sabato 3 dicembre 2016

3 dicembre 1947 la legge contro il fascismo per la difesa della Repubblica

 3 DICEMBRE 1947, LA LEGGE SULLA LOTTA AL FASCISMO APPROVATA DALLA COSTITUENTE E'  FIRMATA DAL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DE NICOLA


Fra poche ore con l’apertura dei seggi elettorali sul referendum costituzionale, calerà il sipario su un dibattito che  salvo qualche eccezione(ANPI)  non ha rimarcato come  quella Costituzione che  oggi si vorrebbe tirare a lucido con o senza modifiche  potè essere approvata  con l’adesione della maggioranza delle forze  politiche solo dopo che l’Assemblea Costituente, in nome del popolo italiano, le ebbe  dato l’anticorpo legale  per difendersi da ogni pericolo di restaurazione del regime fascista   e  di qualunque altra forma autoritaria che si richiamasse ai suoi metodi.
E’ esattamente  un mese prima che si arrivi alla’approvazione della Carta Costituzionale che la Costituente , pur tra forti ed aspri dibattiti e mentre la Celere  di Scelba interveniva pesantemente contro operai e contadini meridionali in rivolta,  che la Costituente il 22 novembre del 1947 approvò le leggi per la difesa della repubblica e contro ogni tentativo di restaurazione  fascista e monarchica.
 Una legge che  entrò in vigore il 3 dicembre 1947, esattamente 69 anni fa quando fu firmata dal Presidente della Repubblica De Nicola e pubblicata sulla G.U.
 Una legge che punendo ogni espressione  violenta o no, richiamantesi alla dittatura fascista avrebbe dovuto entro 5 anni  generare quegli anticorpi nella giovane Repubblica Italiana tali da  impedire definitivamente che  il male oscuro che aveva soggiogato ed irretito il popolo italiano per 20 anni, potesse risorgere.
Purtroppo quella legge mentre era ancora in approvazione veniva stracciata a colpi di mitra e moschetto nelle piazze e nelle campagne , dove contadini ed operai chiedevano lavoro , giustizia e dignità, Una legge che in seguito   fu tradita ,  aggirata inapplicata grazie  al  blocco di potere “clerico-fascista” in cui la DC era la colonna portante , che potè rigenerarsi in ogni  parte dello Stato, condizionandone ogni scelta e rendendo la vita politica del nostro paese viziata nelle sue espressioni più significative.
 In seguito  il fascismo   si mostrò nelle forme più varie e spesso più truculente  e ricordiamo la stagione delle stragi e del Golpe Permanente, dove gli interessi del grande Fratello Amerikano  si mescolavano a quelli del capitalismo più reazionario nazionale.
Nonostante ciò l’anima  antifascista di questo paese ha resistito, pur sempre più flebilmente, nonostante  la P2, il Berlusconismo e la metamorfosi involutiva dei cosiddetti partiti della siniostra”di governo” sino a giungere al renzismo attuale, mentre le mille facce del fascismo  si colorano   di razzismo, xenofobia, antisemitismo, odio contro la politica e i partiti, di nazionalismo  evoglia di seccessionismo autodistruttivo,  facendo presa sugli istinti  più bassi dell’umanità.
 Mai come oggi va difeso il principio fondamentale della nostra Repubblica che è quello della sua antitesi ad ogni forma di Fascismo
Ribadendo anche noi al nostro NO alla riforma costituzionale , ricordiamo la legge antifascista della Costituente.


IL CAPO PROVVISORIO DELLO STATO Ha sanzionato e promulga la seguente legge approvata dall'Assemblea Costituente: Art. 1. Chiunque promuove la ricostituzione del disciolto partito fascista, sotto qualunque forma di partito o di movimento che, per l'organizzazione militare o paramilitare o per l'esaltazione o l'uso di mezzi violenti di lotta, persegua finalita' proprie del disciolto partito fascista, e' punito con la reclusione da due a venti anni e con la confisca dei beni. Chiunque vi partecipa e' punito con la reclusione sino a tre anni. ((1)) ---------------
Art. 2. Chiunque promuove un movimento o costituisce un partito diretto alla restaurazione, con mezzi violenti, dell'istituto monarchico, ovvero ne agevola la costituzione, e' punito con la reclusione da uno a quindici anni. Chiunque vi partecipa e' punito con la reclusione sino a due anni. ((1)) ---------------
Art. 3. Chiunque svolge attivita' fascista o attivita' diretta alla restaurazione dell'istituto monarchico, impedendo o ostacolando con atti di violenza o di minaccia o con inganno l'esercizio dei diritti civili o politici dei cittadini, e' punito, qualora il fatto non costituisca reato piu' grave, con la reclusione da uno a dieci anni.
Art. 4. Chiunque, al fine di svolgere alcune delle attivita' prevedute negli articoli precedenti, promuove, forma, dirige o sovvenziona una banda armata di tre o piu' persone, e' punito, per cio' solo, con la reclusione da dieci a trenta anni e con la confisca dei beni. Chiunque partecipa alla banda armata e' punito, percio' solo con la reclusione da tre a quindici anni.
Art. 5. Nella ipotesi di concorso del delitto preveduto nell'articolo 4 con alcuno dei delitti preveduti negli articoli 1, 2 e 3, quando si tratta di fatti che per la loro gravita' sono tali da potere provocare o alimentare la guerra civile, i promotori o i capi possono essere puniti con la reclusione non inferiore ad anni ventuno e, nei casi piu' gravi, con la pena dell'ergastolo e con la confisca dei beni.
Art. 6. Chiunque, per mezzo della stampa o in altro modo, pubblicamente istiga a commettere alcuno dei delitti preveduti negli articoli precedenti, e' punito con la reclusione da uno a otto anni.
Art. 7. Chiunque esalta pubblicamente con i mezzi indicati nell'articolo precedente le persone e le ideologie proprie del fascismo o compie pubblicamente manifestazioni di carattere fascista, e' punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
Art. 8. Chiunque con i mezzi indicati nell'art. 6 fa propaganda per la restaurazione violenta della dinastia Sabauda e' punito con la reclusione da sei mesi a due anni.
Art. 9. Per i delitti preveduti negli articoli precedenti si procede con istruzione sommaria e, quando e' possibile, con giudizio direttissimo.
Art. 10. Nei casi previsti dall'art. 1, con la sentenza di condanna si ordina lo scioglimento dell'organizzazione.
Art. 11. La presente legge cessera' di aver vigore non appena saranno state rivedute le disposizioni relative alla stessa materia del Codice penale, ed in ogni caso non oltre il 31 dicembre 1952.
Art. 12. La presente legge entra in vigore nel giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica. La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara' inserta nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica italiana.
E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.
Data a Roma, addi' 3 dicembre 1947
Firmato:  DE NICOLA DE GASPERI - EINAUDI - SFORZA - SCELBA - GRASSI - PELLA - DEL VECCHIO - CINGOLANI - lGONELLA - TUPINI - SEGNI - CORBELLINI - MERLIN - TOGNI - FANFANI - MERZAGORA - CAPPA
Visto, il Guardasigilli: GRASSI

Purtroppo SCELBA nel 1952 fece sì che questi articoli fossero abrogati con la seguente dizione AGGIORNAMENTO (1) La L. 20 giugno 1952, n. 645 ha disposto (con l'art. 10, comma 2) che " Sono abrogate le disposizioni della legge 3 dicembre 1947, n. 1546, concernenti la repressione dell'attivita' fascista, in quanto incompatibili con la presente legge." Ha altresi' disposto (con l'art. 10, comma 3) che "La presente legge e le norme della legge 3 dicembre 1947, n. 1546, non abrogate, cesseranno di aver vigore appena che saranno state rivedute le disposizioni relative alla stessa materia del Codice penale."


 ARCHIVIO STORICO BENEDETTO PETRONE
BRINDISI 3 DICEMBRE 2015
ORA E SEMPRE RESISTENZA...

domenica 27 novembre 2016

Onore al rivoluzionario Fidel Castro



Come Archivio Storico Benedetto Petrone e redazione di Pugliantagonista.it, vogliamo onorare a modo nostro il rivoluzionario Fidel  Castro, attraverso  le riflessioni che scaturiscono dalla rilettura di  un suo libro  pubblicato  dagli  Editori Riuniti, nel marzo 1972, con il titolo: la Rivoluzione e l’America Latina, in cui sono pubblicati  i suoi discorsi ed in particolari i colloqui avuti , in occasione di un viaggio in Cile, con i giovani , gli studenti, gli intellettuali di un Cile in cui il governo di sinistra di Unitad Popular di Savador Allende era appena andato al potere. Un libro che vorremmo che anche tanti cultori del mito di Castro, lo rileggessero per coglierne  gli insegnamenti ancora attuali, ma anche aspetti che  fanno comprendere come egli non fosse solo l’immagine del barbudos armato di fucile e machete che entra all’Havana  alla testa dei suoi guerriglieri, ma anche un grande intellettuale, un idealista pregnato di forti valori umanisti.




1)   Nel retro di copertina con la presentazione, vi è una foto che può sintetizzare l’importanza e il valore dell’insegnamento castrista per tutti i popoli che anelano a liberarsi dai vecchi e nuovi imperialismi. Una foto che raffigura insieme i due leader delle rivoluzioni popolari e di sinistra della seconda parte del Novecento dell’America Latina; Fidel Castro e Salvador Allende. Il primo nella sua affezionata divisa militare di guerrigliero e comandante  della rivoluzione cubana, con tanto di cinturone e di pistola a cui non si volle mai separare , il secondo in giacca e cravatta attorniato dal servizio d’ordine dei poliziotti cileni. E’ una foto che racchiude e  fa tabula rasa di  tante critiche,  distinguo, se non addirittura feroci accuse di despotismo assolutista che ancor oggi arrivano, non solo dalla cosiddetta destra internazionale, ad iniziare il suo nuovo Leader Maximo, il neo presidente degli USA Trumph, ma anche da certa sinistra perbenista. In quel viaggio Fidel, congratulandosi con Allende, volle però rimarcare le differenze che passavano tra la sua rivoluzione fatta con lotta armata popolare e quella “morbida” nelle  urne elettorali della coalizione di sinistra cilena. Fidel in disparte, più volte mise in gurdia Allende dal fidarsi di generali ed ammiragli pronti a vendere il prprio paese al miglior offerente e gli regalò una mitraglietta, la stessa che vedemmo  vanamente impugnare dal presidente cileno  nelle tragiche ore dell’assalto al palazzo presidenziale, la Moncada,  prima di essere ucciso da parte dei militari golpisti. La lezione dell’Esercito Popolare pronto a difendere con le armi la salvezza della democrazia  e che ha permesso a Cuba di resistere tanto tempo ai tentativi di controrivoluzione degli Stati Uniti, non fu compresa da Allende e la pagò caramente e così decine di migliaia di studenti, sindacalisti, uomini e donne del Cile in stato di assedio. E’ una lezione da tenere sempre presente per chiunque voglia cianciare di rivoluzioni ed assalti ai palazzi del potere attraverso  il semplice gesto di infilare una  scheda in un urna o peggio ancora  cliccando qualche “mi piace” o accodandosi dietro all’urlatore di turno.

2)   La Cultura  l’arma vincente della Rivoluzione: La seconda lezione  va trovata tra le parole  dei discorsi di Castro ai giovani cileni ,in quel viaggio memorabile  riguardano l’importanza della Cultura  e della difesa della propria identità e delle proprie tradizioni che deve essere non da meno a quella  di Resistenza, anche armata, della libertà, della democrazia, della indipendenza da imperialisti, sfruttatori , golpisti, una difesa fatta con sacrificio senza cercare posti privilegiati:…” quando la Rivoluzione vinse, nel nostro paese, vi erano 10.000 maestri senza aule dove insegnare, mentre 700 o 800.000 bambini non avevano insegnanti. Purtroppo moltissimi, quasi la maggioranza dei bambini vivevano in posti sperduti e disagiati e nonostante che i maestri fossero senza lavoro non volevano  spostarsi dalle città..per questo nacquero i maestri volontari,  ed organizzammo le scuole dei maestri  sulle montagne , in un vecchio accampamento  che era stato scuola di guerriglia. Fummo estremisti ed idealisti ma a partire  da questa esperienza portammo la voglia di mobilitarsi a 100.000 giovani che  autonomamente incominciarono a insegnare ed alfabetizzare bambini, ma anche adulti di 80 e 90 anni…proprio durante la campagna di alfabetizzazione  avvenne l’invasione della baia di Giron( la cosiddetta Baia dei Porci, in cui controrivoluzionari armati e sostenuti dagli USA provarono senza risultato a sbarcare, NdR) e a noi tutti dispiaceva interrompere la campagna. Sarebbe stata peggio della sconfitta militare se avessimo sospeso l’alfabetizzazione del nostro popolo. Lasciammo così tutti i giovani impegnati nell’insegnamento a farlo , nonostante lo stato di guerra e che avessimo  bisogno di ogni uomo utile….Contro questa campagna  si mobilitarono i controrivoluzionari rapendo e d uccidendo giovani e contadini impegnati nell’alfabetizzazione come il giovane Manuel Ascunce, rapito, torturato ed ucciso perché alfabetizzatore. Ma il popolo si mobilitò con manifestazioni di centinaia di migliaia di persone…in seguito altri son stati i problemi quando abbiamo corso il rischio che i giovani figli di operai, grazie allo Stato che garantiva loro anche l’Università correvano il rischio di replicare  la nascita di una nuova  gioventù borghese…stavamo correndo il pericolo  di perdere le migliori attitudini e qualità operaie… Cosa significa educare? Significa preparare l’uomo , da quando incomincia a prendere coscienza, a compiere i suoi più elementari doveri sociali, a produrre beni materiali  e spirituali che servono alla società, in modo che tutti partecipino egualmente alla produzione. Credete che una università possa essere un centro di educazione migliore di una fabbrica? In altri termini l’educazione deve essere una combinazione  delle studio tra scuola e lavoro facendo in modo che gli operai diventino studenti e gli studenti operai…questi sono i primi passi della rivoluzione dell’istruzione….se credete che con lo sviluppo della rivoluzione  avremo un paese con mezzo milione di automobili e sia il nostro obbiettivo, vi sbagliate!...noi possiamo dare l’istruzione a tutti ma non un’automobile a tutti! Se invece vogliamo assicurare mezzi collettivi di trasporto per i luoghi di lavoro, di svago, e ricreazione, questo SI!
3)   Sul consumismo: Noi non incoraggiamo il nostro popolo alal corsa al consumo… la società capitalistica incoraggia all’egoismo, l’individualismo, i vizi…tutti conosciamo le origini  dell’uomo e come sia facile svegliare in lui i peggiori istinti…L’uomo deve essere educato, il vizio è spontaneo, le virtù devono essere coltivate..La differenza oggi tra socialismo e capitalismo è che il socialismo ( per costruirsi, NdR) parla di sacrifici, austerità, educazione, controllo, mentre l’imperialismo stimola l’uomo le più smisurate ambizioni personali, corrompendolo. Che offre Cuba oggi alla nostra gioventù? Lavoro, studio, sacrificio, sforzo, obbiettivi qualitativamente superiori, sociali, rivoluzionari. Che offre l’imperialismo: l’illusione del piacere e del divertimento, corrompendo corpi ed anime….
4)   Sul colonialismo culturale… A Cuba , nessuno conosceva la musica cilena, ma quella inglese, francese, italiana, quelle sì…invece quella cilena, peruviana, , latino americana, erano sconosciute . Nessuno conosceva la letteratura rivoluzionaria  dell’America Latina…mentre andava di moda quella banale e fantasiosa e magari quella che esaltava  i banditi controrivoluzionari…. Perché non si fanno concorsi per la letteratura infantile?.. che succede nel campo del cinema …perché non si fanno film per bambini che non siano sotto il segno del mercantilismo ( e della ricerca dell’audience, NdR)?    I nostri popoli oppressi e  sottosviluppati devono lavorare  affinchè l’uomo si evolva, sin dall’infanzia,  elevando la coscienza  sociale ed umana. I nostri popoli possono tollerare le anomalie , gli sbagli, le follie, le assurdità della società capitalista?....

Conclusioni.  Ci bastano questo due paginette  a comprendere l’importanza e il peso dell’insegnamento che lascia questo grande rivoluzionario, quest’idealista , questo viandante armato della rivoluzione , a tutto l’umanità e a lui siamo debitori.

A pugno chiuso Fidel!

L’archivio Storico Benedetto Petrone e la redazione di Pugliantagonista.it
Ricordiamo  che il libro in questione  è al numero di catalogo P-16della  biblioteca dell’Archivio Storico Benedetto Petrone http://www.pugliantagonista.it/archivio/fidel_castro.htm


venerdì 25 novembre 2016

NO, violenza sulle donne!



Nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne  come Archivio Storico Benedetto Petrone, partecipiamo secondo il nostro modus operandi, pubblicando delle testimonianze  storiche di  lotte di donne.
Lo facciamo con una foto del 1946, l’Italia  da pochi giorni  repubblicana  ed un manifesto del PCI sulla “settimana della Compagna”, poi con una foto di una manifestazione del Movimento Femminista Brindisno del 1978 ed un volantino manifesto/denuncia   del 1977 di un gruppo di giovanissime studentesse di  Sandonaci ,un paese della provincia di Brindisi, che rompendo il muro di omertà caduto su un episodio di violenza subito da un’adolescente di quel paese, lanciano un grido, di rabbia  e di ribellione.


Si tratta di un volantino  custodito nel nostro Archivio Storico Benedetto Petrone e facente parte del fondo Giulia Litti che lo ha dato a noi in custodia. Esso è la testimonianza come  dice la canzone di De Andrè “ non solo nella Capitale fioriscono i fiori del male…” in quegli anni 70 la voglia di ribellarsi alla violenza e  di autoemanciparsi  scorresse nelle donne dell’Italia intera, anche nei luoghi più lontani e sconosciuti del Paese e vi fosse una presa di coscienza femminile che  faceva sperare in un cambiamento del fenomeno della violenza sulle donne.

Purtroppo dobbiamo registrare che così non è accaduto e se nel volantino d’epoca si dava la colpa  anche a fotoromanzi e canzonette che coniavano un clichè di donna bella e sottomessa, oggi  altri media continuano a mantenerla in vita contribuendo alla sua  sottomissione a forme di violenza palese ed occulta.

L’Archivio Storico Benedetto Petrone

Brindisi 25 novembre 2016

IL VOLANTINO/DENUNCIA

…. Ancora violenza sulle donne

.A Sandonaci una ragazza di 13 anni è stata violentata.
Per tutto il paese è stato solo un momento di pettegolezzo, almeno esteriormente, e… come al solito non si è andati oltre.
Dopo pochi giorni il paese riprende la  solita vita
Bar per gli uomini
Casa e Chiesa per le donne
Il paese tace, bisogna nascondere tutto.
Purtroppo da parte delle donne del paese non c’è stata nessuna solidarietà, almeno apparentemente; ma il fatto più triste è di aver riscontrato ancora una volta nelle donne stesse, il non riconoscere nell’episodio accaduto un atto di violenza, colpevolizzando  così la ragazza per la sua cosiddetta “leggerezza”.
Si è dato per scontato  che questo fatto sia accaduto  solo perché la ragazza non “era abbastanza seria” e si  è fatto presto a liquidare tutto schedandola come PUTTANA!
Le donne accettando questa definizione, inventata dagli uomini ,hanno dato di fatto dato ragione , e la cronaca  tristemente ce lo ricorda, a tutti quelli  che hanno  violentato e a volte anche ammazzato tante donne.
Questo manifesto vuol essere una denuncia  contro la violenza  che quotidianamente  viene vissuta dalle donne. La violenza  non comincia e non finisce nel momento in cui  la donna viene stuprata, ma lo stesso stupro si matura in un contesto in cui essa non si considera  soggetto  capace di modificare  la sua condizione  che poi la porta ad essere donna  e madre ubbidiente ( e quindi succube e ripetitrice di questi valori, NdR)
Questa rete  in cui la donna è imprigionata da sempre ….le impedisce di comprendere perché essa non si ribelli…
Sta a noi donne prendere coscienza  di questa condizione  e cercare altre vie con altre donne, iniziando a vedere criticamente la funzione oppressiva della Chiesa, della famiglia, la funzione speculativa dei fotoromanzi e delle canzonette che trasmettono un modello di donna dolce, bella e passiva.

Un gruppo di donne di Sandonaci

Giorno imprecisato della primavera 1977

Volantino classificato presso l’Archivio Storico Benedetto Petrone alla voce: Fondo Giulia Litti cat M/FEM/SD3

mercoledì 23 novembre 2016

1946, quando i lupi irpini difendevano i colori pugliesi

 

Così il calcio aiutò  a ricostruire l'Italia del dopoguerra

di Antonio Camuso

articolo pubblicato dal Corriere dell'Irpinia/quotidiano del Sud , nella pagina centrale di cultura  del 14 novembre 2016 


US Avellino-Portici: 5 a 0… Prima partita  della stagione calcistica 1945-46



L’Italia  repubblicana  di 70 anni fa che muoveva i primi passi con  la stesura della  Carta Costituzionale, oggi  è comunemente ricordata dalle forze politiche che si contendono il voto in questa  infuocata campagna referendaria . Un ‘Italia del ’46 ,che  aveva voglia di liberarsi dalle angosce della guerra impegnandosi  duramente nella ricostruzione, ma anche cercando momenti di svago  e ritornando ad affollare i campi di calcio. Anche l’Irpinia non fu da meno, con una squadra  di degno rispetto, l’US Avellino, che fece vedere i  lupi… pardon… i sorci verdi ai suoi avversari della Campania, nella stagione calcistica 1946-47.
Sì , perché  a causa di  uno strano atlante geografico disegnato dalla Lega interregionale SUD  ,  la squadra irpina,  iscritta al girone B della serie C,  fu “arruolata” come squadra  pugliese di una Puglia “Sannitico-irpina-“ come la definì il giornalista  sportivo Fausto Grimaldi nell’articolo d’epoca che oggi riproponiamo, pubblicato il 2 novembre 1946 sul Corriere dell’Irpinia, al suo 23esimo anno di vita ed il cui direttore responsabile era Agostino Colombo.
Un articolo il cui titolo a grandi caratteri  ben risaltava  sulla prima pagina di quell’unico foglio  in cui era stampato quel giornale, il cui prezzo di vendita era di lire 5 . Pagine e costi  non dissimili da ben più note testate di allora, vista la carenza di carta nell’Italia uscita mal ridotta dalla seconda guerra mondiale.  A confermare tutto ciò  il titolo di testa  che pubblicizzava il Prestito Nazionale per la Ricostruzione, un operazione  di rifinanziamento delle casse pubbliche  che l’allora Governo de Gasperi   lanciò con l’avvallo di tutte le forze politiche del patto antifascista  per poter avere a disposizione  denaro da utilizzare per far ripartire il paese, in bilico tra sommosse di piazza e la bancarotta.
Clamorosa affermazione dell’US Avellino  nella prima partita della stagione calcistica 1946-47
Chi ben comincia…
“…Pochi giorni fa  vi è stato un incontro di atletica  tra le rappresentative “pugliese”  e campana , risoltosi con la vittoria netta ed inequivocabile dei” pugliesi “ Quello di domenica scorsa è stato il primo incontro  di calcio tra una squadra …pugliese, la nostra e una squadra campana  e si è risolto  con la vittoria strepitosa della squadra …pugliese….Noi cominciamo a sentire l’orgoglio di appartenere al girone pugliese e quindi ogni qualvolta ci incontriamo con le squadre campane  noi sentiamo la responsabilità di difendere il buon nome sportivo di una nuova regione  d’Italia , la Puglia sannitica-irpina ( secondo il volere della Lega –calcio- Sud)…”
I toni euforici con i quali il giornalista del Corriere dell’Irpinia  parla di questo buon inizio di campionato del “lupi pugliesi irpino-sannitici” proseguono nella descrizione  delle fasi della partita, del risultato clamoroso e nello stilare una graduatoria dei migliori in campo, tirando un po’ per la giacchetta l’allenatore Antonio Vojak che verrà poi nel corso del campionato sostituito da Alfonso Ricciardi, un avellinese D.O.C.
“…Domenica è stata la volta del Portici il quale si è portato un sacco ricolmo di cinque palloni avellinesi che avranno  tutto il loro peso  nel corso della disputa del girone eliminatorio della Coppa del Sud.
La partita: il Portici ha adottato il mezzo sistema e ha mostrato un gioco effervescente  ma sconclusionato.Noi siamo stati più concreti anche se la nostra squadra risentiva  della mancanza di Bartolini, onorevolmente sostituito da Preziuso e di Capolino  malamente sostituito da Gioletti. Un Avellino che ha subìto per molto tempo l’iniziativa avversaria    ed è riuscito solo su azioni di contropiede  a portare lo scompiglio nella difesa avversaria  in cui giganteggiava Morsia e Palombella. Della nostra squadra i migliori sono stati Tanelli, Gennari, Buccioli,De Caprio e Zanzoretto. Tanelli, ha su tutti impressionato, per la sua capacità di tirare in rete. …Buon il gioco di spola di Gennari e Buccioli che han dovuto tappare le falle nella mediana… Domani (3 novembre 1946) i nostri si recheranno a San Giuseppe Vesuviano per un’altra partita di Coppa Sud e come “pugliesi” alle falde del Vesuvio  tenteremo  di strappare qualche punticino…”.
Ad onor di cronaca l’Avellino quell’anno si classificò terzo nel suo girone potendo così ripetere l’anno seguente un altro campionato onorevolmente disputato. Vennero poi , tempi bui per la squadra , ma questa è un’altra storia…
Nello stesso articolo troviamo la scheda dell’eroe della prima vittoriosa partita “repubblicana “ dell’Avellino: il centro attacco di origine lombarda, “un ragazzo imberbe  “Franco Tanelli che aveva preso il posto quell’anno di un Bertè “volato via sotto l’ira popolare”
Ma chi era  Franco Tanelli? Leggiamo ciò che dice di lui  il giornalista  sportivo irpino  F.Grimaldi: “Giovanissimo, nato a Lodi il 9 febbraio 1925, ha tutto il carattere serio di un lombardo ed ha vissuto le vicende tristi della nostra Patria , che però non hanno intaccato la bontà e la calma che traspare dal suo simpatico volto. A 14 anni fu  scovato dal povero Grignani, incluso nellla squadra allievi del Fanfulla  con la quale giocò nellla stagione calcistica 1939-40 come centro-attacco. L’anno seguente in prestito al Codogno all’età di 15 anni prendeva parte al campionato di prima divisione. Nel 1941-42 partecipò col Fanfulla al Campionato Nazionale riserve e nel 1942-43 , passato mezzo-sinistro giocò negli allievi  della società milanese. Dopo l’8 settembre per evitare di essere o arruolato forzatamente o inviato in Germania al lavoro coatto, riuscì a farsi assumere in un industria lodigiana. Negli anni 1944-45 e 45-46, fu ceduto in prestito dal Milan alla SAICS di Lodi disputando due campionati in 1a divisione e nell’ultimo ha segnato 29 reti. La sua capacità di cogliere l’attimo fuggente  la si è vista domenica scorsa in cui ,nonostante un infortunio ad una mano, è riuscito a segnare ben tre goal. Oggi è affidato all’allenatore Vojack e siamo sicuri che  Tanelli non è una promessa ma una luminosa realtà.”
Storie di Vojack e di Tanelli emblematiche di ciò che aveva passato l’Italia: il primo, l’allenatore ed  ex giocatore della Juve , di Pola, di origini slave, a causa delle leggi fasciste era stato costretto , per continuare a giocare a farsi cambiare il cognome nell’italianissimo Vogliani, il secondo invece era andato a lavorare per un’industria bellica  del Nord pur di non vestire la divisa di Salò.
 Che Fausto Grimaldi  avesse doti preveggenti , lo dimostrò quando  il giovane e” imberbe” Tanelli, in quel campionato 46-47, segnò per l’Avellino ben trenta reti. Ricordiamo anche che Grimaldi fu coluì che suggerì in un derby con il Benevento  la nostra  attuale casacca bianco-verde.

Ci auguriamo che altri giovani calciatori dell’U.S. Avellino abbiano  la capacità e la fortuna di cogliere “l’attimo fuggente”, prendendo esempio dalla modestia e dala  capacità di sacrificio di loro predecessori  , come Franco Tanelli , che nei campi di calcio aiutarono  a ricostruire la nostra Italia , 70 anni fa.

Antonio Camuso 
Archivio Storico Benedetto Petrone

martedì 25 ottobre 2016

Il complotto del Frigorifero

Il complotto del Freezer



Quando la sindaca Raggiolina entrò nel suo ufficio, in quella afosa mattina di un caldissimo ottobre, era stremata, al limite di una crisi di nervi. Una giornata iniziata male dopo aver passato una notte piena di incubi, che l’avevano costretta , madida di sudore ad alzarsi più volte la notte per andarsi a prendere un bicchiere d’acqua fresca dal frigorifero. 

Una processione notturna che purtroppo era stata vanificata dalla constatazione che quel maledetto elettrodomestico regalatole  dal Direttorio del Movimento  il giorno della sua proclamazione , le forniva solo acqua a temperatura ambiente. Ricordava ancora le parole profferite dalla”  Talpa”, il guru del Movimento, quando in persona , dinanzi alle televisioni di mezzo mondo le aveva portato  a casa il freezer “ a cinque asterischi”:

“- Una prodotto ecologico  ed  ecocompatibile  , che funziona sciogliendo in un bicchiere d’acqua tre sfere. Questo contenitore messo  all’interno del vano freezer ,  senza  consumo di corrente e quindi senza produrre nessun inquinamento, rilascerà aria fredda che  attraverso  dei forellini si espanderà nel refrigeratore! 
E’ una rivoluzionaria invenzione della Casalotti Associati  e lo stesso esemplare in queste ore sta entrando nelle case di tutti gli iscritti del Movimento, qui a Roma,  a partire dai senatori, i parlamentari, i consiglieri comunali e circoscrizionali targati 5 asterischi!-Anche grazie ad esso scongeleremo la vecchia politica  e i carrozzoni e le lobby dell’industria del freddo che le hanno permesso di sopravvivere per 70 anni. 
La rivoluzione 5 asterisci incomincia da oggi, da dentro le cucine  e le sale da pranzo dei romani!-“

Nei giorni successivi  alle vittoriose elezioni, dalle case dei 5 asteriscati erano stati portati via  fior fiore di frigoriferi dai portatili ai combinati, dai ventilati a quelli computerizzati,  grazie all’interessamento di una  sconosciuta azienda di recupero rottami, la MARI-NO CFC srl  , che si era offerta di ritirare gratuitamente quei pericolosissimi attentatori dell’ambiente .

La sindaca Raggiolina sedendosi sulla sua poltrona di pelle, nella sua stanza del Campidoglio, lanciò un profondo sospiro:-“Com’era bello il suo superventilato a tre porte che le aveva regalato la mamma  a Natale! I bambini lo avevano, nonostante i suoi rimproveri riempito di autodesivi, tra il quale anche uno formato gigante con il viso sorridente del grande guru, la Talpa. Aveva trattenuto le lacrime a stento quando quelli della MARI-NO CFC srl se le erano portato via.”-
Nei tre mesi successivi quante volte lo aveva rimpianto, poiché quel maledetto frigo 5 asterischi non ne aveva mai voluto di fornirle  un minimo di acqua fresca nonostante che avesse consumato  un  intero sacco di quelle palline della CASALOTTI ASSOCIATI,  l’anima inventiva e propulsiva del Movimento 5 asterischi.

Aveva provato a parlarne con quelli del Direttorio, ma avevano fatto scena muta, dicendo che loro non si interessavano di produzione industriale, aveva provato a telefonare alla Talpa, che gli aveva  risposto dicendole che così come il Movimento aveva fiducia in lei nel governare la Citta Eterna, così lei doveva avere fiducia  delle idee  e delle invenzioni del Movimento, ricordandole anche che, nel momento in cui questa fiducia si fosse incrinata, la sindaca poteva anche tornarsene a casa, a fare la calza. Aveva provato a sondare i consiglieri  eletti per i 5 asterischi   al Consiglio Comunale, per sapere se i loro freezer funzionassero, ma aveva avuto risposte evasive, da facce scure, di gente che aveva qualcosa che rimuginava e non voleva o non  poteva tirar fuori quello che pensava…

 Poi  in questi ultimi giorni di ottobre era scoppiato il caso Frigo, facendole gridare al complotto…

Frigoriferi simili a quelli che erano stati ritirati dalle case dei 5 asterischi erano riapparsi  nottetempo , se pur per poche ore,  a turno, dinanzi alle case dei rispettivi proprietari, parcheggiati tra aiuole o giardini, forniti di alimentazione autonoma  di batterie e piccoli inverter e colmi di bibite rinfrescanti. 

Telefonate clandestine tra i 5 asterischi segnalavano l’apparizione e a turno il prescelto , ben camuffato andava a prendere per gli altri le bevande finalmente fredde. Una cosa che si era potuta tenere nascosta sino a quando un maledetto reporter di un giornale della concorrenza “Uniamoci e partite!” aveva fotografato il capo delegazione 5 asterischi con la testa infilata in un frigo parcheggiato dinanzi al garage di casa !  

Le dimissioni forzate e l’espulsione del Movimento  si erano consumate prima che le ultime copie dell’”Uniamoci e partite ” fossero andate a ruba dalle edicole. La stessa fine avevano fatto l’assessore alle politiche ambientali ed ecocompatibili e quello all’igiene pubblica dopo che lo stesso era stato sorpreso , una notte, a banchettare a mani nude in un girdino pubblico su una enorme torta gelato tirata fuori da  congelatore frigo-Bar piazzato dinanzi casa. La  sindaca Raggiolina aveva subito gridato al complotto e all’opera di infiltrati nel Movimento che erano stati immediatamente messi in condizione  di non nuocere e impedito di gettare discredito sul Movimento….

Dopo essersi rinfrescata  un po ‘ alla toilette, prima di iniziare la giornata faticosa da sindaca, Raggiolina assicuratasi che la porta del suo ufficio fosse chiusa a chiave, si diresse verso la porticina  che si apriva dietro uno dei tendaggi . Era quella che aveva scoperto qualche giorno dopo la sua elezione, quando aveva visto uscire una addetta alle pulizie con  in mano una bella bottiglietta di Coca Cola gelida. In effetti si trattava di un piccolo sgabuzzino dove tra mazze di scopa e Folletto, troneggiava un vecchio  e mastodontico frigo-congelatore  REX. Impadronirsi della chiave e emanare un ordine di servizio che  imponeva che quella stanza non fosse più utilizzata impropriamente,  era stato un gioco e così, almeno le giornate in ufficio erano state per lei meno torride delle notti a casa.

Pregustando un bel caffè freddo, la sindaca nell’aprire la porticina  constatò , non solo che essa  era stata forzata, ma che il suo amato REX non c’era più ed era stato sostituito da un frigo 5 asterischi . Infuriata, chiamato al suo cospetto l’intera  Segreteria venne  a sapere che  in mattinata , prima che lei arrivasse in ufficio un furgone della Casalotti associati aveva scaricato un frigo , regalo della Talpa  per l’ufficio del sindaco .
 Mentre si traslocava Il vecchio REX,  negli scantinati del Comune, era passata l’assessora all’ambiente Muraglioni, che immediatamente e con grande solerzia aveva detto che  l’operazione di smaltimento era compito suo e caricatolo sulla sua utilitaria se le era portato via  per destinazione ignota…


Raggiolina , inebetita da questa ferale notizia   ebbe così la conferma che un diabolico complotto era stato tessuto alle sue spalle….

la redazione di Pugliantagonista.it

25 ottobre 2016

sabato 15 ottobre 2016

BRINDISI PRO-KURDISTAN/ROVAJA

BRINDISI PRO-KURDISTAN/ROVAJA



Le donne di Brindisi solidali con le donne Kurde



Iniziativa dell'associazione IO DONNA di sensibilizzazione e di solidarietà nei confronti del popolo Kurdo e delle donne kurde che combatto per una doppia guerra di liberazione.
Questa sera si è tenuta questa partecipata iniziativa presso il BINARIO 23  a Brindisi,  con la presenza di quasi un centinaio di persone , la maggior parte donne della città , ma anche di Mesagne , Ostuni ed altri paesi limitrofi, aderendo all'invito di IO Donna.
La responsabile dell'Associazione Lia Caprera ha introdotto il dibattito in cui sono intervenute 

Rozlem Tarnikulu, Ufficio d’Informazione Kurdistan in Italia e Simonetta Crisci, avvocata, attivista Rete Kurdistan Italia.


 L'invito di IO DONNA recitava:
"...Nel movimento di liberazione curdo le donne ricoprono un ruolo di primo piano perché da decenni sono protagoniste di un radicale cambiamento nelle forme di organizzazione politica e nelle strategie degli obiettivi. 
Si tratta di una rivoluzione sociale che mira a costruire una società libera e democratica ispirandosi ai principi del confederalismo nel Rojava, in Siria e che sperimenta modelli organizzativi basati sull’autorganizzazione, l’ecologia e l’autodifesa.
Le donne curde stanno attuando una “rivoluzione di genere”, partecipi al fianco degli uomini nei partiti e nelle istituzioni di governo (co-rappresentanza, democrazia ugualitaria), ma anche creatrici di proprie organizzazioni autonome, ritenute necessarie al superamento della condizione femminile, gravata da sfruttamento, violenza ed esclusione, risultanza dello storico intreccio tra patriarcato, colonialismo e capitalismo.
Riteniamo che questa lotta meriti di essere raccontata dalle protagoniste, supportata e condivisa da chi, come il nostro Centro Antiviolenza, ha a cuore la libertà delle donne, il rispetto dei diritti umani, la pace, e da chi opera nella società per porre fine al patriarcato e alla discriminazione di genere, orientamento sessuale e di classe.

… Le soluzioni per tutti i problemi sociali del Medio Oriente dovrebbero avere al centro la condizione della donna. Senza parità di genere nessuna richiesta di libertà e di uguaglianza può essere significativa….. La componente più permanente e complessiva della democratizzazione è la libertà delle donne. Un’organizzazione separata e distinta della libertà della donna è essenziale…..Le donne devono determinare il proprio bisogno democratico e dare luogo all’organizzazione e allo sforzo per realizzarlo ( Abdullah Ocalan)



BRINDISI PRO-KURDISTAN/ROVAJA

BRINDISI PRO-KURDISTAN/ROVAJA



Le donne di Brindisi solidali con le donne Kurde



Iniziativa dell'associazione IO DONNA di sensibilizzazione e di solidarietà nei confronti del popolo Kurdo e delle donne kurde che combatto per una doppia guerra di liberazione.
Questa sera si è tenuta questa partecipata iniziativa presso il BINARIO 23  a Brindisi,  con la presenza di quasi un centinaio di persone , la maggior parte donne della città , ma anche di Mesagne , Ostuni ed altri paesi limitrofi, aderendo all'invito di IO Donna.
La responsabile dell'Associazione Lia Caprera ha introdotto il dibattito in cui sono intervenute 

Rozlem Tarnikulu, Ufficio d’Informazione Kurdistan in Italia e Simonetta Crisci, avvocata, attivista Rete Kurdistan Italia.


 L'invito di IO DONNA recitava:
"...Nel movimento di liberazione curdo le donne ricoprono un ruolo di primo piano perché da decenni sono protagoniste di un radicale cambiamento nelle forme di organizzazione politica e nelle strategie degli obiettivi. 
Si tratta di una rivoluzione sociale che mira a costruire una società libera e democratica ispirandosi ai principi del confederalismo nel Rojava, in Siria e che sperimenta modelli organizzativi basati sull’autorganizzazione, l’ecologia e l’autodifesa.
Le donne curde stanno attuando una “rivoluzione di genere”, partecipi al fianco degli uomini nei partiti e nelle istituzioni di governo (co-rappresentanza, democrazia ugualitaria), ma anche creatrici di proprie organizzazioni autonome, ritenute necessarie al superamento della condizione femminile, gravata da sfruttamento, violenza ed esclusione, risultanza dello storico intreccio tra patriarcato, colonialismo e capitalismo.
Riteniamo che questa lotta meriti di essere raccontata dalle protagoniste, supportata e condivisa da chi, come il nostro Centro Antiviolenza, ha a cuore la libertà delle donne, il rispetto dei diritti umani, la pace, e da chi opera nella società per porre fine al patriarcato e alla discriminazione di genere, orientamento sessuale e di classe.

… Le soluzioni per tutti i problemi sociali del Medio Oriente dovrebbero avere al centro la condizione della donna. Senza parità di genere nessuna richiesta di libertà e di uguaglianza può essere significativa….. La componente più permanente e complessiva della democratizzazione è la libertà delle donne. Un’organizzazione separata e distinta della libertà della donna è essenziale…..Le donne devono determinare il proprio bisogno democratico e dare luogo all’organizzazione e allo sforzo per realizzarlo ( Abdullah Ocalan)



martedì 11 ottobre 2016

10 ottobre 1969 Guerriglia a Chicago per ricordare il CHE

10 ottobre 1969: battaglia a Chicago per ricordare Che Guevara


Nel rileggere le pagine della Gazzetta del Mezzogiorno di quell’irripetibile 1969, che custodiamo nel nostro archivio, non poche sono le sorprese o meglio le conferme di quanto abissale sia stato il cambiamento sul sentire e vivere la politica dei giovani di oggi rispetto alla “nostra generazione”.
Ancora ieri 10 ottobre 2016  sui social , per  ricordare la figura di Che Guevara si sprecavano  i “mi piace “e relativi cuoricini più o meno piangenti sulla fine di quella che poi è divenuta un icona del ribellismo per tutte le età, Che Guevara, mentre ben altro era l’esprimersi della nostra generazione che voleva cambiare il mondo mettendo in gioco tutte le certezze.
Emblematica è la corrispondenza  di un giornalista americano della Ass.Press-Alvin Orton  che si legge sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 10 ottobre1969 , da Chicago è il cui titolo è perfettamente in linea con quei tempi:
“-…Nel ricordo di Che Guevara-Guerriglia a Chicago tra estremisti e polizia. Dieci feriti, 40 arresti, vetrine infrante, auto danneggiate, dimostranti vestiti da hippy e con  bandiere e magliette inneggianti ai Vietcong.-”
Sì, perché , il lungo 68 non fu solo gli scontri alla Sorbona, il Maggio francese ed altre amenità, anzi esso fu la lunga onda che lambì entrambe le sponde dell’Oceano Atlantico coinvolgendo i giovani  ed in particolare gli studenti del Vecchio e del Nuovo Continente. Anche in America il movimento studentesco si mosse  in forme anche molto radicali e la cronaca di quel 9 ottobre ne è la conferma:
-..” Si è trattato di quattro giorni di dimostrazioni indette dai gruppi estremisti studenteschi di sinistra denominati SDS (studenti per una società nazionale democratica)
L’epicentro degli scontri è il Lincoln Park che fu epicentro delle contestazioni alla Convention democratica (gli studenti di sinistra precedentemente avevano contestato il partito democratico per l’appoggio alla guerra al Vietnam del Nord, NdR) I dimostranti si erano riuniti per ricordare il secondo anniversario della morte del Che…erano 400 , vestiti da hippy o con giubbotti e bandiere inneggianti ai Vietcong…con elmetti e catene di biciclette hanno ingaggiato furiosi corpo a corpo  con la polizia, dopo che essa aveva loro impedito di giungere dinanzi all’abitazione del giudice  federale che sta processando otto studenti che avevano contestato la convention democratica…”
Qui in Puglia gli antagonisti pugliesi, 30 anni dopo, nel 1997 vollero ricordare con un manifesto firmato dal coordinamento antagonista Pugliese, il Coppola Rossa , Il Comitato Pro .Kurdista, Euskadi, i compagni e el compagne di Terra di Bari. Un manifesto che vi riproponiamo in questo personale ricordo

Archivio Storico Benedetto Petrone
www.pugliantagonista.it
10 ottobre 2016
  

sabato 24 settembre 2016

Fertility –Day: Polemiche e contraddizioni, in un’Italia psicotica. Una rilettura di un documento delle femministe brindisine di 32 anni fa sul controllo demografico di Stato.

Come Archivio Storico Benedetto Petrone , cogliamo l’occasione di riproporre  la lettura di un documento  che  se pur datato 32 anni, può esser utile nel districarsi tra le critiche  che hanno accompagnato la campagna governativa relativa al Fertiliy-Day, molto puntuali nel cogliere errori e grossolanità  sulle “copertine”  prodotte dal Ministero della Salute, ma  i cui polemisti sono poco propensi ad affrontare  i contraddittori aspetti del  problema “ Calo demografico”  che colpisce il nostro Paese, più che  di altri in  Europa.

Vi proponiamo,  secondo la nostra pratica “archivistica”, un documento stilato ben 32 anni fa dalle femministe del Centro Documentazione Donna, una struttura autogestita tutta al femminile che operò, nei venti anni  di attività del Centro Sociale contro l’emarginazione giovanile in via Santa Chiara a Brindisi, all’interno dei suoi locali. 
Un’esperienza mai cessata e che oggi vive nelle attività dell’associazione IO Donna, di Brindisi.

Un documento stilato nel gennaio 1984, in occasione di un “De-fertility Day” tenutosi quell’anno a città del Messico , promosso dalle maggiori istituzioni mondiali,  e sovvenzionato dai maggiori rappresentanti del capitalismo dell’epoca,  a partire dalla Banca Mondiale e dai gruppi monopolistici legati alle multinazionali farmaceutiche , dell’alimentazione, ecc. Quello degli anni 80 era un mondo  in cui la “stabilità” del capitalismo mondiale  era  messa in seria crisi dalla “bomba demografica”  e dove i paesi più  prolifici molto spesso erano quelli che si volevano  liberare da retaggi coloniali, governi corrotti ed asserviti alle megapotenze, o semplicemente riottosi a seguire le linee guida del Mercato, imposte dal capitalismo mondiale.


E’ un documento interessante che consiglieremmo ancor oggi di leggere  ed utilizzare per comprendere come certi meccanismi che hanno portato il mondo Occidentale , l’Europa in primis, e l’Italia in particolare, a dover esser costretti oggi ad importare uomini e donne , giovani , in età riproduttiva, oltre che di lavoro, per colmare i vuoti lasciati nelle culle e nella società da  decenni di accettazione  e condivisione di modelli sociali, di costume, comportamentali tali da aver generato un  vero e proprio suicidio etnico delle popolazioni europee , di proporzioni solo simili all’ecatombe delle guerre mondiali che insanguinarono nello scorso secolo  il continente europeo.

Un documento in dodici pagine( ed un allegato che proporremo in un secondo tempo), che affrontano i temi della demografia, riproduzione e controllo di esse da parte delle donne,  che  analizzava  le due contrapposte facce del fenomeno demografico mondiale , con gli occhi del 1984 e pur oggi tanto profetico.  

Ma in quelle 12 paginette dattiloscritte, i cui fogli sono ormai ingialliti, troviamo quanto avveniva nel  campo riproduttivo, nel nostro paese, già da quasi un ventennio  secondo  un trend sempre in discesa, nonostante  le alterne fasi dell’economia di un Italia entrata  nel Club dei  7 paesi più industrializzati.

Ma le donne del Centro Documentazione Donna del Centro Sociale di Brindisi , in quelle paginette ingiallite dal tempo, coerentemente alla pratica quotidiana svolta sul territorio, cercavano di analizzare contraddizioni  e difficoltà affrontate dalle le donne e le giovani coppie , di “ una piccola città di provincia del Sud” (BRINDISI),  che presenta  gravi  problemi e contraddizioni con arretratezze macroscopiche e contemporaneamente  processi economici e sociali simili ad aree ben più grosse e sviluppate, la cui qualità della vita è ritenuta tra le più basse d’Italia, insufficienza di servizi scolastici, degrado urbano, servizi sanitari  carenti in tutto, disoccupazione giovanile  in continuo aumento, sfruttamento di manodopera precaria e marginale, affitti sproporzionati, acuirsi di fenomeni di disgregazione tra i giovani col dilagare della tossicodipendenza (eroina), illegalità giovanile e aumento di persone affette da disturbi mentali…”

In questo documento scopriremmo alcune cose che oggi non vengono dette , relative a come certe politiche volte a contenere, bloccare o invertire la rotta nel campo della natalità mondiale” pericolosamente” crescente,  siano state  scientificamente preparate  per favorire gli interessi  di colossi  finanziari ed industriali, lobby e  cartelli internazionali, con l’avvallo di organizzazioni internazionali e con l’asservimento della scienza medica  mondiale e di buona parte della intellettualità “ecologista”. Di quest’ultima verità non dovremmo  certo stupirci visto che nella nostra piccola Regione Puglia, in nome di una purezza ed avanguardismo ecologista , si sono trasformati decine di migliaia di ettari di campagne precedentemente coltivate in prodotti tipici,  in una selva di campi fotovoltaici ed eolici, gestiti dalle multinazionali dell’energia e bancarie , spesso con la complicità della malavita locale.

Le accuse  del 1984, delle femministe brindisine,   all’ecologismo antifertility, erano supportate  dalla critica alle affermazioni di Barry Commoner  uno storico  ecologista americano:-“…Un mondo sovrappopolato sarà un modo di fame, caos e povertà, disordine, crimine e guerra: Nessun paese sarà sicuro , nemmeno il nostro (USA)…che cosa possiamo fare? Occorre un programma d’urto per tenere a freno l’incremento demografico all’interno e all’estero. I nostri quartieri poveri urbani sono pieni  di malcontento e di droga. E altri milioni invaderanno le strade nei prossimi anni al ritmo attuale delle nascite. E’ diventato pericoloso uscire quando fa buio. L’anno scorso un cittadino americano su 400 è stato assassinato, violentato e derubato. Il controllo demografico è una soluzione(B. Commoner, il cerchio da chiudere, Milano, Garzanti 1972)…-“
Il documento delle femministe  continuava  lanciando pesanti accuse a questo “complotto mondiale”  teso ad asservire  l’intero ciclo riproduttivo umano mondiale al servizio dei bisogni  e agli andamenti  dei profitti  del capitalismo mondiale e alla sua possibilità di sopravvivere,  e vivere in sicurezza , difendendosi dagli umani  poveri, sporchi e cattivi  che vorrebbero  strappargli  le leve del potere.:-”… Ancora una volta il controllo demografico viene ritenuto indispensabile… come strumento di controllo e contenimento  di problemi come l’emarginazione, la “devianza”, la disoccupazione… Così è proprio l’organizzazione economica politica basata sul Capitale la maggiore responsabile di sofferenze, ingiustizie,  sono invece ampie fasce di popolazione, di donne , giovani, di minoranze etniche subiscono un controllo forzato sulla riproduzione….” Seguivano nel documento una serie di dati sulle politiche degli USA in particolare sul contenimento demografico portato avanti nei paesi dell’America latina, con l’aiuto delle più importanti case farmaceutiche , che sperimentarono per anni i loro farmaci anti-Fertility  in Guatemala, Cile, Bolivia, Brasile e come alcuni di questi micidiali prodotti NO-fertility poi si siano evoluti in quelli che poi, grazie oculate campagne di contenimento demografico ,  ed in nome della libertà sessuale  e dell’emancipazione femminile, invadevano  negli anni seguenti il mondo intero, ed in particolare l’Europa con conseguenze devastanti, in fatto di calo delle nascite.

Dalla liberazione della donna alla presa di possesso del capitale globalizzatore del ciclo riproduttivo.

Tra la fine degli anni 60 e inizio degli anni 70 l’’opera martellante “sul sesso senza figli è bello!”, non sufficiente a cambiare  abitudini di paesi come l’Italia, campioni nella prolificità, attraverso campagne di informazione sanitaria, o di cultura radical-femminista “l’utero è mio e lo gestisco io!”-.
L’Italia prolifica contadina e proletaria , in particolare quella del Sud e di alcune provincie del Nord-Est, subiva processi di trasformazione epocale: l’emigrazione  di centinaia di migliaia di giovani verso il Nord , esercito di riserva a basso costo per l’apparato industriale , generava di ritorno anche nei loro paesi d’origine e  anche grazie alle campagne pubblicitarie dei media di Stato , cambiamenti culturali che mettevano in crisi un equilibrio sociale che aveva retto per centianai a se non migliaia di anni, grazie al mondo contadino. Grazie all’aggressività dei messaggi lanciati, questo equilibrio sconvolgeva  e metteva in crisi interiore la funzione famiglia e gli aspetti connessi al ciclo riproduttivo. Nonostante tutto ciò ancora negli anni 70, l’Italia  sfornava figli e i loro padri grazie alla scolarizzazione di massa, non erano disposti ad accettare supinamente  antichi gioghi sociali e sognavano all’assalto dei simboli del potere:”Vogliamo tutto”!- sembra esser lo slogan più eversivo di quell’epoca , ma ben presto sarà il cavallo di Troia per ridurre a più miti consigli questa generazione  di incontentabili.
 Contro  di essa la pratica della carota e del bastone  furono sostituiti  da droga e repressione,  per fiaccare ogni individualità eversiva, consociativismo politico e sindacale  per distruggere i legami di solidarietà di classe e ben presto ogni pericolo proveniente da questa generazione sarà ingabbiato, tra i supercarceri e i SERT.

“Colpiscine uno per educarne cento!”, un altro slogan eversivo, divenne invece la pratica del potere e i cento , i mille, i milioni di giovani che avrebbero potuto cambiare radicalmente questa società , furono normalizzati, rinchiusi nelle loro povere storie quotidiane, dandogli una nuova illusione :” la libertà dello sballo del sabato sera, moltiplicato per sette giorni la settimana per chi se lo può permettere!”.

Yuppismo e Berlusconismo furono  le forme che contraddistinsero quell’epoca, dove  la vendita del proprio corpo , della mente e della dignità divenne il sogno agognato della generazione  che voleva far sfoggio di oggetti firmati, far la fila per un posto nel Grande Fratello o correre  strafatta da una discoteca all’altra. Poco importa se migliaia di giovani muoiano o rimangano invalidi per incidenti stradali a causa di alcool , droga o semplice follia, l’importante è far vedere che quest’Italia ha voglia di divertirsi, lasciando il compito ai genitori o ai nonni l’onere di sgobbare e soffrire in silenzio. 

C’era l’altra Italia  giovanile , meno fortunata che vive di disoccupazione, precariato,  e che aderendo ai valori iperconsumistici, non avendo le risorse finanziarie , imboccava la strada dell’illegalità, dell’emarginazione, dell’eroina, delle droghe , o semplicemente della rassegnazione. Entrambe le due Italie si ritrovavano comunque accomunate nell’accettazione del Nofertility, autocastrandosi o in parte fuggendo in altri luoghi d’Europa , impaurita dal voler ripetere l’errore dei propri padri che volevano Cambiare tutto!-

E’ un Italia psicotica quella  che ci accompagna ai giorni d’oggi; un Italia  che invecchia rapidamente ,  con un crescente  debito pubblico ,che  al contrario di altri paesi, si sorregge sui suoi anziani, che han vissuto di sacrifici ed affidano i loro risparmi a un  sistema bancario  asservito alle  logiche della globalizzazzione finanziaria che li utilizza in operazioni e fondi esteri ,togliendo risorse al sistema produttivo nazionale; un Italia che  innalza l’età pensionabile ma non agevola il ricambio generazionale; un’ Italia , che traferisce nei paesi dell’Est le proprie produzioni e che importa manodopera a basso presto sfruttando i migranti, un ‘Italia in cui mestieri e professionalità che la facevano unica plasmando il rapporto tra l’uomo e i suoi luoghi di lavoro e di riposo, sono letteralmente cancellati o al più trasferiti nelle mani dei nuovi migranti economici.
 Un esempio tra tutti è quello dell’edilizia , ormai appannaggio di lavoratori dell’Est Europa, poiché quel lavoro che  è fatto essenzialmente di sudore fisico è ritenuto dai figli dei vecchi  muratori, fabbri, elettricisti, oggi laureati o laureandi  in giurisprudenza, economia, psicologia, medicina, poco dignitoso e non consono alle proprie aspettative.

 Lo stesso fenomeno avviene nelle campagne  dove i figli dei contadini, anch’essi con più di un alto titolo di studio,  piuttosto che rompersi la testa sul come modificare in senso più umano ed ecocompatibile il lavoro agricolo, da disoccupati intellettuali preferiscono espatriare in Inghilterra  facendo i lavapiatti e sognando di poter accedere  a fare i trader nella Borsa di Londra  o in alternativa i gestori di un  carretto di vendita di frittelle in Regents street.

Nel frattempo il declino della  società e cultura contadina che curava le biodiversità  ha prodotto  la formazione di  una nuova struttura latifondista, che da un lato  vive di  monoculture, uso inconsulto di pesticidi e semi geneticamente modificati  in concessione esclusiva da colossi della genetica come Monsanto e dall’altro il latifondo in uso ai colossi dell’energia pseudo eco-compatibile; in entrambi i campi  i braccianti agricoli che negli anni 60-70 diedero vita a storiche lotte salariali, sono ormai sostituiti dai poco costosi migranti extracomunitari, in gran parte di colore.  Un Italia che trasferisce all’estero lavorazioni  a cui un tempo era addetto personale tipicamente femminile, come quello tessile ed in cui la sarta  risulta essere un personaggio estinto e ritrovabile solo su vecchi numeri in bianco e nero di Grand Hotel. Un ‘Italia dalla disoccupazione femminile crescente ma che contemporaneamente importa più di 800.000 badanti dall’estero per accudire i propri anziani, poiché le figlie e le nipoti , disoccupate con laurea,  ritengono questo lavoro non consono  alle proprie aspettative di vita. 
L’Italia che oggi , nel settembre 2016 , insorge contro le campagne del Fertility Day, è  quella che accomuna  gli sconfitti  della tentata rivoluzione e i loro figli e figlie ultra trentenni che non lasciano la casa pat/materna, per convenienza più che per necessità, non volendo rischiare nulla sotto l’occhio benevolo dei genitori, che vedono in loro l’unico risultato della propria vita. Perché rischiare per andare a chiedere case popolari, asili gratis, scuole , ospedali e  ritrovarsi nelle piazze e rischiare come facevano i propri genitori negli anni 60, 70 ?-
Meglio passare le giornate tra palestre di fitness, discoteche, sballo con prodotti sintetici c che si trovano anche su internet, magari vendendo il proprio corpo, come le cronache che hanno coinvolto  poco più che bambine di 13  e 14 anni, con il sostegno delle proprie madri, o semplicemnte godendo della libertà di poter girare il mondo a pochi soldi grazie alle compagnie low-cost.

Quanti problemi ci sarebbero se si avesse un figlio! A chi lo lasceresti nelle ore di Palestra o se trovi un viaggio da sogno, nel psoto più esotico con un biglietto acquistato all’ultimo momento?-

 Lasciamo perdere! Meglio non farli questi figli e se qualcuno ce lo chiede la risposta è  pronta:-“Se mi dessero un lavoro stabile, magari statale, una casa, la macchina,  la possibilità di avere un’amante senza litigare con mia moglie, l’asilo e l’università per i miei figli assicurati,  che la gravidanza non mi riempia poi di cellulite e di vene varicose, che il figlio, meglio unico che due sono un vero e proprio fastidio, non rompa le scatole la notte o  dicendo che si annoia alla televisione  quando lo lascio per andare in palestra, o a fare shopping,  che non mi infastidisca nel chiedere di cambiare il pannolino mentre sto chattando o watsappando con le amiche, o facendomi selfie da mandare su Facebook, se…. Forse  quando arrivo a cinquant’anni potrei anche cercare di farlo!!! O magari glielo faccio fare a mia madre o a qualcun altro al posto mio!”-
Per adesso a riempire le culle e le aule degli asili sono i figli dei migranti, gli stessi sporchi , brutti e cattivi che poi divengono il bersaglio per ogni critica allo stato attuale delle cose.
Grazie al cielo le stesse case farmaceutiche che  producono le sostanze per non far figli , nel frattempo si sono attrezzate per le nuove tendenze tardo- fertility, e grazie alla ricerca medica han messo su rimedi fecondativi tali da  far prolificare una nuova razza di figli di Matusalemme  e il cerchio iniziato alcune decine di anni fa e denunciato in quel documento delle femministe brindisine, si chiude con l’uovo di Colombo: l’utero in affitto!

Esso è l’evoluzione  allo stadio sublime ddel sogno capitalistico, quello di potersi  sostituire alle leggi divine o se volete di Madre Natura con quelle del Mercato della Riproduzione asservita al Dio Denaro.

Perchè rovinarsi una vita e il corpo vedendoselo deformare a causa di una sorta di Alien che ti cresce in grembo , che partorirai con dolore biblico, quando invece si può andare al supermercato della riproduzione quando ci viene il “piccio” di avere un figlio  con cui trastullarsi?
Sappiamo che molte nostre affermazioni sono chiaramente  provocatorie e non elencano  tutte le motivazioni con le quali i nostri figli rispondono al loro diniego di prolificare, ma  molte di esse non reggono se pensiamo alla dolce follia alla quale si lasciarono andare i nostri genitori, nel concepirci negli anni in cui l’Italia ripartiva dopo le distruzioni della guerra …Non c’erano smartphone, discoteche, televisione, palestre di fitness, le ragazze a 18 anni non chiedevano un seno nuovo alle proprie madri, perché tanto di lì a poco quel seno si sarebbe modificato naturalmente grazie alle gravidanze che sarebbero ben presto arrivate , mettendo su famiglia, dividendo col proprio uomo e la propria donna gioie e dolori, soffrendo insieme , imparando a guardarsi negli occhi, cosa che oggi  lo si preferisce fare attraverso lo schermo di un telefonino o di un PC…

Quell’Italia   di ieri, composta da uomini incapaci di stare con le mani in mano, che sognvaano di metter su famiglia e di donne dalle forme  prosperose, immortalata nei fotogrammi dei film neorealistici è oggi sostituita  da quella dai dati sconfortanti del numero di separazioni e matrimoni falliti, un Italia  che quotidianamente si colora di rosso, quello del sangue  di centinaia di donne uccise dal proprio partner o ex, dalle violenze domestiche, dagli abusi sessuali, dal proliferare del mercato del sesso che sfrutta i fenomeni migratori per i suoi lucrosi affari, di conserva a quello dell’alcool e delle droghe.

Terminiamo  questo intervento, in piena sintonia con quanto le femministe brindisine del Centro Documentazione  Donna operati nel Centro Sociale di Via Santa Chiara scrivevano in quel lontano 1984, auspicando che non interventi esterni, del Mercato o dello Stato, debbano  decidere al posto della donna  le sue scelte riproduttive ed auspicando che  possa crescere una nuova cultura sui rapporti uomo-donna, fatta di consapevolezza, autodeterminazione, condivisione, amore reciproco che non sia solo sesso e culto della bellezza corporale eterna:..” Gestire da sé la propria salute e il proprio corpo per non delegare a nessuno. Creare strutture autogestite dalle donne  per una migliore conoscenza del proprio corpo, strutture dove le donne possano abortire consapevolmente, affinchè  la riproduzione sia una libera scelta della donna al di là dei limiti esistenti in una società basata sul profitto e sulla sperimentazione…Brindisi gennaio 1984- CENTRO DOCUMENTAZIONE DONNA”
l'intero documento  di 12 pagine è scaricabile al seguente link http://www.pugliantagonista.it/archivio/fertility_day_84.htm


Documento redatto in occasione del Fertility Day dall’Archivio Storico Benedetto Petrone
Brindisi 23 settembre 2016