Scalzone,  quando temendo , ed a ragione , che la tortura di Stato entrasse a far parte della Naziona Italiana che si voleva edificare, scrisse il suo persona pamphlet contro la Tortura: La colonna Infame.
 Una storia  dai contorni kafkiani , ma tragicamente vera su una Milano colpita dalla peste alla caccia di untori da torturare e squartare.


Negli anni 70-80 , detti anche anni di piombo, quel libro divenne un best seller sia tra chi la tortura di Stato la praticò,  che tra la generazione che la subì. Consiglieremmo di rileggerlo, magari in qualche edizione economica, visti i tempi magri attuali.
Ma consiglieremmo anche di andarvi a leggere un altro scomodo libro che alcuni ricercatori hanno redatto pochi anni fa raccogliendo le testimonianze delle torture praticate nelel carceri legalli ed extralegali dell’Italia anni 70-80. Il libro si chiama LE TORTURE AFFIORATE, la casa editrice è Sensibili alle foglie.


Nel caso fosse difficile reperirlo vi riportiamo  giusto per esempio alcuni brani della denuncia   di Cesare Di Leonardo, arrestato dai NOCS  detenuto nella Caserma del II Reparto Celere di Padova ,  sospetto BR e  della perizia del Prof Mario Marigo  dell’Istiti Legale dell’Univ di Padova incaricato dal Proc repub Guido Papalia sulla persona di Cesare Di Leonardo, detenuto  sospetto BR e denunciante torture: verona 3 febbraio 1982

Denuncia di Leonardo :

Catturato il 28-1-82 , quando finalmente verrà visitato  Il Di Leonardo  lamenta dolori alal testa  alla regione frontale alle gambe alle piante dei piedi alla regione pubica alal cassa toracica al coccige e alle mani Lui denuncia che “ i dolori sono dovuti subiti dal trattamento subito da me e i miei compagni bendato  e legato mani e gambe subiva calci con anfibi in tutte le parti del corpo, poi inflitte ferite con arnesi muniti di punte.sono stato oggetto di bruciature alle mani presumibilmente da cicche di sigarette e scosse elettriche ai genitali e nella regione pubica..prelevato e chiuso in un bagagliaio di una macchina sono stato portato in un campo dove prima minacciato di fucilazione poi mi è stato esploso un colpo vicino al mio corpo. Riportato indietro messo su un tavolo legato mani e piedi e la testa rivolta all’ indietro. Mi hanno costretto a ingerire sale  e successivamente un flusso di acqua corrente con il naso tappato. Nel frattempo fatto segno di calci e pugni sul torace , addome e viso…chiedo un legale e rilievi fotografici del mio stato

Perizia medica: 

"sulla faccia , sugli arti e sul torace presenti lesività di tipo contusivo –ecchimotico risalenti ad alcuni giorni fa e non compatibili con  autolesionismo: Difficile stabilire i mezzi usati ma l’ecchimosi rotondeggiante allo zigomo destro può essere stata provocata da una bocca  di pistola. Poi vi sono tre gruppi di ferite in parti diverse del corpo compatibili con quanto denuncia il Leonardo ovvero  uno strumento  provvisto di punte. Poi ferite da ustione  in parti della mano destra . nella regione addomico inguinale e del pene si riscontrano evidenti  lesioni  di cui si consente di parlare di lesività provocate da un elettrodo, Il paziente ha una lesione al timpano sinistro …."

Ci fermiamo qui, nel caso di particolari curiosità potremmo dilungarci sulle torture praticate sulle donne brigatiste…. Ma come dice Al Sisi , pardon Macchiavelli, il fine giustifica i mezzi ed alla fine lo Stato trionfò su chi lo voleva capovolgere.
In attesa dell’elezione a Presidente degli USA di Donald Trumph che promette il ritorno della Tortura nelle pratiche utilizzate  dalle Forze armate e dai servizi segreti americani, vi alleghiamo alcune foto del denunciante Di Leonardo. Per motivi di pudicizia non mettiamo quelle del suo pene arrostito con le scosse elettriche…


9-2-2016 trentaquattro anni dopo per non dimenticarePugliantagonista.it

domenica 3 gennaio 2016

In ricordo di Mina Passaro, poetessa e pennino ribelle del Centro Sociale di Brindisi.

Mina non è più tra noi dal 7 agosto 1986,  e seppur son passati 30 anni noi non la dimentichiamo.

Mina  Passaro, una  di noi


Così iniziava la presentazione del libro Transea(t) a lei dedicato, curato dal suo professore D’Amone Cosimo di francavilla Fontana,  e firmata dalla famiglia Passaro, e dalle amiche e dagli amici del Centro Sociale
“…A ricordarci  di lei, oltre le comuni esperienze nel Centro Sociale e nella Comunità_Alloggio di Restinco (BR) , ci sono le sue poesie i suoi dipinti espressione della sua creatività umana ed artistica.…Mina ha investito grandi energie nel vivere e nel rimanere fededele a se stessa, ai suoi desideri, e questa battaglia lacerava il suo corpo esile e mnervoso, ha coltivato caparbiamente le sue passioni, per la pittura, la musica, lo studio, lo stare insieme, l’impegno sociale nella lotta contro ogni emarginazione, autoritarismo, miseria culturale…Per questo Mina ci manca moltissimo. Di lei ricordiamo l’andatura dinoccolata, la grande cartella dei disegni, la sua presenza irruente nelle riunioni del Centro Documentazione Donna, la sua disponibilità a creare e disegnare manifesti, vignette, i suoi sorrisi increspati, la voglia di divertirsi, la sua voglia di mare…di infinito.
Epoi…le parole impongono limiti, sollecitano emozioni, tensioni, blocchi.
Mina Passaro,  una di noi
Come  Archivio Storico Benedetto Petrone , abbiamo deciso di ricordare Mina oggi, pubblicando una poesia che lei scrisse esattamente 30 anni fa , il 3 gennaio 1986.  E’ una poesia che parla del dolore che si ha qquando si perde qualcuno che si ha amato, un dolore che può sentire solo chi nell’Amore ha veramente creduto. Nel mondo di oggi in cui i veri sentimenti, valgono meno di un selfie, il messaggio di Mina  ha l’effetto di  un macigno  scagliato in uno stagno di acqua putrida.

IL DOLORE
Ho visto il mio amore farsi polvere
E svanire al vento, al vento,lontano
Dalle mie mai e dai miei occhi.
Questo posto è diventato assai vuoto
E nell’insonnia tutto mi è chiaro.
Il dolore mi prende forte
Forte, sino nel cuore.

Francavilla F.na, 3 gennaio 1986


Articolo pubblicato anche sulle pagine dell'Archivio Storico B Petrone , di Pugliantagonista.it




domenica 27 dicembre 2015

LA LEZIONE DELLA STORIA 
CONTRO TUTTI I NAZIFASCISMI

  (da un  gelido Natale di 70 anni fa)

 
(caricatura del pittore sovietico Efimof)

NATALE 1941, fronte Russo, l’inizio della fine di Hitler e Mussolini.


Provare ad immaginare di cambiare  la Storia con i “se…” è stato un esercizio nel quale molti ci hanno provato e continueranno a farlo. Lo fecero Hitler e Mussolini oltre 70 anni fa aggredendo l’Unione Sovietica, credendo di dare una l.lezione al più grande stratega europeo sino all’ora conosciuto:Napoleone Bonaparte, ipotizzando che se avesse avuto carri armati ed aviazione non avrebbe fatto la fine che conosciamo. Purtroppo non credettero al coraggio del popolo russo e dell’alleato Generale Inverno che in quel dicembre 1941 si manifestò con temperature di oltre 40 gradi sottozero.

A sentire le previsioni meteo di questi giorni con i moscoviti che fanno il bagno nei fiumi e corrono allegramente per i parchi di Mosca, farebbe venire da dire che “se i nazifascisti  avessero avuto a disposizione queste condizioni, la Storia avrebbe potuto-purtroppo- cambiare corso” Fortunatamente sappiamo che invece la neve e il gelo resero impossibile la vita anche alla lubrificata macchina da guerra nazista, mentre  peggio si trovarono i  60.000 soldati italiani del CSIR (Corpo di spedizione Italinao in Russia) , nonostante  gli sforzi del  generale Messe che li comandava  di dotarli di autocarri e indumenti invernali consoni acquistati in tutta fretta in Romania ed Ungheria . 
Alla fine di quell’inverno durissimo del 1941, si contarono tra essi  oltre tremila congelati con relative amputazioni di arti ed una percentuale di congelati del doppio in confronto ai tedeschi che  erano schierati lungo un fronte che raggiungeva il Baltico.

 Con il carburante  che congelava nei serbatoi,  e la neve che bloccava le ruote, gli stessi muli non ce la facevano ad avanzare . Così, quando  la mattina del Natale del 1941, contro le divisioni italiane schierate sul fronte Sud, si lanciarono migliaia di cosacchi a cavallo , appoggiati da artiglieria e carri armati, tutte le fandonie della propaganda fascista che parlavano loro della  imminente file del bolscevismo, andarono in frantumi, tramutandosi in una battaglia all’ultimo sangue e tantissimi morti sotto la neve.


Chi riuscì a sopravvivere a quella battaglia non se lo dimenticherà mai e i numeri parlano chiaro. Quando la sera di Natale la battaglia andava a concludersi e giungevano a rinforzo i carri armati  e le truppe di rincalzo tedesche che avrebbero permesso una piccola controffensiva sino al 28 dicembre , si potè  capire quanto era costata quell’offensiva sovietica di poche ore: 168 morti, 715 feriti, 207 dispersi, 305 congelati  da parte italiana , mentre da parte russa giacevano sul terreno duemila soldati  e oltre a 1500 prigionieri.


Nella neve i morti dell’una e delltra parte erano praticamente indinstinguibili, sottolineando ancora una volta come quella fosse una folle strage  di proletari, la maggior parte figli di contadini, scatenata da un criminale disegno di conquista e di sopraffazione razzista  ideato dal regime nazista ed appoggiato dal fascismo italiano.Poco valsero le decine di Medaglie al Valore distribuite dopo quella battaglia. Poco più di un anno dopo i superstiti dell’Armata italiana sconfitti sul DON furono fatti rientrare di nascosto in Italia, senza medaglie, come se quella ritirata fosse colpa loro.

A molte migliaia di chilometri più a nord, la battaglia di Mosca era irrimediabilmente perduta e i tedeschi che nel giorno dell’anniversario della Rivoluzione Russa erano nei sobborghi di Mosca, a dicembre erano costretti ad arretrare sotto il rullo compressore del Maresciallo Zukov, che si sarebbe fermato solo a causa del grande Gelo.

Il 30 dicembre 1941 i carri armati  e la fanteria russa riconquistano Kozielsk e ai margini delle strade giacciono i cadaveri dei soldati tedeschi. Emblematica è una foto scattata quel giorno di un cadavere di un fante tedesco schiacciato come una sardina sotto i cingoli di un carro “Stalin”.
Arrendersi o perire! 
E’ il monito  con il quale è diffusa quella foto dall’Armata Rossa! La strada per Berlino sarà lastricata di decine di milioni di morti.

Arrendersi o perire!

Sarà scritto sul proclama  del CLN Alta Italia  a nome di tutta la Resistenza , il 25 aprile del 1945, chiamando all’Insurrezione, 70 anni fa.


Oggi come ieri sappia chi crede di attentare alla libertà e alal dignità umana in nome di  ideologie e credi razzisti, nazisti e fascisti , che si troverà dinanzi allo stesso monito.

Archivio Storico Benedetto Petrone
www.pugliantagonista.it
Natale 2015

venerdì 9 gennaio 2015

STRAGE DI GIORNALISTI A PARIGI
siamo o non siamo tutti Charlie?
L'editoriale di Pugliantagonista
parte prima

http://www.pugliantagonista.it/openarea/siamo_o_non_siamo_charlie.htm

Siamo o non siamo tutti  Charlie?

Questo è il dilemma che si aggira per l’Europa, tra piazze che si mobilitano con le matite in pugno e borse che  recuperano, dopo la notizia della strage,  le perdite di settimane di ribassi. A quanto pare a tirare un sospiro di sollievo, mal nascosto da finte lacrimucce miste al rimmel firmato, sono in tanti\e. 
All’Eliseo dove svetta il tricolore a mezz’asta è chiamato al colloquio per parlare di unità nazionale, quell’expresidente Sarkò che da ministro dell’interno definì “feccia” gli abitanti delle banlieu, sempre pronti a scatenarsi in rivolte e saccheggi. 
Bei tempi quelli ,per la Francia,  quando i  descamisados in gran parte di origine araba nord-africana, figli di seconda e terza generazioni di quegli emigranti dalle ex colonie francesi  , si accontentavano nelle notti parigine  di bruciare  centinaia di auto per strada, per gridare la loro rabbia, il loro sentirsi esclusi dal sognare un futuro diverso nella Francia,  seconda locomotiva dell’Europa dei banchieri. 
I danni materiali di quello sfogo furono in qualche modo risarciti e la Francia continuò il suo cammino di seconda potenza economica europea, mentre Grecia, Italia, e Spagna affondavano nella crisi. Dopo la rivolta delle banlieu si cercarono di mettere in piedi programmi di inserimento da parte di ministeri per affari sociali, amministrazioni locali, organizzazioni umanitarie, moschee  e scuole, operatori di strada e psicologi che dovettero assistere prima i genitori dei ribelli, incapaci di comprendere la furia scatenata dei propri figli.  La Francia multirazziale sapeva che la scommessa  aveva una posta importante anzi unica, il suo stesso essere la Francia, quella della Marsigliese, quella che ha coniato il motto libertè, égalitè e t fraternitè, ma anche quella della grandeur, della Lègion étrangère, della quarta potenza atomica che ancor oggi ha influenza su mezz’Africa.
Ieri , le cose sono terribilmente cambiate, con la consapevolezza che da tempo non ci sono giovani che urlano la loro rabbia per le strade, che si è da tempo smesso di illuderli su possibili cambiamenti epocali della loro condizione. La feccia  di Sarkò, come un tempo i  mendicanti  andavano a scuola di assassini e ruberie nella Corte dei Miracoli,  in questi ultimi anni ,in centinaia, è andata a scuola di terrore e di sangue in luoghi del Pianeta dove si  è cancellato  e si cancella quotidianamente  tutto ciò che l’umanità in millenni, pur tra tante contraddizioni aveva costruito.  E chi ritorna  da esperienze simili  , è trasformato così interiormente che occorrerebbero anni di trattamenti psicoterapici  e un’organizzazione socioassistenziale , oggi inesistente, che lo possa disintossicare e seguire in un ritorno alla vita “normale”. Lo sappiamo per esperienza  con le migliaia di casi di reduci  impazziti “dai  mille Vietnam” 
In ogni caso, per chi ritorna dalla Legione straniera islamica, che si chiami ISIS o AL Qaeda, ad acclamarli, santificarli e glorificarli , nelle banlieu di Parigi, Marsiglia, Tolone,  c’è una folla di altri giovani senza futuro, ansiosi di divenire eroi di qualche guerra santa da combattere contro chi non è  o non si sente come loro, ed essere loro in qualche parte del mondo , magari nella stessa Francia che li ha visti nascere, crescere e pur malamente accuditi, anche per un solo giorno essere quelli che con un fucile in mano son stati capaci di avere il mondo che li ignorava e disprezzava, sotto i piedi.
 In questo,  la battaglia per l’arruolamento è stata vinta in partenza da tempo, da quando nelle banlieu, si vedevano bruciare scuole, centri di aggregazione giovanili ed assistenziali, malamente difesi con le lacrime agli occhi da maestri e padri dei giovani rivoltosi.  Son passati dieci anni e tutti oggi sembrano dimenticarsi di ciò, attoniti dal capire come e da dove possano essere stati generati “mostri” tali da massacrare un pugno di giornalisti di satira politica.
Anche questa volta l’abbiamo scampata bella!
Ovvero ,quando i media diventano il giubbotto antiproiettile della società
La consapevolezza del pericolo di  episodi  di terrorismo antioccidentale, direttamente in Europa  lo si aveva da tempo e non solo nelle segrete stanze dei Servizi di sicurezza di USA, Unione Europea, e Israele,  e quando la notizia che l’obbiettivo era stata una ,sin’ora, oscura redazione di un giornaletto satirico , ebbene  in molti han brindato allo scampato pericolo. Due, al massimo tre  giovanotti, insieme ad una fidanzata, con un paio di fucili e giubbotti antiproiettile che scorazzano impunemente per l’Ile di France e che si “limitano”  ad ammazzare  dei vignettisti rompiballe e  qualche poliziotto,  è stata la notizia meno terribile tra quelle che ci si aspettava, negli ambienti della sicurezza francese. Una squadra di una decina di questi uomini , così travisati da esser confusi dai più con le teste di cuoio dei reparti speciali, che se  fosse andata a bussare alle porte di una delle tante centrali nucleari che ha la Francia ,  avrebbe trovato le porte aperte  o comunque una resistenza insignificante, avrebbe prodotto un allarme nucleare, se non proprio un incidente  ,del quale  si sarebbe parlato in eterno  dell’11 settembre del continente europeo,  facendo impallidire i ricordi di Chernobyl
Sì stando così le cose , il  7 gennaio  2015, è stato un giorno fortunato per noi europei, ma non sappiamo sino a quando potremo vivere di questa speranza….
La domanda  che tutti gli apparati di sicurezza si pongono oggi è non quando sarà il prossimo attacco , ma dove si rivolgerà. Come interpretare  i tanti insegnamenti che i leader degli AL Qaeda, o ISIS o BOKO Haram, lanciano ai loro adepti, in termini di Strategia e di tattica da adottare contro il Mondo del Male, in cui innocentemente noi ci ritroviamo a vivere? Per essi, è un mondo che va radicalmente distrutto, colpendo quelle che sono le basi della società capitalistica occidentale ( ben altra cosa è parlare di scontro di civiltà, poiché in questo oggi potremmo solo far esempi tipo lo sterminio di aborigeni, di pellerossa, degli Zulù o dei pigmei per mano dei “civili” colonizzatori, ma non uno scontro tra chi sa usare media e mitra allo stesso modo del contendente).
L’attacco portato a Parigi ha seguito pur nella sua confusione , una logica che persegue in parte  il filo dell’11 settembre e quindi del linguaggio Qaedista. Colpire i simboli del sistema, ma anche gli uomini colpire l’economia e lanciare un messaggio di terre mediatico, facendo cadere il mito dell’invulnerabilità del territorio statunitense. In questo i fratelli algerini e i loro complici hanno mimato con aspetti paradossali quell’attacco. Si è colpita la capitale del secondo paese portante dell’Europa, si è colpito uno dei simboli identificativi della France : la libertè, in questo caso quella di opinione ed in secondo ordine dei poliziotti , identificandoli nella parte feroce dell’ETAT, quella che presidia l’immutabilità del potere tra le classi, impedendo che la feccia, quella delle banlieu, possa sconvolgere gli equilibri di forza.
Ma sino a quando logiche simili, pur nella loro criminale razionalità impediranno che vi sia un salto inimmaginabile?Dovrà l’Europa seguire l’esempio di Israele costruendo un  Muro che la separi  da quelle terre che un tempo avevano un nome, Iraq, Siria, Libia , ma dove si è ritornati alla terminologia classica , dove le si descriveva con un “Hic sunt Leones” ?
Fine Parte prima
editoriale di Pugliantagonista
9 gennaio 2015


lunedì 22 dicembre 2014

Sant’Andrea di Conza (AV) 23-24 dicembre 1980
Quando sindaco e carabinieri dissero ai volontari:”-Scava con noi , ma fai Natale con i tuoi! “-E  li espulsero con foglio di via.
L’altra faccia del terremoto in Irpinia
I GIORNI DEL VOLONTARIATO “SCOMODO” A CONZA, i fogli di via, le perquisizioni su donne nelle parti intime condotte “non in modo morboso” da militi maschi…

http://www.pugliantagonista.it/archivio/1980_terremoto_conza_ondarossa.htm


E ‘ una vicenda emblematica  che alla luce delle polemiche di come fu gestita la fase due (quella della ricostruzione e  della gestione dei fondi legata ad essa) fa comprendere  l’importanza dell’eliminazione di tutte le voci scomode, ovvero i volontari che denunciavano ritardi, imboscamenti, malefatte di amministratori, politici ed addirittura religiosi,  e come dovessero al più presto essere  allontanati onde evitare che la popolazione si svegliasse ed incominciasse ad effettuare un controllo popolare su ogni atto, ogni soldo degli aiuti in arrivo.
 1 dicembre 1941 
nasce il reggimento delle Streghe della Notte
le donne pilota russe che terrorizzavano
 ogni notte i tedeschi 
Le streghe della Notte  di Marina Rossi edizioni UNICOPLI  a dir il vero non è l'unico libro in italiano scritto su questo argomento,  ma l'autrice lo ha ha affrontato con lo stile  scientifico della ricercatrice ma anche con la sensibilità tutta femminile che le ha permesso di intervistare in maniera così corretta le superstiti appartenenti a quel mitico reparto di pilote antinaziste , producendo un libro che consiglieremmo a tutte\i di leggere.

martedì 16 dicembre 2014

LE ATTIVITA' DELLA LILA 
(LEGA ITALIANA LOTTA  ALL'AIDS) 
A BRINDISI





IL MEMORIALE ITALIANO DI AUSCHWITZ DEVE ESSERE RIAPERTO!
NO ALLA CANCELLAZIONE DELLA MEMORIA DEI DEPORTATI ITALIANI 

 per leggere articolo completo e appello da sottoscrivere andare al link  http://www.pugliantagonista.it/archivio/memoriale_italiano_Auschwitz.htm
Riportiamo il comunicato dell'ANED e l'Appello dei ricercatori dell'associazione Gherush92



Pubblichiamo integralmente il testo di un comunicato diffuso nella tarda mattinata del 21 ottobre 2014 dall'ANED.
La direzione del Museo statale del Lager di Auschwitz ha disposto dal luglio 2012 la chiusura del  Blocco 21 del Lager che ospita il Memoriale ai deportati italiani realizzato per conto dell’Associazione degli ex deportati nel 1979 rendendolo inaccessibile al pubblico, e oggi ne ha ordinato lo smantellamento. Si tratta di un’eccezionale e innovativa opera d’arte, forse la prima multimediale contemporanea, frutto dell’ingegno e della passione di uomini di indiscusso valore internazionale, come Primo Levi, Lodovico Belgiojoso, Luigi Nono, Nelo Risi, Pupino Samonà e altri.
L’Associazione che riunisce gli ex deportati, i familiari dei deportati uccisi e chi intende salvaguardare la memoria della deportazione denuncia che nessuno dei governi che si sono succeduti dal 2008 a oggi ha ottemperato all’elementare dovere di difendere quell’opera d’arte, rilevante bene culturale che ha onorato l’Italia nel mondo, dal tentativo di una prevaricazione politica su un’opera di cultura. Una prevaricazione tanto più grave, in quanto attuata da un paese nostro partner nell'Unione Europea.
La libertà di pensiero e di espressione di cui godiamo nel nostro paese e in Europa discendono anche dal sacrificio e dal martirio degli 8000 ebrei e dei 32000 uomini e donne italiani deportati perché oppositori del fascismo e del nazismo, ma l’Italia nulla ha fatto contro una violazione dell’espressione artistica e della verità storica proprio là dove tanti deportati hanno sofferto e sono stati uccisi.
L’ANED, proprietaria esclusiva del Memoriale, ha rigettato e rigetta con riprovazione ogni tentativo di riscrivere la storia e ogni ipotesi di censura dell’opera, che va salvaguardata nella sua integrità, nel rispetto del progetto originario.
Preso atto con indignazione ed enorme rammarico dell’impossibilità indisponibilità della Direzione del Museo di Auschwitz di continuare a accogliere il Memoriale italiano proprio mentre si preparano le celebrazioni del 70° della liberazione, l’ANED ha in corso avanzati negoziati con la Presidenza del Consiglio, con la Regione Toscana e con alcuni Comuni per salvare il Memoriale trovandogli una nuova dignitosa collocazione in Italia, dove possa continuare a testimoniare la Memoria della Deportazione ed essere meta di pellegrinaggi, soprattutto da parte di scuole di ogni ordine e grado.
Rispettando i tempi imposti dalla direzione del Museo, che ha disposto lo smantellamento dell’opera entro il prossimo mese di novembre, l’ANED conferma che entro fine ottobre deciderà tra le diverse opzioni, con l’obiettivo di riallestire ed esporre nuovamente al pubblico l’opera al più presto, e comunque entro il 2015.
L’Aned rivendica il diritto dell’Italia a mantenere anche in avvenire una propria installazione al Blocco 21 del campo di Auschwitz e conferma il proprio inalienabile diritto di concorrere alla progettazione e alla realizzazione del nuovo allestimento, nel ricordo di tutti i deportati italiani.

                             
       La Presidenza Nazionale dell’ANED

martedì 2 dicembre 2014

9 DICEMBRE 2014
L'ANPI DI BRINDISI  HA COMMEMORATO 
IL PARTIGIANO FRANCAVILLES
DELLA PORTA



In un teatro affollato da studenti e professori, il Sindaco di Francavoilla e il prefetto di Brindisi con la loro presenza e nei loro interventi hanno reso onore al partigiano della Porta per troppo tempo dimenticato. Ad essi si sono aggiunti gli interventi dello scrittore Sandro Rodia autore di un libro ricerca sul partigiano, il professor Liuzzi e il presidente dell'ANPI di Brindisi, Donato Peccerillo
Al termine un omaggio floreale all'anziana sorella di Della Porta che insieme ad alcuni suoi parenti ha assistito all'iniziativa.