giovedì 10 agosto 2017

8 agosto 1927 Oria (BR) arresto di giovani comunisti

Oria 8 agosto 1926 .Giovani comunisti 

francavillesi(BR)arrestati per propaganda sovversiva da 

Reali Carabinieri e fascisti.





"----Resistete decisamente a chiunque voglia usare violenza contro di voi, organizzate la resistenza contro gli sfratti per ogni casa e per ogni quartiere unite in un solo fascio le vostre forze ed opponetevi decisamente alle espulsioni ed ai sequestri.

ALLe leggi fasciste opponete  l’ AZIONE AUTONOMA DI CLASSE!.---

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Vienna, luglio 1927, la rivolta antinazista e l'incendio del tribunale

Vienna , novant’anni  fa  la rivolta antinazista, 

del luglio 1927, domata nel sangue.




( Noi siamo il popolo che edifica il mondo a venire,
siamo il seminatore, il seme ed il campo.
Noi siamo il mietitore della messe a venire,
siamo il futuro, e siamo il fatto avvenuto.

E allora sventola, bandiera rossa fiammante,
in testa al cammino che noi percorriamo…

Die Arbeiter von Wien;  I LAVORATORI DI VIENNA)

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speciale n 7 per i 10 anni di Pugliantagonista

5 agosto 1986 , Montalto di Castro lo sciopero antinucleare

6 agosto 1986

HIROSHIMA-DAY A MONTALTO DI CASTRO

Lo sciopero operaio e la Caporetto del sindacato filonucleare






speciale n 5 per i 10 anni di Pugliantagonista

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6 agosto 1978 campeggio antinucleare a Nuova Siri

NOVASIRI 1978

6 AGOSTO 1978


LE FOTO di ALFIO DI BELLA 

il fotografo dell'Autonomia Operaia Romana


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luglio 1945. l'eroico generale Nicola Bellomo fucilato dagli inglesi


Speciale n 3  dei 10 anni Pugliantagonista

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Gerda Taro, l'antifascista. la reporter , l'altra metà di Capa

GERDA TARO

In ricordo della antifascista Gerda Taro,( l’altra metà di Robert Capa)  la prima reporter donna uccisa nella guerra di Spagna.



Ma la lotta di resistenza antifascista non fu appannaggio dei soli uomini come  apprendiamo dalle mille testimonianzeche attestano  i mille sacrifici ed eroismi delle donne  in quel teatro mondiale  di lotta  al nazifascismo  ancor prima  che esso si affermasse con i suoi regimi  in mezza Europa. Lo testimonia il sacrificio di Rosa Luxemburg ,  ma anche delle donne della Repubblica spagnola contro il fascista Franco appoggiato da Mussolini ed Hitler.  A render pubblico  il loro ruolo  contribuirono  i reporter internazionali antifascisti che con le loro foto testimoniarono tuti gli aspetti di quella sanguinosa guerra civile. Tra essi/e , oggi , in questo luglio 2017,  a 80 anni dalla  sua crudele morte , vogliamo  ricordare, per non dimenticare la bellissima, coraggiosissima  nonostante la sua giovane età (26 anni)  Gerda Taro,  l’altra metà di Robert Capa.

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http://www.pugliantagonista.it/archivio/gerda_taro.html


Giovanni Pesce a Guadalajara

Giovanni Pesce ritorno a Guadalajara


Giovanni Pesce ritorno a Guadalajara ( 1986)



(….impedimmo  l’avanzata verso Madrid, grazie a quella piccola mitragliatrice russa fabbricata a Stalingrado.)


Di quella battaglia Enerst Emingway scrisse: posso dire con sicurezza che Brihuega avrà un posto nella storia militare a fianco delle battaglie decisive della grande Storia.)
Dal racconto di Giovanni Pesce sul  suo ritorno  50 anni dopo a Guadalajara  , pubblicato sull’Illustrazione Italiana  ottobre 1986 numero 35 (Archivio Storico Benedetto Petrone; fondo Centro Sociale , Brindisi). Ad accompagnarlo  e a testimoniare con le sue foto questo viaggio un altro partigiano e famoso fotografo Mario Dondero, scomparso qualche anno fa.

Stavamo al Pardo da qualche giorno…ci avevano alloggiato  in alcune caserme dinanzi al palazzo che poi sarebbe divenuto la dimora di Franco da dittatore. Tra spiazzi e colline le vecchie case della periferia di Madrid . Case di operai , di lavoratori che avevano conosciuto la democrazia da pochi mesi , quando la Repubblica aveva vinto. L’aspetto di quelle case strideva con quell’enorme palazzo. Eravamo a Madrid per riposarci dopo la vittoriosa battaglia di  Arganda e del Jarama delle quali ci portavamo  l’entusiasmo e la voglia di tornare a combattere per dare la spallata finale a Franco  . A Jarama il generale fascista Franco ci aveva lanciato contro  i marocchini del Tercio traghettati in Spagna dalla colonia  africana… Ci erano venuti contro sui loro piccoli cavalli nervosi sciabolando  e urlando da lasciarci atterriti e solo una grande forza interiore ci aveva permesso di resisterealla paura.  Io rimasi  con la mitragliatrice insieme al grande Tomat, Con quella mitragliatrice rimessa in piedi incominciammo a sparare sullo squadrone che caricava , abbattendo uomini e cavalli in una scena da incubo, Così riuscimmo a far cadere  cavalli e  uomini uno sull’altro impedendo l’avanzata verso Madrid, grazie a quella piccola mitragliatrice russa fabbricata a Stalingrado.....

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Editoriale 10 anni di Pugliantagonista

L’editoriale 10 anni di Pugliantagonista,  2007-20017


Grazie per  tutti coloro che  ci hanno seguiti in questi anni, specialmente gli ultimi, per noi difficili, in bilico tra traversie personali e nuovi orizzonti da esplorare, mantenendo una ferma coscienza critica e rasentando il non politically-correct. In questi dieci anni come sito abbiamo supportato movimenti, proteste, iniziative volte a cambiare lo stato di cose a partire  dalla Puglia e da una piccola città di provincia come Brindisi. La nostra scommessa ha vinto nel riuscire a comprendere quante potenzialità fossero presenti in un quadro apparentemente statico.
Noi siamo stati accanto a  coloro che  avevano voglia di lottare, la nostra opera di denuncia  e supporto, ma  da materialisti dialettici non possiamo illuderci di star fermi a godere un meritato riposo.                      
    “Per un comunista l’alternativa è comportarsi da comunista  
e questo lo si fa nelle piccole cose quotidiane  e nel nostro piccolo ci auguriamo di far meglio nei prossimi 10 anni, ma innanzitutto auguriamo un buon lavoro e che la Forza (quella rivoluzionaria) sia con voi!, a tutti coloro  che hanno espresso in mille modi  questa voglia di cambiamento. Con questo speciale 10 anni cercheremo di  ricordare , ripubblicandole  sul sito, sul Blog, sulla pagina Facebook quelle lotte, magari strappando un sorriso autoironico su quelle rughe  nel frattempo comparse sui nostri volti, conil  rimpianto per chi nel frattempo ci ha purtroppo lasciato, auspicando di  poter passare il testimone(con i dovuti scongiuri…) a chi potrà fare meglio di noi.
LE NOSTRE ATTIVITA’ IN QUESTI 10 ANNI
Le attività dell’Archivio Storico Benedetto Petrone
 .....continua a leggere  l'articolo su http://www.pugliantagonista.it/openarea/editoriale_10anni.html

mercoledì 26 luglio 2017

Montella(AV) , 29 maggio 1938 nasce l'acquedotto dell'Alto Calore



Cronache ingiallite di storia locale irpina.

L’articolo di Antonio Camuso

Il 1938, l’anno in cui Montella iniziò a dissetare l’Irpinia.

 


Premessa
Che il 2017 sia un anno veramente terribile ce lo dicono le cronache di questa  torrida estate  e come tra incendi, siccità e disseccamento di sorgenti fiumi , l’Irpinia  risulti non esente da queste avversità che  ai meno attenti sembrava essere  sin’ora indenne, volgiamo anche noi  in questa nuova rubrica “Pagine ingiallite di storia locale irpina”  del sito www.pugliantagonista.it  e dell’analogo blog http://pugliantagonista.blogspot.it/   .

Si tratta di un esperimento di rilettura delle pagine interne di giornali  a tiratura nazionale o regionale , riguardanti la vita, fatti e storie dell’Irpinia, ma non solo, e anche di altri luoghi del nostro Meridione e che in qualche modo possano farci riflettere sull’attualità attraverso  un gioco di retrovisione critica.
La pagina di oggi  è dedicata ad un momento particolare della nostra storia locale e sul quale  ho redatto un articolo in corso di pubblicazione  nella pagina cultura del Quotidiano del Sud/ Corriere dell’Irpinia e che ha come argomento la nascita dell’Acquedotto dell’Alto Calore.
Oggi ,  a Montella, proprio da dove nacque quella grande opera,  parlare di quell’Acquedotto significare toccare un argomento scottante, viste le restrizioni imposte all’erogazione idrica,  la scomparsa dei corsi d’acqua che facevano di Montella , insieme ai suoi boschi ed altipiani, uno dei luoghi più suggestivi dell’Irpinia. E’ vero che  l’eccezionale siccità ci accomuna a gran parte d’Italia, ma la scarsa  preveggenza, l’incuria,  il pressappochismo e  l’incapacità  della “politica”( in senso lato: amministratori, tecnici, ecc) di cogliere i tanti allarmi che provenivano da parte di chi sul territorio  ha seguito con preoccupazione  gli impatti locali dei cambiamenti climatici, fanno sorgere in noi  una sorta di  rabbia  impotente  e che preferiremmo canalizzata in proposte e soluzioni concrete.
Il nostro articolo  storico/rievocativo , su un’Irpinia di 80 anni fa e che sembra  a  oggi  a tutti noi  lontana anni luce , auspichiamo che sia di stimolo nella nascita di nuove idee, speranze, condivisioni tra comunità per poter lavorare affichè  quel ricordo non si spenga ma possa  esser un punto di partenza e di arrivo per il salvataggio e la rinascita  locale.
 Nell’articolo originale , in stampa per il Corriere dell’Irpinia narro gli antefatti che portarono la nascita dell’acquedotto dell’Alto  Calore in un momento particolare del regime fascista, rafforzatosi in popolarità con le imprese coloniali e ua inaspettata apertura di credito da parte di un’Europa  inetta,  incapace di fermare l’avanzata hitleriana  ttra annessioni e plebisciti e che sperava in Mussolini quale arbitro per il mantenimento dello status quo. Un regime fascista  che faceva una grande campagna propagandistica sulle iniziative improrogabili di rinnovamento infrastrutturale di un Paese  che  era rimasto in certi versi allo stadio post-unitario  e  che necessariamente doveva adeguarsi a minimi standard di modernità, sevoleva competere con gli altri Stati  a cui reclamava un “posto al sole”.
In questo contesto nasceva l’Acquedotto del Calore, che dalle fonti in località di Montella  portò l’acqua nelle case e nelle fontane pubbliche di 36 paesi irpini e sanniti che sino ad allora si erano approvvigionati  autonomamente grazie ad una rete capillarmente diffusa di neviere, cisterne pubbliche e private e sorgenti locali. Una modernità che portava comodità  ma anche igiene, sicurezza alimentaria e sanitaria impedendo diffondersi di malattie ed epidemie diffusesi   spesso a causa  di  mancate osservanze di protocolli sanitari. Ne sapevano bene i pugliesi delle ricorrenti epidemie di colera che per secoli avevano sistematicamente falcidiato i quartieri popolari di grandi e piccole città  e delle quali non fu esente la stessa Bari. Fu proprio il consiglio comunale di quella città che per quasi mezzo secolo si mobilitò nell’attuazione di quell’opera unica quale fu l’Acquedotto Pugliese ,grazie al contributo delle sorgenti di Caposele e della piana di Cassano e le cui acque nascono da quei bacini montani che  circondano  Montella.Come abitante della Puglia, sono grato all’Irpinia di questo immenso dono che ha fatto all’intera Puglia  ma come originario dell’Irpinia mi augurerei  che  dalla Puglia vi fosse anche un minimo di restituzione sotto qualsiasi forma  di questo staraordinario contributo , ora che aquesta dimenticata  parte  della Campania è in così grave difficoltà.

Una grandiosa opera del regime

L’acquedotto dell’Alto Calore destinato a dissetare trentasei comuni

Avellino 26  maggio 1938

Nel quadrilatero formato da Cassano, Montella , Bagnoli e Nusco , in una zona di facile percorribilità, sorge il fiume Calore formato da alcuni ruscelli provenienti  dall’Accelica e dal Terminio, al varco del Paradiso a 1400 metri ove è la sorgente di Rajo di Sancito  che è il vallone originario del fiume Calore. Dopo esso arricchito  da altri corsi d’acqua, detti “Peteniti” e da altri torrentelli, che scendono dall’Accellica, affluisce nel “Rajo di Ferrera” che viene dal  Colle Finestra . L’altro ramo  principale scende  dal Terminio in rivoletti raccolti dal “Fiumicello” . Nel corso montano del Calore trovasi la piana di Montella. Le prime  sorgenti sono sparse nell’anfiteatro  di monteRaja, monte Accelica, monte Sassosano. Nel Rajo di Ferrera si riuniscono tre sorgenti  della portata complessiva di 1500 litri. Nella piana di Montella affluiscono parecchie sorgenti alimentate da un vasto bacino imbrifero  che comprendono  i piani di Montella , del Laceno, del Laghetto, di Bolifano, di Chiavalle, del Dragone e quelle più importanti di Cassano. In questo scenario e nella cornice meravigliosa  che offre tutta l’Irpinia , domenica prossima  29 maggio1938 ,  Sua Eccellenza Cobolli Gigli, Ministro dei Lavori Pubblici inviato dal Duce,  porrà la prima pietra per i lavori dell’importante acquedotto dell’Alto Calore.”
Montella nel 1938, sedicesimo anno XVI dell’Era Fascista, è un paese in cui apparentemente l’opera  di irregimentazione  fascista sembra aver raggiunto tuti i suoi obbiettivi se interpretasssimo alla lettera la cronaca delle celebrazioni del 24 maggio 1915 (anno dell’entrata in guerra  dell’Italia  nel primo Macello Mondiale)   che leggiamo nello stesso giornale in cui si esalta la nascita  dell’Acquedotto del Alto Calore. Eppure cinque anni dopo in questi giorni di luglio alla caduta del fascismo, di fascisti  in camicia nera, a Montella in poche ore  non se ne vedrà nessuno in giro e qualche mese dopo all’arrivo degli americani sembrerà che non ce ne fossero mai stati…potenza del trasformismo italico!!!
 A Montella le celebrazioni del 24 maggio
Dopo la l’esposizione di una splendida corona di alloro sulla lapide che ricorda i gloriosi Caduti  montellesi e il saluto al Duce, comandato dal Segretario del fascio, ha illustrato  brevemente la storica data  rivoluzionaria, il valente ufficiale  sanitario del paese, il dott cav Serafino Apicella, ex combattente della grande guerra  e della guerra imperiale. La bella e suggestiva cerimonia s’è chiusa  tra gli incessanti  evviva a S M Il RE e Imperatore  e al Duce
Considerazioni finali sull’argomento acqua, riflettendo sul passato e guardando verso il futuro .
In più parti d’Italia dinanzi al fenomeno siccità si sta ponendo il problema  approvvigionamento idrico alternativo agli acquedotti e molte sono le idee in campo, tra esse oltre alla creazione di nuovi invasi che captino le acque meteoriche  va fatta una riconsiderazione su quello che fu il vecchio sistema capillare delle cisterne pubbliche e private: captare  ed evitare la dispersione della manna che cade dal cielo e come le formichine del passato ideare luoghi pubblici /privati inserendo nelle costruzioni moderne,  cisterne  alimentate dall’acqua piovana e dotate di sistemi di clorazione e potabilizzazione dell’acqua.  Naturalmente tutto ciò deve essere accompagnato dalla lotta globale ma anche locale ai cambiamenti climatici con il cambio di colture o allevamenti con quelli di minor impatto ambientale e con opere di riforestazione su tutto il territorio nazionale onde riequilibrare quella igronometria messa in pericolo dalal cementificazione selvaggia e dall’inaridimento dei suoli.
Antonio Camuso
Archivio Storico Benedetto Petrone
Brindisi  26 luglio 2017 
pubblicato anche su 


domenica 23 luglio 2017

19 dicembre 1947, Il Cahier des doleances delle donne di Accettura, un grido di dolore che attende ancor oggi di essere ascoltato.

(Articolo  di ANTONIO CAMUSO pubblicato nella pagina Cultura del Quotidiano del Sud/Corriere dell'Irpinia il 31 dicembre 2016)

In questo blog pubblichiamo dei brevi  passaggi :

....Quel Congresso doveva essere la “Costituente” di quel  Mezzogiorno che voleva farsi sentire e mostrare il meglio di se stesso, nelle sue diversità, deciso ad affrontare e superare i mali comuni che lo affliggevano. In questo contesto va letto l’articolo relativo al “Manifesto” delle donne di Accettura.
Esse in poco meno di una decina di punti elencavano i mali che affliggevano questo piccolo paesino sperduto dell’entroterra della regione più povera d’Italia, la Basilicata. Sorprende leggere che in questo borgo di 5000 anime , dove mancava acqua , luce, servizi igienici, dove la fame di terra e di lavoro costringeva alla povertà e all’emigrazione la gran parte degli abitanti, vi fosse  in quel dicembre 1947 un centinaio di donne iscritte all’UDI (Unione Donne Italiane) organizzazione femminile dei partiti di sinistra, tenendo conto che appena due anni prima, al Congresso dell’UDI,  tenutosi nell’ottobre 1945, a Firenze, l’unica regione a non essere rappresentata fosse proprio la Basilicata, per mancanza di delegate donne. E’ questo un segno come l’Italia in quei due difficilissimi anni  fosse in continuo rinnovamento ed era percorsa da una voglia di cambiamento e partecipazione  alla vita politica e sociale e dove anche le donnevolevano dire la loro. Quel “Cahier des doleances” delle donne di Accettura, lo specchio dei mali che affliggono gran parte del Sud, pubblicato sul quotidiano la Voce, nell’edizione napoletana,  è anche la richiesta di scuse a quell’intellettualità, “di sinistra”, che per troppo tempo aveva  dimenticato la”cenerentola” delle regioni d’Italia, la Basilicata.
....
-L’anno 1947, addì 11 del mese di dicembre , nella sede della sezione Partito Socialista Italiano, gentilmente concessaci per l’occasione , presenti circa un centinaio di iscritte, dopo ampia discussione è stato approvato all’unanimità il seguente Ordine del giorno:
L’Unione delle donne di Accettura fiduciosa nel buon esito del Congresso democratico del Mezzogiorno, convinta che solo mettendo alla luce del sole le vergognose piaghe che da secoli deturpano il Mezzogiorno d’Italia sarà preso a cuore il problema della nostra Terra.
Espone alcune delle tante piaghe che , pur essendo di Accettura, non mancano al 99 per cento dei comuni del Mezzogiorno:
a)Abitazioni. L’80 per cento delle famiglie vive in un solo vano che fa da cucina , da camera da letto per i genitori e i figli, (sempre numerosi), da sala da pranzo, da deposito magazzino di legna , generi alimentari e attrezzi. Vani per lo più a piano terra, ma non pochi, sotto il livello stradale. La luce e l’aria quasi sempre è data solo dalla porta, che anche in casa o di malattia di uno dei componenti del nucleo famigliare o di intemperie, deve necessariamente rimanere aperta.
Oltre ai componenti della famiglia alloggiano nello stesso vano, sistemandosi alla meglio, polli conigli e maiali, e spesso l’asino.
L’indigenza e la ristrettezza dello spazio costringono a dormire in uno stesso letto l’intera famiglia ; si deve solo sanità morale del nostro popolo se i casi di incesto non sono frequenti.
Ma se la sanità morale resiste da noi non così la sanità fisica; l’ambiente in cui viviamo, il lavoro sfibrante, al quale siamo sottoposti, la scarsa alimentazione, la malaria, l’acqua che tratteremo in appresso, fanno sì che i nostri figli, quando sopravvivono (sono pochi!) crescano deboli, pallidi e piccolini, con i segni inconfondibili di una razza in disfacimento; giovani di vent’anni mostrano di averne quaranta.
b) Acqua potabile: Un paese ricco di acque e di buone acque, ironia della sorte, non ha mai acqua sufficiente e igienicamente pura. L’acquedotto locale attraversa una zona franosa e ad ogni sensibile spostamento del terreno s’interrompe costringendo la popolazione ad attingere acqua dai pozzi e dalle cisterne, o s’inquina permettendo l’infiltrazione del terreno.
c) Fognature: Qualche famiglia ha il gabinetto di decenza, una o due il bagno, nessuna famiglia l’acqua corrente in casa.
d)Assistenza sanitaria :Il più vicino ospedale dista circa 100 kmt.
 
e) Comunicazioni: si è collegati col capoluogo e con i comuni sede di Pretura , dell’ufficio IIDD (imposte dirette), del Registro, con lo scalo ferroviario che dista 32kmt, con una autocorriera giornaliera, escluso i festivi, , che nonostante l’orario di partenza, ore 5, 40 non arriva in tempo per i primi treni e costringe per molte ore in attesa in stazione, e non permette il ritorno in sede nella stessa giornata anche a coloro che si recano al paese più vicino.
f) Scuole: Manca un edificio scolastico, le scuole sono locate in stabili privati didatticamente e igienicamente inadatti.
g) Terreni: Il territorio di Accettura , in gran parte alpestre e sterile , dopo un anno di  estenuante lavoro non dà in media che tre sementi. Centinaia di ettari di terreni della foresta demaniale di Gallipoli Cognato che in tempi non remoti apportavano la ricchezza al paese ora sono vietati alla colonizzazione. Dopo tante e dispendiose pratiche, bontà sua,  il Demanio ha concesso circa 50 ettari di terreni da mettere a coltura.
Copia del presente viene trasmessa al comitato Direttivo dell’UDI, via Giustiniani 5, Roma e al Comitato iniziativa Congresso Democratico Piazza Dante Napoli.”-
per leggere l'intero articolo cliccare su grido di dolore delle donne di Accettura http://www.pugliantagonista.it/archivio/1947_2_grido_donne_accettura_cahier_doleances.htm
ANTONIO CAMUSO
ARCHIVIO STORICO BENEDETTO PETRONE
 Brindisi 19 dicembre 2016, …69 anni dopo