mercoledì 3 agosto 2011



La rivolta di Varsavia e i paradossi della Storia.

Il 1 agosto del 1944 alle 17.00 l’esplosione di una bomba nel quartiere della Gestapo di Varsavia diede il via alla rivolta antinazista. Cinquantamila soldati dell’armata partigiana polacca clandestina , aiutati da tutta la popolazione si impadronirono in cinque ore di combattimenti della capitale.
Sembrava ormai fatta 1’Armata Rossa era alle porte della città…ed invece era solo l’inizio del martirio e dell’olocausto in cui scomparve un ‘intera capitale europea…

1 agosto 2011
Mentre scorrono sugli schermi Tv, le immagini della sanguinosa repressione in atto in Siria , con la NATO che intima lo STOP all’Inghilterra sull’opzione intervento militare “umanitario”, pena il ritrovarsi in un vespaio senza via di uscite molto peggiore di quello libico, riteniamo importante ricordare una vicenda emblematica della Resistenza al Nazifascismo in Europa, nella Seconda Guerra Mondiale , nella quale si possono ritrovare tutti i tragici paradossi che accompagnano il cammino della Storia dell’Umanità e dei quali anche nei giorni d’oggi possiamo essere testimoni.

Parliamo della rivolta di Varsavia nell’agosto del 1944 e della distruzione conseguente di una bellissima ed antica capitale europea, dello sterminio a colpi di cannonate e lanciafiamme di quasi la metà della sua popolazione e la deportazione nei lager dei superstiti.
Una vicenda terribile , ma ancor più terribile e paradossale fu il fatto che questo massacro avvenne sotto gli occhi di un ‘Armata Rossa che era alle porte della città e che non intervenne per ordine di uno Stalin irritato dal testardo orgoglio nazionalista del governo polacco in esilio che sognava, illudendosi , di ripristinare territorialmente , a guerra finita la Grande Polonia , non comprendendo che la Russia, al momento della spartizione dell’Europa, avrebbe messo sul piatto della bilancia il peso delle decine di milioni di suoi cittadini immolati per la vittoria sulle armate nazifasciste.
Così , in quella tarda estate del 1944, esattamente a cinque anni di distanza dall’invasione della Polonia da parte delle armate di Hitler , la conseguente entrata in guerra di Francia ed In Inghilterra nel secondo conflitto mondiale, ebbene cinque anni dopo né americani, né inglesi vollero irritare lo Stalin che comandava quell’Armata che stava facendo il lavoro sporco contro le divisioni corazzate tedesche.
Parafrasando lo slogan del pacifismo oltranzista del ’39 “- Morire per Danzica? No, Grazie!-“ in quell’agosto del 1944 andò in voga il “- Morire per Varsavia? No, grazie!-
Il coro fu unanime sia da parte dei generali delle armate angloamericane appena sbarcate in Normandia, desiderosi di guadagnare senza rischio medaglie e promozioni , che dei loro soldati impauriti di veder arrivare dal fronte russo i veterani delle panzer divisionen , se lo Stalin avesse ordinato lo STOP alla avanzata dei suoi T34 sul fronte orientale, per rappresaglia ad un aiuto militare significativo da parte alleata alla resistenza polacca “influenzata da elementi reazionari e borghesi presenti nel governo in esilio a Londra”.
In un gioco di spartizione dell’Europa in aree di influenza e di eliminazione in esse di movimenti, partiti ed individui che potessero metter in discussione lo status quo, (che successivamente si formalizzò nella Guerra Fredda) , Varsavia e i suoi abitanti furono condannati nel rogo del cinismo della politica e della prevalenza degli interessi dei più forti.
Ma fu anche un monito a tutti i movimenti partigiani ed in particolare quello italiano affinchè essi non forzassero la mano , anticipando l’arrivo delle truppe alleate nell’Italia del Nord, lanciando prematuramente l’insurrezione e imponendo un governo influenzato da comunisti e socialisti che non fosse gradito agli anglo-americani e ai capitalisti di Londra e di Wall Street
Eppure, nonostante tutto ciò, duecentomila cittadini di Varsavia dettero in poco più di due mesi la vita, in nome dalla lotta per la libertà e contro il nazifascismo, e con essi un piccolo pugno di piloti volontari polacchi, in uniforme inglese, che sacrificarono la loro vita per cercare di portare aiuto, con i loro aerei alla Varsavia in fiamme.
E’ una storia tragica ma bellissima che lega in un altro di quei paradossi della Storia, la Puglia , Brindisi ,e il territorio salentino in particolare , con quella sanguinosa vicenda di lotta antifascista e che vale la pena da ricordare per riflettere senza veli o pregiudizi di sorta, interrogando le nostre coscienze se sia giusto morire per Damasco, o Gaza, o Tripoli, o Mogadiscio o invece sia meglio nascondersi dietro un finto pacifismo agitando lo spettro dei complotti imperialisti che si aggirano per il mondo mettendo in subbuglio popoli ed equilibri geopolitici eredi di cinici misfatti come quello della distruzione di Varsavia nella lontana estate del 1944.
Racconteremo tutto ciò in breve saggio di ricerca storica, in più puntate, che pubblicheremo come Osservatorio sui Balcani di Brindisi nelle pagine di Pugliantagonista.it e dell'Archivio Storico Benedetto Petrone , sino al prossimo 6 settembre 2011
Antonio Camuso
Osservatorio sui Balcani di Brindisi
osservatoriobrindisi@libero.it
Brindisi 1 agosto 2011

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